claudio cesaris e dario angeletti tarquinia

“HO PERSO LA TESTA, HO TIRATO FUORI LA PISTOLA E HO SPARATO. MA È STATA UNA COSA IMPROVVISA” – CLAUDIO CESARIS HA CONFESSATO L’OMICIDIO DI DARIO ANGELETTI, IL PROFESSORE AMMAZZATO A TARQUINIA – “HO AVUTO UN MALORE E MI HA FATTO SEDERE NELLA SUA AUTO, È VENUTO FUORI CHE CONOSCEVA LA MIA EX. NON MI HA DETTO DI UNA RELAZIONE TRA LORO, MA IO HO CAPITO CHE INTENDESSE PARLARE NON BENE DI LEI…” – L’AVVOCATO: “HA RIBADITO PIÙ VOLTE CHE NON C'È STATA ALCUNA PREMEDITAZIONE E CHE HA SPARATO QUEL COLPO SOLO PERCHÉ…” 

1 - TARQUINIA, IL KILLER CROLLA «HO SPARATO AL PROF IN UN RAPTUS DI GELOSIA»

Giorgio Renzetti per “il Messaggero”

Claudio Cesaris

 

«Mi ha detto quella cosa e ho perso la testa, ho tirato fuori la pistola e ho sparato. Ma è stata una cosa improvvisa, ero fuori di me e non capivo cosa stesse accadendo». Claudio Cesaris, 68 anni, ha risposto questo al giudice che gli chiedeva come fossero andate le cose, martedì scorso, nel parcheggio delle Saline a Tarquinia. Quale fosse la sua versione sull'omicidio di Dario Angeletti, 50enne professore associato all'Università della Tuscia, trovato senza vita all'interno della sua auto. «Ma non lo conoscevo nemmeno», ha aggiunto. 

 

dario angeletti

Per Cesaris, tecnico dell'ateneo pavese in pensione, ieri è scattato l'arresto, con misura cautelare in carcere per omicidio volontario. È ancora nel reparto detentivo dell'ospedale di Viterbo: le sue condizioni di salute, per il diabete, sono ancora precarie e non compatibili con una cella. La richiesta della Procura di Civitavecchia - è competente per territorio, anche se di provincia diversa - ha avuto l'accoglimento dal giudice per le indagini preliminari Savina Poli. 

dario angeletti 19

 

La quale aveva ascoltato l'indagato la mattina di venerdì e che però non ha convalidato il suo fermo, disposto dai carabinieri del comando di Viterbo in coordinamento con il pm titolare Alessandro Gentile. Perché? Difficile parlare di incrinature nel poderoso fascicolo messo insieme dagli inquirenti in poche ore (sono oltre 150 pagine) per dare un nome all'assassino del prof. 

dario angeletti 9

 

LA RICOSTRUZIONE 

L'ordinanza della gip che dispone l'arresto per Cesaris del resto contiene la confessione. Stabilisce che l'ex ricercatore lombardo non si era trasferito casualmente nel Viterbese. Sì, aveva interessi specifici per l'ornitologia e la migrazione dei volatili, scattando decine di foto come martedì scorso lì alle Saline (area protetta e sito specialistico per quest' attività).

 

dario angeletti 2

 Ma la richiesta di arresto spiega anche e soprattutto che Cesaris era arrivato a Viterbo perché voleva riallacciare una relazione, finita da anni, con una studiosa pavese 39enne da due anni trasferitasi all'Unitus. Una ricercatrice impegnata nello stesso dipartimento di Scienze biologiche del professor Angeletti. Una non coincidenza che spalanca le porte al movente della gelosia che acceca. 

 

La domanda è scontata, è quella su cui potrebbe incardinarsi un possibile processo per omicidio: perché quel giorno Cesaris era lì? Stava aspettando Angeletti perché sapeva del rapporto professionale tra la donna e il docente e sospettava che ci fosse qualcosa di più? «Non lo conoscevo - ha risposto al gip e non l'ho mai seguito, era la prima volta che lo vedevo. Quel giorno ero nell'area delle Saline dal mattino, io faccio 10-15 chilometri al giorno e sono rimasto lì a scattare foto agli uccelli e all'ambiente. Poi dopo le 13 ho avuto un malore». 

 

omicidio dario angeletti 6

Cesaris spiega così l'incontro «del tutto casuale» con la vittima: ha un calo glicemico e inizia a barcollare, va verso la sua auto ma non è in condizioni di guidare, dice. Poi vede la Volvo di Angeletti e la ferma, chiede aiuto, è sconvolto. È a questo punto che prende forma la tragedia. Sempre secondo il racconto del pensionato, Angeletti lo fa sedere nella sua auto, sul sedile di dietro, per andare in ospedale. 

