burocrazia

LA BUROCRAZIA FA DANNI ANCHE QUANDO RESTA IN SILENZIO – SEMPRE PIÙ SPESSO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE NON RISPONDE ALLE DOMANDE PRESENTATE DAI CITTADINI SU PERMESSI, AUTORIZZAZIONI, ISTANZE, INTERPELLI. IN TRE ANNI SONO AUMENTATI DEL 400% I RICORSI AL TAR CONTRO GLI UFFICI PUBBLICI CHE NON FORNISCONO RISPOSTE ENTRO I TEMPI PREVISTI DALLA LEGGE – UNA RECENTE SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO RIBADISCE LA VALIDITÀ DEL “SILENZIO ASSENSO” IN CASO DI PRATICHE EDILIZIE MA RESTANO TROPPE ECCEZIONI…

Estratto dell’articolo di Anna Maria Angelone per “la Stampa”

 

BUROCRAZIA E TROPPE LEGGI

Tre anni e un doppio ricorso per togliere una canna fumaria illecita di una pizzeria. E tutto per un Comune ostinatamente "taciturno". «Siamo stati costretti a rivolgerci al Tar perché l'ente non rispondeva all'istanza di rimozione di un impianto, pur accertato illegittimo» racconta Federico Palumbo, avvocato specializzato in diritto amministrativo dello studio legale Moscarini di Roma. […]

 

Dalla burocrazia alla "burocrazia del silenzio", il passo è breve. Difficile quantificare il numero di permessi, autorizzazioni, istanze, interpelli di cittadini o imprese sospesi, senza risposta. Stando ai ricorsi, però, il fenomeno appare in forte aumento. Basti pensare che, nel triennio 2021-2023, solo al Tar del Lazio i contenziosi contro il "silenzio" della pubblica amministrazione sono lievitati da 1.013 nel 2021 a 3.421 nel 2022 fino a 4.266 nel 2023. In pratica, il 400% in più.

 

IL SILENZIO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE - BUROCRAZIA

La relazione dell'anno giudiziario del principale tribunale amministrativo rendiconta che, nel 2023, un contenzioso su quattro dei 17.068 depositi riguarda l'inerzia dei funzionari. […]

 

Già, perché per semplificare le norme aleggia una discreta incertezza. Di fatto, coesistono quattro "sfumature" di silenzio: quello che equivale a consenso, quello che equivale a rigetto, quello che è devolutivo (ovvero non è di competenza) e quello per effettiva inadempienza.

 

burocrazia 2

«Molti ormai le definiscono "le complicazioni della semplificazione"» sottolinea Stefano Vaccari, docente di diritto amministrativo e pubblico presso l'università di Milano Bicocca. «La leva usata per snellire la burocrazia ha prodotto regole generali ma anche tante eccezioni e varietà di casi.

 

Gli stessi segretari comunali, spesso, confessano di non avere chiaro come catalogare una pratica e quale procedura applicare, dovendo regolare i casi concreti con norme complesse, bilanciate tra interesse pubblico e privato». Nel dubbio, dunque, si resta immobili. E il malcapitato richiedente rimane appeso.

 

Eppure, la regola generale impone un termine certo: la pubblica amministrazione deve (o meglio dovrebbe) rispondere entro 30 giorni. E non può cestinare una pratica o ignorarla senza motivare l'eventuale rifiuto anche in caso di richiesta inammissibile, irricevibile, improcedibile o infondata nel merito.

 

Consiglio di Stato

Ma il meccanismo del "silenzio assenso" non si applica se la pratica coinvolge il patrimonio culturale e paesaggistico, l'ambiente, il rischio idrogeologico, la difesa nazionale, la pubblica sicurezza, l'immigrazione, l'asilo e la cittadinanza, la salute e la pubblica incolumità. E lo stesso vale quando le norme europee prevedono un atto amministrativo formale oppure se governo o un ministero dispongono limiti per quell'ambito.

 

Poi, ci sono i termini più lunghi per alcune procedure. Per gli interpelli tributari, l'Agenzia delle Entrate ha 90 giorni per gli ordinari e 120 per i più complessi. Lo stesso vale per i quesiti ambientali o pratiche più particolari (si arriva fino a 180 a giorni).

 

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Senza contare l'italica propensione al distinguo, soprattutto negli "inossidabili campanili d'Italia" che - secondo una foto dell'Osservatorio sui conti pubblici italiani dell'università Cattolica - continuano a sfiorare gli 8 mila Comuni, nonostante gli incentivi a unirsi. […]

 

Interpretare il silenzio come esito positivo, del resto, può esporre a un margine di rischio. L'amministrazione pubblica può intervenire con un'istanza di autotutela anche dopo la scadenza, fare controlli (entro 30 o 60 giorni) e, in caso di presunte irregolarità, bloccare tutto.

 

dipendenti comunali

«Il potere decisorio su una pratica, di fatto, non viene meno» precisa il professore Vaccari. «Ma l'incertezza è un freno per cittadini e imprese: sarebbe auspicabile una mappatura dettagliata che tolga dubbi interpretativi al groviglio di stratificazioni».

 

L'orientamento pungola l'inadempienza. Una recente sentenza del Consiglio di Stato, per esempio, ha confermato che il "silenzio assenso" si forma anche in presenza di difformita urbanistiche se il permesso a costruire era completo di tutta la documentazione richiesta dalla legge.

 

E il Comune inerte non può annullare la domanda dopo il termine, a meno di ragioni gravi e strutturali (fatti salvi i vincoli ambientali, paesaggistici o idrogeologici ostativi). Ma anche il ricorso al Tar, benché con un rito veloce e positivo, non sempre assicura il lieto fine.

 

burocrazia 1

Capita che l'amministrazione pubblica non ottemperi la sentenza. E bisogna tornare dal giudice. «A mia esperienza, negli ultimi anni, è un problema: sempre più spesso, la pubblica amministrazione non adempie spontaneamente. Eppure, il minimo che ci si aspetta dallo Stato e dai suoi apparati è il rispetto della decisione» chiosa l'avvocato Palumbo.

 

In crescita anche le istanze per l'accesso agli atti, diritto riconosciuto se un soggetto privato ha un suo interesse diretto o vuole controllare le decisioni degli organi pubblici. E i solleciti per un riscontro.

 

«Spesso, la pubblica amministrazione si comporta come un muro» rimarca Valentina Colarusso, avvocato di Codacons nazionale. «Ma uno spiraglio si è aperto con i difensori civici e con la commissione per l'accesso ai documenti presso la Presidenza del Consiglio: così, per esempio, abbiamo ottenuto la trasparenza sui costi di migrazione fra operatori telefonici.

 

dipendenti pubblici 3

Ora, abbiamo il caso di un tratto di strada chiusa dai proprietari di alcune ville lungo il litorale laziale: la gente deve farsi più di un chilometro per arrivare alla spiaggia ma il Comune di Nettuno non risponde».

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