stefano cucchi

PIGNATONE IMBRACCIA L'ARMA IMPROPRIA - CASO CUCCHI: VERSO LA RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO PER OTTO CARABINIERI, DAL GENERALE CASARSA IN GIÙ, PER AVER MANIPOLATO LE RELAZIONI SULLA MORTE DEL RAGAZZO NEL 2009 - TUTTO FU ORCHESTRATO, NELLA RICOSTRUZIONE DELL’ACCUSA, PER COPRIRE LE TRACCE DEL ''VIOLENTISSIMO PESTAGGIO'' SUBITO DA CUCCHI NELLA CASERMA DELLA STAZIONE DOVE DOVEVA FARE IL FOTOSEGNALAMENTO

Giovanni Bianconi per www.corriere.it

 

L’inchiesta sui depistaggi e l’occultamento delle prove sulla morte di Stefano Cucchi è finita, e otto carabinieri - dal grado di generale in giù- rischiano di diventare presto imputati con le accuse di falso e favoreggiamento. Il pubblico ministero di Roma Giovanni Musarò ha inviato l’avviso di conclusione indagini, firmato anche dal procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio.

 

ALESSANDRO CASARSA

 

Le accuse

Le accuse si riferiscono alle manipolazioni delle relazioni di servizio redatte dai militari dell’Arma nell’ottobre 2009 (all’indomani della morte di Cucchi avvenuta all’ospedale Pertini una settimana dopo l’arresto da parte dei carabinieri) e alle mancate consegne dei documenti richiesti dalla magistratura nel novembre 2015, quando fu avviata la seconda indagine dopo l’assoluzione degli agenti penitenziari nel primo processo.

 

I coinvolti

La lista degli indagati avvisati si apre con il generale Alessandro Casarsa, che insieme ai colonnelli Francesco Cavallo e Luciano Soligo, al luogotenente Massimiliano Colombo Labriola e al carabiniere Francesco Di Sano, risponde di falso per la manipolazione dei documenti. Il colonnello Lorenzo Sabatino e il capitano Tiziano Testarmata sono invece accusati di favoreggiamento e omessa denuncia.

ilaria stefano cucchi

 

Le modifiche alle relazioni

Le modifiche delle relazioni di almeno due carabinieri che avevano visto Cucchi la sera dell’arresto - ordinate dalla catena gerarchica del comando provinciale di Roma - servirono, secondo l’accusa, a indirizzare le dichiarazioni in Parlamento dell’allora ministro Angelino Alfano per allontanare ogni possibile sospetto sul comportamento dei carabinieri. Da quegli appunti vennero fatti scomparire i riferimenti alle difficoltà del detenuto a camminare, inserendo considerazioni che legavano le sue precarie condizioni di salute alla tossicodipendenza.

 

«Violentissimo pestaggio»

Tutto fu orchestrato, nella ricostruzione dell’accusa, per coprire le tracce del «violentissimo pestaggio» subito da Cucchi nella caserma della stazione dove doveva fare il fotosegnalamento, confessato mesi fa da uno dei carabinieri autori dell’arresto. I presunti favoreggiamenti avvenuti nel 2015, invece, si riferiscono al fatto che quando la Procura ordinò nuove acquisizioni di atti, i carabinieri incaricati di raccogliere quei documenti redatti nel 2009 evitarono di denunciare i falsi alla Procura, che solo in seguito e per altre vie si accorse delle manipolazioni.

 

Il corpo di Stefano Cucchi

L’elenco degli indagati si chiude con Luca Di Cianni, accusato di calunnia nei confronti del collega Riccardo Casamassima, che con le sue dichiarazioni del 2015 diede il primo impulso alla riapertura dell’inchiesta. Per la morte di Cucchi sono attualmente sotto processo, davanti alla corte di assise, altri cinque carabinieri, di cui tre imputati di omicidio preterintenzionale e gli alti due per falsa testimonianza e calunnia.

Stefano Cucchi

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