 

I due scambiano poche parole: «Ho detto che venivo da Pavia e che lavoravo in università, così è venuto fuori che conosceva Anna (nome di fantasia, ndr) perché erano nello stesso dipartimento. Non mi ha detto di una relazione tra loro, ma io ho capito che intendesse parlare non bene di lei... Allora non ho capito più nulla, ho preso la pistola e ho sparato alla testa». Un colpo solo, due? Non si sa. Questa la versione descritta da Cesaris, che ribadisce più volte che non aveva preparato l'agguato, non era lì per incontrare Angeletti: «Non lo avevo mai visto prima». 

omicidio dario angeletti 5

 

LA PISTOLA 

Dopo lo sparo l'auto della vittima, senza controllo, finisce nel prato. Qui Cesaris riesce a fermarla, scende e va a prendere la sua auto. Inizia così un giro infinito «senza sapere dove andare», durante il quale perde l'orientamento. Ma soprattutto mentre si sposta getta via l'arma, una pistola di piccolo calibro. 

 

Dove? Non ricorda, i carabinieri dalle tracce Gps del suo telefonino cercano il percorso per rintracciarla. Finora senza successo. Altra domanda scontata: perché quel giorno Cesaris aveva la pistola? «Volevo gettarla via, ho il porto d'armi ma quella non era denunciata. Pensavo di gettarla in mare...». 

 

Proposito che non ha messo in pratica quella mattina in cui ha girovagato per l'area protetta delle Saline, che ospita anche i laboratori di biologia marina in cui studiava la vittima. E dove spesso si recava per lavoro anche la sua ex. Nella difesa legale dell'indagato, assunta già dall'avvocato Andrea Fabbio di Viterbo, ieri è stato affiancato un secondo professionista fiorentino su incarico della famiglia Cesaris.

omicidio dario angeletti 4

 

2 - IL TORMENTO PER QUELLA DONNA E L'HOBBY PER L'ORNITOLOGIA LA DOPPIA VITA DEL PENSIONATO

Maria Letizia Riganelli per “il Messaggero”

 

Claudio Cesaris, tecnico di laboratorio dell'Università di Pavia in pensione, da ieri è in stato di arresto per l'omicidio del docente Dario Angeletti. Martedì scorso, dopo una lunga passeggiate nella riserva delle Saline, ha estratto la pistola e sparato alla testa del professore. Un delitto passionale maturato principalmente nella suo inconscio. 

 

claudio cesaris

Cesaris, milanese d'origine, dopo aver chiuso col lavoro all'ateneo pavese ha scelto di trascorrere molto tempo tra Viterbo e Tarquinia. A spingerlo sarebbero state due passioni: l'ornitologia e una donna, scienziata e appassionata di zoologia in forza al dipartimento Deb dell'Unitus (l'università della Tuscia). 

 

Esattamente lo stesso in cui lavorava il professor Angeletti. Il 68enne, che conosceva bene la Riserva delle Saline, era un signor nessuno per la comunità di San Martino al Cimino, frazione di Viterbo, dove aveva affittato una casa da due mesi. Dimora che dista appena 60 metri da quella della ricercatrice, dalla donna con cui anni fa aveva intrecciato, secondo la sua versione fornita al giudice, una relazione. 

 

Claudio Cesaris

FAMIGLIA

Chi è Cesaris? Separato, ha una figlia di 29 anni, dalla quale torna spesso. Ha una sorella minore, professoressa di Diritto penale nel suo stesso ex ateneo. Ma il volto del pensionato, barba bianca e occhi azzurri, non racconta niente ai residenti della frazione. Nessuno riconosce quel viso, eppure dentro quel piccolo appartamento nel centro di San Martino passava le notti (soffre di insonnia) a guardare foto di uccelli migratori, immortalati durante lunghe passeggiate. 

omicidio dario angeletti 3

 

Anche alle Saline. E a cercare un modo per riallacciare un rapporto con la donna che non riusciva a dimenticare. Quando i carabinieri, poche ore dopo l'omicidio, hanno bussato alla sua porta ha avuto un malore, un attacco di cuore. Invece di rispondere alle domande è finito al vicino ospedale di Belcolle. 

 

Mentre lui veniva soccorso gli investigatori hanno messo a soqquadro ogni centimetro dell'appartamento e della sua vita. Presente e passata. Scoprendo, anche grazie ai suoi supporti informatici, ogni spostamento e ossessione. Hanno portato a galla i suoi movimenti e le sue lunghissime passeggiate alle Saline. Nel luogo dove la vittima lavorava ogni giorno e dove spesso era impegnata anche la collega. L'altro ieri ha deciso di rispondere alle domande del gip. 

omicidio dario angeletti 2

 

Proprio come aveva già fatto col pm Alessandro Gentile, della Procura di Civitavecchia, competente sul caso. «È ancora sotto shock - ha spiegato l'avvocato Andrea Fabbio che lo assiste in queste ore - e fuori di testa. Ha ribadito più volte che non c'è stata alcuna premeditazione e che ha sparato quel colpo solo perché aveva la pistola in tasca. 

 

omicidio dario angeletti 1

È stato un attimo di follia a fargli compiere quel gesto. Forse senza pistola sarebbe andata diversamente. Adesso resterà detenuto nel reparto di medicina protetta di Belcolle». Nel frattempo la sua vita continuerà ed essere esaminata dagli investigatori in ogni dettaglio. In cerca di quel momento in cui la sua testa ha deciso che ogni ostacolo, per la sua relazione amorosa realistica o di fantasia, dovesse essere eliminato.

Claudio Cesaris

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