BOLSHOI, BALLANDO SULLE DOPPIE PUNTE DEI CAPELLI! - SI APRE A MOSCA IL PROCESSO AL BALLERINO DMITRICHENKO, CHE SFIGURO’ CON L’ACIDO IL DIRETTORE SERGEI FILIN

Mark Franchetti* per "La Stampa"

Domani è fissata a Mosca la prima udienza del processo a Pavel Dmitrichenko, il ballerino solista del Bolshoi accusato di aver orchestrato un attacco con l'acido contro il direttore creativo del teatro, Sergei Filin.

La scorsa settimana si è tenuta l'udienza preliminare a porte chiuse da cui i media sono stati esclusi. Il processo dovrebbe durare diversi mesi. Alla sbarra anche altri due sospetti: il presunto esecutore, un pregiudicato, e il conducente che l'avrebbe fatto fuggire.
Sergei Kadyrov, l'avvocato di Dmitrichenko, ha affermato in un'intervista a un giornale russo che il suo cliente era stato picchiato da poliziotti mascherati in un'anticamera, dopo l'udienza di mercoledì.

Angelina Vorontsova, ventidue anni, la ragazza di Dmitrichenko, crede che sia innocente e ha smentito le voci secondo cui l'attacco sarebbe nato dal suo risentimento per non essere stata scelta per ruoli da protagonista. Ballerina di talento, che ha recentemente lasciato il Bolshoi a causa dello scandalo, Vorontsova ha detto che Dmitrichenko «non avrebbe mai potuto commettere un crimine del genere».

Noto per la sua interpretazione di Ivan il Terribile, Dmitrichenko è in carcere da marzo con l'accusa di aver pagato un criminale per gettare acido addosso a Filin, che è rimasto parzialmente cieco. Se riconosciuto colpevole rischia fino a 12 anni di carcere.
Dmitrichenko, 29 anni, ha confessato di aver organizzato l'agguato «ma non nel modo in cui è poi avvenuto». Ha detto che voleva solo che Filin, con il quale aveva spesso litigato, fosse picchiato. Il delitto ha sconvolto la Russia e messo il Bolshoi, il teatro più importante del Paese, al centro dell'attenzione.

«Non posso credere che Pavel sia colpevole», ha detto Vorontsova. «Di certo aveva motivi di disaccordo con Filin, tutta la compagnia lo sapeva, ma non avrebbe mai ordinato un attacco con l'acido. Quando ho saputo dell'assalto, sono rimasta scioccata come tutti gli altri».

«Pavel è una persona molto emotiva e irascibile ma non avrebbe mai premeditato una cosa del genere per mesi e certamente non avrebbe mai assunto altre persone, come sostiene l'accusa».

Filin, che è tornato al Bolshoi il mese scorso dopo aver subito 22 operazioni in Germania per salvare la vista, non era presente. «Ho affidato la faccenda ai miei avvocati e non voglio andare in tribunale», ha detto. «Voglio concentrarmi sul mio lavoro. Tornare è stato molto emozionante e a un certo punto, quando temevo che sarei rimasto completamente cieco, mi sono molto spaventato - quindi è bello essere di nuovo qui. Voglio guardare avanti».

Dal momento dell'attacco il Bolshoi ha cercato di soffocare la polemica, le maldicenze e la tensione nella sua troupe. Il processo potrebbe tuttavia rivelarsi imbarazzante per l'azienda perché Dmitrichenko ha accusato Filin di corruzione. Secondo la stampa russa il ballerino in carcere era arrabbiato con Filin, egli stesso un noto ex solista del Bolshoi, da quando Vorontsova si era lamentata di essere stata scartata per il ruolo principale nel «Lago dei cigni».

«Dire che io sono stata il motivo principale è stupido e privo di fondamento», ha dichiarato Vorontsova, la cui carriera al Bolshoi, si dice, sarebbe stata danneggiata a causa della rivalità del suo maestro con Filin. Ha detto che aveva già discusso con Nikolai Tsiskaridze, il primo ballerino, la possibilità di lavorare per un altro teatro, avendo già ricevuto diverse offerte. Lo stesso Tsiskaridze è stato poi licenziato dal Bolshoi dopo uno scontro con la direzione. «Pavel sapeva della crescente insoddisfazione all'interno della compagnia», ha detto.

