UN BUCO NERO CHIAMATO AFRICA – UN GRUPPO DI MERCENARI AMERICANI AL SOLDO DI ERIK PRINCE (TRUMPIANO, GIÀ FONDATORE DI BLACKWATER E CONTROVERSO “PRINCIPE” DELLE ATTIVITÀ MILITARI PRIVATE) È CADUTO IN UN’IMBOSCATA ORDITA DAI RIBELLI DEL GRUPPO M23, SOSTENUTI DAL RUANDA: ALMENO 20 PERSONE SAREBBERO MORTE O IN PERICOLO DI VITA. TRA LE VITTIME C’È UN EX MILITARE NEOZELANDESE, MENTRE TRA I FERITI C’È TIM KENNEDY, EX BERRETTO VERDE AMERICANO RICICLATOSI POI COME LOTTATORE DI ARTI MARZIALI MISTE NELL’UFC...
CONGO, IMBOSCATA AI MERCENARI DELL'EX CAPO DI BLACKWATER: ALMENO 20 TRA MORTI E FERITI. COLPITO ANCHE UN EX LOTTATORE UFC
Sintesi dell’articolo di James Gordon per il “DailyMail”
Una missione militare nella Repubblica Democratica del Congo si è trasformata in una sanguinosa imboscata per gli uomini di Erik Prince, fondatore della controversa società militare privata Blackwater e sostenitore di Donald Trump.
Il bilancio dell'attacco, avvenuto il 17 settembre nella provincia orientale del Sud Kivu, sarebbe di almeno 20 persone tra morti e feriti. Tra le vittime figura un ex militare delle forze speciali neozelandesi, mentre tra i feriti c'è Tim Kennedy, ex combattente delle forze speciali americane diventato famoso come lottatore di arti marziali miste nell'UFC.
L'episodio riporta l'attenzione sulle attività militari private nella regione africana, dove le forze governative combattono contro i ribelli dell'M23, sostenuti dal Ruanda secondo le Nazioni Unite e le potenze occidentali. Kigali respinge le accuse.
Come riferisce James Gordon sul “Daily Mail”, sulla base anche delle informazioni raccolte da Reuters, l'attacco ha coinvolto personale della Vectus Global, società di Prince impegnata in operazioni di sicurezza e consulenza per il governo congolese. Reuters ha interpellato almeno dieci fonti informate sull'accaduto o direttamente coinvolte nelle operazioni.
La vittima identificata è Justin Conaglen, ex appartenente allo Special Air Service della Nuova Zelanda. Il militare aveva ottenuto un'aspettativa non retribuita a marzo, prima di lasciare ufficialmente le forze armate ad agosto. La sua salma è stata riportata ad Auckland e successivamente si sono svolti i funerali nel Northland.
A sopravvivere all'agguato è stato invece Tim Kennedy, ex Berretto Verde americano, padre di quattro figli e personaggio molto seguito sui social network.
Secondo tre fonti citate nell'articolo, Kennedy è stato raggiunto da tre proiettili a una gamba. Dopo essere stato evacuato attraverso il Burundi e Johannesburg, è stato trasferito negli Stati Uniti e ricoverato al Walter Reed National Military Medical Center, nei pressi di Washington.
A fornire ulteriori particolari è stato Brent Tucker, ex operatore delle forze speciali americane, intervenuto nel suo podcast “Tier1”. Secondo la sua ricostruzione, il nucleo di contractor coinvolto comprendeva appena tre uomini: Kennedy, Conaglen e un terzo operatore rimasto senza nome. Tutti sarebbero stati colpiti dai proiettili, ma soltanto il neozelandese avrebbe perso la vita.
Tucker ha inoltre denunciato un presunto ritardo nei soccorsi: i superstiti sarebbero rimasti sul terreno per un periodo compreso tra otto e dieci ore prima dell'evacuazione. Un dettaglio che, tuttavia, non ha trovato conferme indipendenti.
Il bilancio complessivo dell'attacco sarebbe più pesante rispetto alle perdite registrate tra i contractor stranieri. Fonti congolesi parlano infatti di circa venti morti e feriti, tra cui almeno sette cittadini del Congo. Non si esclude che tra le vittime figurino anche abitanti dei villaggi della zona.
Sulle responsabilità dell'imboscata emergono indicazioni che chiamano in causa direttamente il Ruanda. Due fonti attribuiscono l'operazione all'esercito ruandese, mentre un'altra ipotizza che le forze impegnate a sostenere l'M23 abbiano individuato la posizione degli uomini di Vectus seguendo gli spostamenti di un drone utilizzato per la sorveglianza.
La sofisticazione dell'attacco, secondo una fonte direttamente informata, suggerirebbe il coinvolgimento di militari ruandesi. Non risultano però conferme ufficiali da Kigali, Kinshasa o dai rappresentanti dell'M23.
La vicenda assume particolare rilievo per il ruolo acquisito da Erik Prince nel Congo. Inizialmente, la sua società era stata incaricata di contribuire alla protezione delle entrate provenienti dalle enormi risorse minerarie del Paese, sfruttate per decenni in un contesto di violenze e conflitti.
Successivamente le attività si sarebbero allargate all'assistenza militare. Tra gennaio e febbraio, uomini di Prince erano stati schierati nella città strategica di Uvira, dopo un accordo favorito da Washington per ottenere il ritiro dei ribelli sostenuti dal Ruanda.
Secondo il “New Zealand Herald”, il valore dell'intesa tra Vectus Global e il governo congolese arriverebbe a 700 milioni di dollari. Investigatori delle Nazioni Unite avevano già individuato una componente militare riservata del contratto, comprendente consulenza strategica, sicurezza dei confini, velivoli e reclutamento di ex militari stranieri.
Resta sconosciuto il numero complessivo degli uomini impiegati da Prince nel Paese africano. La società opera anche ad Haiti e in altre aree del continente.
Il fondatore di Blackwater è una figura controversa della sicurezza privata americana. Alcuni appartenenti alla sua ex società furono coinvolti nell'uccisione di civili iracheni e successivamente graziati da Trump nel 2020.
Il Dipartimento di Stato americano ha precisato di non avere contratti con Prince per operazioni in Congo. Un portavoce ha inoltre ribadito che la sicurezza dei cittadini americani rappresenta una priorità dell'amministrazione Trump, sottolineando che il conflitto nell'est del Paese non può essere risolto esclusivamente attraverso l'uso della forza.
Washington rivendica il proprio ruolo diplomatico negli accordi raggiunti per favorire una soluzione alla crisi regionale. Ma l'attacco del 17 settembre evidenzia quanto la situazione sul terreno rimanga pericolosa, anche per
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