coronavirus - operatori sanitari con guanti e mascherine

CHE BELL’AFFARE CHE È L’EPIDEMIA - IN LOMBARDIA CAMICI PAGATI IL QUADRUPLO A 70 CHILOMETRI DI DISTANZA - I PREZZI GONFIATI ANCHE DEL 4250 PER CENTO - DAI PRIMI DI MARZO, IL CODICE DEGLI APPALTI È STATO DI FATTO CONGELATO. LE TRATTATIVE PRIVATE CON LE IMPRESE, SENZA CONFRONTO DI PRODOTTI E PREZZI, DA ECCEZIONE SONO DIVENTATE REGOLA IN NOVE CASI SU DIECI - I CONTROLLI SONO SUPERFICIALI E I RITARDI NELLE CONSEGNE SONO LA REGOLA NEL 25% DEI CASI - L'INDAGINE DELL'ANTICORRUZIONE...

Giuseppe Salvaggiulo per “la Stampa”

 

Legnano e Lodi sono nella stessa regione, distano 70 chilometri e le aziende sanitarie rispondono allo stesso assessorato. Eppure sembrano su pianeti diversi, quando acquistano camici per medici e infermieri. A Lodi li pagano 1,80 euro l'uno; a Legnano 7,90 euro. Una differenza del 339%. Non l'unica: dalle visiere alle mascherine, le variazioni di prezzi corrisposti da Regioni e aziende sanitarie in tutta Italia oscillano tra 300% e 800%. Con punte del 4250% sui guanti.

CORONAVIRUS - OPERATORI SANITARI CON GUANTI E MASCHERINE

 

L'indagine sulla spesa sanitaria in emergenza condotta dall'Autorità Anticorruzione, la prima di questo tipo, conferma quelle che il commissario straordinario Domenico Arcuri anche ieri ha definito «vergognose speculazioni». Dai primi di marzo, il codice degli appalti è stato di fatto congelato. Le trattative private con le imprese, senza confronto di prodotti e prezzi, da eccezione sono diventate regola in nove casi su dieci.

 

I controlli sui fornitori si sono fatti «superficiali» quando non «assenti», salvo constatare «frequentemente», ma a cose fatte, che non erano in grado di rispettare i tempi concordati (ritardi riscontrati nel 25% dei contratti), non potevano garantire l'intera fornitura o non avevano alcun requisito di affidabilità professionale. Truffe e operazioni di sciacallaggio non sono mancate. Di fronte alla tutela della salute se non della vita, non si è badato a spese. Tra marzo e aprile sono stati spesi per l'emergenza sanitaria 5,8 miliardi di euro attraverso 61.341 contratti.

CORONAVIRUS - VENTILATORE POLMONARE

 

Più della metà per mascherine; il 22% per gli altri dispositivi (guanti, camici, tute); il 7,3% per i ventilatori polmonari che hanno consentito di portare i posti nelle terapie intensive da 5mila a oltre 9mila. Solo il 3%, pari a 178 milioni, per i tamponi, a conferma di una risposta iniziale alla pandemia prevalentemente «ospedalocentrica», a scapito della diagnostica di massa che viceversa ha funzionato soprattutto in Veneto.

 

IL RUOLO DI ARCURI

Anche se diventato operativo solo nella seconda metà di marzo, il commissario Arcuri è stato il principale acquirente pubblico nell'emergenza. Ha speso oltre 2 miliardi su 5,8. La Protezione Civile, incaricata nella prima fase di provvedere per tutti, è riuscita a spendere solo 332 milioni. Anche la Consip ha avuto difficoltà con i suoi bandi. Tra le Regioni, quelle che hanno speso di più in valore assoluto sono Lombardia (6,8% del totale nazionale), Toscana, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto.

 

CORONAVIRUS - CAMICI PER GLI OSPEDALI

Insieme un terzo della spesa complessiva. Ma per spesa pro capite stravince la Toscana: 101 euro a residente, quasi il doppio del Piemonte mentre la Lombardia è indietro, a 39 euro. Per spesa per contagiato stravince la Campania: oltre 76mila euro, quindici volte quella della Lombardia. Lo scorporo dei dati illumina le diverse risposte dei sistemi sanitari. Toscana e Campania hanno il primato di spesa per mascherine e ventilatori. Emilia Romagna e Veneto per tamponi (insieme il 21% del totale), per l'efficace strategia basata su diagnostica territoriale precoce.

 

La Lombardia, viceversa, ha speso poco per i tamponi (quanto la provincia di Trento, avendo una popolazione venti volte superiore) e molto per gel igienizzante (12% del totale). Le omissioni Con questionari più specifici, l'Anac ha approfondito l'analisi sui singoli acquisti. Hanno risposto 163 amministrazioni su 182 interpellate, sia pure con «omissioni di informazioni sostanziali» che impediscono comparazioni.

 

Per esempio sugli acquisti di disinfettanti basta non indicare la capacità del flacone acquistato (un litro, mezzo o due?) per vanificare la valutazione obiettiva di congruità del prezzo. Ciononostante, l'Anac è riuscita a scorporare le differenza di prezzi su prodotti uguali. Quella sui camici colpisce sia perché il minimo e il massimo sono nella stessa regione, la Lombardia, sia perché si tratta del dispositivo di protezione su cui indaga la Procura di Milano.

coronavirus lombardia

 

La vicenda è quella della fornitura concordata dalla Regione con la Dima Spa, azienda del cognato e della moglie del governatore Attilio Fontana. Secondo i dati Anac, l'Azienda sanitaria di Legnano ha pagato i camici 7,90 euro l'uno. Quella di Lodi solo 1,80, grazie a un «acquisto centralizzato», ovvero gestito a livello regionale. Dove però, contemporaneamente, si pagavano 6 euro l'uno i camici prodotti dal cognato del governatore.

 

E addirittura 9 i set composti da camice, cappellino e calzare (ma senza specificare l'incidenza di ciascun pezzo sul prezzo finale). Anche sui copricalzare, peraltro, si possono fare ottimi affari. Il Policlinico San Martino di Genova li ha pagati 0,03 euro; gli Ospedali Riuniti di Foggia ben 1,28. Le visiere variano da 1,40 (Reggio Calabria) a 12,25 (Trapani): nove volte di più, neanche fossero Rayban. Le tute da 6,60 (Modena) a 27,90 (Bolzano). Le mascherine chirurgiche da 0,40 (Bolzano) a 1,82 (Foggia); quelle filtranti FFP2 da 1,33 (Trento) a 9 (Lecce); quelle FFP3 da 3,80 (Siracusa) a 20,28 (Foggia).

 

conferenza stampa inaugurazione ospedale fiera milano 3

Anche sui ventilatori polmonari c'è una forte differenza di prezzo pagato da Asl della stessa Regione: meno di 7mila euro a Ferrara, quasi 40mila a Bologna. Su tutti i dispositivi «il range di prezzi è abbastanza ampio», scrive l'Anac. In alcuni casi, soprattutto nella prima fase, «l'elevata variabilità» è giustificata dalla crisi dell'offerta e dallo «stravolgimento dei valori di mercato». In altri no. «Situazioni estreme» da verificare. Tanto che l'Anac ha deciso di svolgere «un supplemento di istruttoria» su 35 appalti «in cui sono state riscontrate criticità di particolare rilevanza». Alla fine l'Autorità potrà infliggere sanzioni ed eventualmente segnalare alla magistratura.

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