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LE AZIENDE LOCUSTE DECIDONO COSA METTIAMO NEL PIATTO: LA GRANDE FINANZA ALL’ASSALTO DELL’ALIMENTARE - IL LIBRO “I SIGNORI DEL CIBO” SPIEGA COME L'ATTUALE MODELLO DI PRODUZIONE AGRICOLA NON SIA PIÙ SOSTENIBILE - IL CASO DEI CONSUMI SMODATI DI MAIALE, SOIA E TONNO

 

Silvana Mazzocchi per “la Repubblica”

 

STEFANO LIBERTISTEFANO LIBERTI

L'industria alimentare sta distruggendo il pianeta; l'attuale modello di produzione del cibo necessario a sfamare i miliardi di persone sulla terra (saranno nove mld nel 2050) non è più sostenibile.

 

E, mentre le risorse scarseggiano e paesi iperpopolati come la Cina hanno cambiato abitudini alimentari, il cibo è diventato il nuovo terreno di conquista del capitale speculativo. La finanza globale è entrata alla grande nell'affare, insieme alle multinazionali del settore, trasformando il pianeta in terra di conquista.

 

A scandagliare il mercato del cibo e i giochi di potere che lo regolano a livello globale è Stefano Liberti, esperto in reportage di politica internazionale che, con I signori del cibo (Minimum fax), offre un'inchiesta illuminante sui tempi in cui viviamo e su un'industria alimentare talmente avida di profitti, da distruggere progressivamente il mondo che conosciamo.

 

Per raccontare il monumentale business, dominato da protagonisti decisi a controllare ciò che mangiamo per macinare sempre più soldi, Liberti segue la filiera di quattro prodotti alimentari chiave nell'alimentazione del Pianeta: la carne di maiale (sono i cinesi i più accaniti consumatori), la soia, il tonno in scatola e il pomodoro concentrato.

cibocibo

 

L'inchiesta è durata due anni e ha provato che nulla si produce nei luoghi dove gli alimenti vengono consumati. L'autore è andato nei luoghi prescelti dagli speculatori: dall'Amazzonia brasiliana dove ci sono le più estese zone di monocultura di soia, agli Oceani divenuti fonti dell'enorme quantità di tonno che finisce nelle scatolette di tutti i pressi, agli Stati Uniti dove gli allevamenti industriali dei suini garantiscono di poter far fronte all'enorme richiesta delle loro carni, fino alla Puglia, in Italia dove i lavoratori ghanesi lavorano alla coltura dei pomodori "di massa".

 

CIBO 2015 MENU ITALIANICIBO 2015 MENU ITALIANI

Ed è interessante sapere quanti e quali grandi gruppi industriali sono cresciuti in questi anni "fagocitando grazie alle loro economie di scala i piccoli e medi attori della filiera.  Tanto da controllare, ormai, "il mercato alimentare, orientando i nostri gusti  e definendo il sapore di quello che mangiamo". Dunque, ragiona Liberti, è importante cambiare rotta perché, con l'aumento della popolazione mondiale, le risorse si faranno sempre più scarse e diventerà sempre più urgente ripensare il modello di produzione e di consumo.

 

In che modo la finanza condiziona quello che mangiamo?

 

tonno pescatotonno pescato

"La finanza ha un ruolo importante, che è ulteriormente aumentato in seguito alla crisi del 2008: scottati dalla crollo del settore azionario classico e dallo scoppio della bolla immobiliare negli Stati Uniti, molti gestori di fondi d'investimento e banche d'affari hanno cominciato a puntare sulla produzione e sulla commercializzazione di beni alimentari.

 

Il ragionamento è stato semplice: la popolazione mondiale è in crescita; in alcuni paesi sviluppati e molto popolati come la Cina stanno cambiando le diete, con un aumento esponenziale nel consumo di carne; le terre su cui produrre gli alimenti destinati all'alimentazione umana e ai mangimi per animali non sono infinite. L'insieme di questi fattori rende l'investimento nel settore particolarmente allettante: 

 

L'alleanza tra grandi gruppi alimentari e fondi finanziari ha portato allo sviluppo di quelle che definisco aziende-locusta: gruppi interessati a produrre su larga scala al minor costo possibile, che stabiliscono con l'ambiente e con i mezzi di produzione - la terra, l'acqua, gli animali d'allevamento - un rapporto puramente estrattivo. Tali ditte hanno come unico orizzonte il profitto, nel più breve tempo possibile. E sfruttano le risorse in modo intensivo, fino al loro totale dissipamento; esaurite le capacità di un luogo, passano oltre, proprio come uno sciame di locuste".

soiasoia

 

Nel 2050 gli abitanti della Terra saranno nove miliardi. Come si sfameranno?

 

"Credo che sia necessario, nel medio periodo, rivedere tutto il sistema alimentare. L'attuale modello di produzione e di consumo non è più sostenibile, soprattutto in seguito all'aumento del consumo di proteine animali in paesi largamente popolati, come la Cina.

 

In Cina vivono 700 milioni di suini, uno ogni due abitanti. Si tratta della metà della popolazione complessiva mondiale di maiali. Per nutrire queste bestie, che passano la propria vita chiuse in gabbia all'interno di capannoni in attesa della macellazione, vengono importate ogni anno 80 milioni di tonnellate di soia, principalmente dall'America Latina. Per coltivare questa soia, milioni di ettari di terra arabile sono sottratte alla coltivazione di alimenti per il consumo umano diretto e vaste porzioni di foresta amazzonica sono state disboscate.

 

Lo stesso discorso vale per i polli e le vacche. Il sistema alimentare basato sul consumo massiccio di carne industriale a basso costo non è solo inumano nei confronti degli animali allevati, ma è insostenibile per tutto il pianeta. Con l'aumento della popolazione mondiale, le risorse si faranno sempre più scarse e diventerà sempre più urgente ripensare il modello di produzione e di consumo".

MAIALIMAIALI

 

Chi sono i registi del mercato del cibo?

 

"Il mercato del cibo è gestito da pochi grandi gruppi. In tutti gli anelli della filiera alimentare - dalla produzione, alla commercializzazione, alla distribuzione - assistiamo a una crescente concentrazione di una manciata di attori, resa ancora più poderosa dall'arrivo del capitale dei fondi speculativi.

 

Questi gruppi non sono tanto noti al grande pubblico. A molti lettori i nomi dei dirigenti delle ditte che ho incontrato o ho cercato di incontrare durante i viaggi e le ricerche per il mio libro non diranno nulla. Pochi sanno che la cinese Shuanghui è la ditta trasformatrice di suini più grande del mondo - e nel 2013 ha acquisito per 7,1 miliardi di dollari l'americana Smithfield, già numero uno negli Stati Uniti.

 

Pochi conoscono la Cargill, ditta che commercializza soia, cereali e molti prodotti alimentari di base da una parte all'altra del pianeta. Eppure Cargill ha un fatturato che è cinque volte quello di McDondald's e quattro volte il Pil della Bolivia. Negli ultimi anni, questi gruppi sono cresciuti fagocitando grazie alle loro economie di scala i piccoli e medi attori della filiera. E ormai controllano il mercato alimentare, orientando i nostri gusti  e definendo il sapore di quello che mangiamo".

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