«Il modo scorretto in cui sono state assegnate le sovvenzioni statali sotto Filin, il poco rispetto con cui sono stati trattati alcuni ballerini, la mancanza di dialogo tra il sindacato dei ballerini, che Pavel guidava, e l'amministrazione. Tutto questo, non la mia carriera, ha alimentato il suo conflitto con Filin».

Alcuni giorni dopo l'arresto di Dmitrichenko, la maggior parte dei 250 ballerini del teatro ha firmato una lettera di protesta esprimendo dubbi sulla sua confessione, che si sospetta sia stata resa sotto costrizione.

«Se Pavel avesse preso a pugni Filin in un impeto di rabbia ci avrei creduto. Ma pianificare per settimane un attacco con l'acido, questo davvero non è da lui», ha detto una prima ballerina che conosce Dmitrichenko da anni. «Non sono abbastanza forte da assistere al processo, so che scoppierò a piangere quando vedrò Pavel rinchiuso».

Vorontsova, segnalatasi per il suo talento durante l'adolescenza, si trasferì a Mosca nel 2009 da Voronezh, una città della Russia occidentale. Entrò presto al Bolshoi, dove fu presa sotto l'ala di Tsiskaridze. E incontrò anche Dmitrichenko. «Mi sono subito innamorata di lui, è molto carismatico», ha detto quest'anno alla televisione russa. «È il mio primo ragazzo.

Abbiamo passato un romantico weekend a Venezia, poi siamo stati in tournée in Argentina, dove abbiamo danzato insieme». Pochi mesi fa ha lasciato il Bolshoi e si è trasferita a San Pietroburgo per unirsi alla compagnia del balletto Mikhailovsky perché «sentivo che non mi sarebbe stato permesso di avere una vera carriera al Bolshoi». Da quando Dmitrichenko è stato arrestato, a marzo, l'ha visitato quattro volte in prigione, sono stati autorizzati a parlare per un'ora attraverso uno schermo di vetro. Vorontsova ha anche espresso preoccupazione per il modo in cui è trattato.
«Da quando è in carcere, Pavel sembra sempre esausto e dopo ore d'interrogatorio ha profonde occhiaie - ha detto -. È duro vederlo lì e, naturalmente, quando l'ho incontrato l'ultima volta, a settembre, era un po' giù dopo molti mesi in queste condizioni, ma non è depresso, si fa forza. Spera in un processo equo».

*Corrispondente da Mosca per il «Sunday Times» di Londra- Traduzione di Carla Reschia

 

SERGEJ FILINSERGEJ FILINSERGEJ FILINanastasia volochkova del Bolshoi TEATRO BOLSHOISERGEJ FILINTEATRO BOLSHOITEATRO BOLSHOI

Ultimi Dagoreport

antonio angelucci tommaso cerno alessandro sallusti

FLASH – UCCI UCCI, QUANTI SCAZZI NEL “GIORNALE” DEGLI ANGELUCCI! NON SI PLACA L’IRA DELLA REDAZIONE CONTRO L’EDITORE E I POCHI COLLEGHI CHE VENERDÌ SI SONO ZERBINATI ALL'AZIENDA, LAVORANDO NONOSTANTE LO SCIOPERO CONTRO IL MANCATO RINNOVO DEL CONTRATTO NAZIONALE E PER CHIEDERE ADEGUAMENTI DEGLI STIPENDI (ANCHE I LORO). DOPO LO SCAMBIO DI MAIL INFUOCATE TRA CDR E PROPRIETÀ, C’È UN CLIMA DA GUERRA CIVILE. L’ULTIMO CADEAU DI ALESSANDRO SALLUSTI, IN USCITA COATTA (OGGI È IL SUO ULTIMO GIORNO A CAPO DEL QUOTIDIANO). AL NUOVO DIRETTORE, TOMMASO CERNO, CONVIENE PRESENTARSI CON L'ELMETTO DOMANI MATTINA...

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)