john kerry - xie zhenhua

IL CLIMA È SOLO UN PRETESTO: SUL TAVOLO DEL VIAGGIO DI JOHN KERRY IN CINA C’È (ANCHE) LA GUERRA IN UCRAINA – L’INVIATO SPECIALE USA PER IL CLIMATE CHANGE HA INCONTRATO IL SUO OMOLOGO CINESE, XIE ZHENHUA. L’OBIETTIVO È RIANNODARE I FILI DELLE TRATTATIVE SUL RISCALDAMENTO CLIMATICO, MA È DIFFICILE PENSARE CHE NON SI PARLI DEL CONFLITTO, VISTI I NUMEROSI SEGNALI, DA PARTE DEI DUE PAESI, NELLE ULTIME SETTIMANE…

john kerry xie zhenhua

1. USA-CINA: INCONTRO DI 4 ORE KERRY-XIE SUL CLIMA

(ANSA-AFP) - L'inviato speciale degli Stati Uniti per il cambiamento climatico, John Kerry, ha avuto oggi a Pechino un incontro di quattro ore con il suo omologo cinese Xie Zhenhua: lo ha reso noto l'emittente tv statale Cctv. L'incontro segna la ripresa del dialogo sul cambiamento climatico tra i due Paesi dopo la sospensione dei colloqui da parte della Cina lo scorso agosto. Non sono stati resi noti i dettagli dei temi affrontati.

 

2. LA "MISSION IMPOSSIBLE" DI KERRY CONVINCERE XI A TAGLIARE IL CARBONE DA PARIGI A PECHINO

Estratto dell’articolo di Alberto Simoni per “La Stampa”

 

john kerry sergei lavrov

Un anno dopo l'irritazione di Pechino per la visita di Nancy Pelosi a Taiwan che ha provocato, come ritorsione, lo stop al dialogo, John Kerry, inviato speciale di Biden per il clima, è arrivato in Cina dove oggi proverà a riannodare il discorso. La missione dell'ex segretario di Stato arriva al culmine di settimane di intensi scambi sull'asse Usa-Cina che hanno dapprima visto sbarcare a Pechino Antony Blinken e quindi Janet Yellen. Obiettivo di entrambi quello di riannodare i fili della diplomazia e tenere i canali di comunicazione aperti.

 

john kerry xie zhenhua.

Dal viaggio di Kerry non ci si aspettano novità, ma a Washington l'idea stessa che Stati Uniti e Cina tornino a confrontarsi su cambiamento climatico e investimenti verdi, è vista con cauto ottimismo. Kerry […] avrà «conversazioni chiare» con Xie Zhenhua, controparte cinese, con il quale ha già cooperato ai tempi degli accordi di Parigi. Lo stesso Kerry intervenendo giovedì a Capitol Hill ha ribadito che cercherà di «trovare i modi per vedere come Usa e Cina potranno incrementare lo sviluppo di energia rinnovabile a beneficio di tutto il mondo».

 

Nel 2014 i due Paesi firmarono un'intesa bilaterale sul clima gettando così le basi degli accordi di Parigi del 2015. Siamo lontani da quel contesto di cooperazione, ma gli esperti auspicano almeno il ripristino del gruppo di lavoro che Usa e Cina avevano deciso di formare nel novembre del 2021 a margine della Cop 26. […]

 

john kerry xie zhenhua

Gli Stati Uniti e la Cina sono i principali inquinatori del Pianeta, con il 40 per cento delle emissioni. Ma allo stesso tempo sono anche i Paesi che più investono in tecnologia green. Pechino però è irritata per i dazi che gli Usa hanno imposto sui pannelli solari made in China e per le pressioni Usa sulla realizzazione di una supply chain entro i G7, ma aperta agli alleati, sui materiali critici che tenga conto di due aspetti: il rispetto dei diritti umani e accettabili standard ambientali.

 

Quel che resta uno dei nodi più difficili da sciogliere è la classificazione della Cina come "Paese in via di sviluppo". Kerry ha spiegato che Pechino non «rinuncerà a questa definizione», ma il messaggio delle «preoccupazioni Usa è stato colto».

 

Inquinamento Cina 2

Benché la Cina abbia una produzione di energia solare cospicua e sia leader nel mercato di turbine e pale eoliche, deve affidarsi al carbone fossile per far fronte alla domanda interna. Nel 2022 per esempio […] Xi Jinping ha autorizzato la costruzione di nuove centrali a carbone anche se il divieto di sovvenzionarne la costruzione fuori dalla Cina resta in vigore.

 

Inquinamento Cina 3

Ad oggi l'energia dal carbone supera di sei volte quella prodotta dal resto del mondo ed è vitale per mantenere vitale l'economia. L'idea di Pechino è quella di raggiungere il picco di emissioni legate al carbone nel 2030 e poi di farle calare fino a scomparire nel 2060. È un cammino che confligge con quello Usa: l'Amministrazione Biden infatti si è posta l'obiettivo di dimezzare le emissioni entro il 2030 e di azzerarle entro il 2050.  Kerry vorrebbe […] che Pechino accelerasse invece la sua uscita dal carbone. […]

john kerry xie zhenhua 2Inquinamento cina

Ultimi Dagoreport

calamucci del deo striano

FLASH! – DURANTE L’ERA MELONI SONO ACCADUTI TRE SCANDALI POLITICI GRAVISSIMI DI CYBER-SPIONAGGIO E DOSSIERAGGIO ILLECITO: IL "CASO STRIANO", CHE HA TRAVOLTO LA DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA (DNA); IL "CASO EQUALIZE", SOCIETÀ CHE RACCOGLIEVA INFORMAZIONI RISERVATE E SENSIBILI PER CONTO DI AZIENDE, MANAGER E PRIVATI; IL CASO "SQUADRA FIORE", COMPOSTA DA EX 007, HACKER E IMPRENDITORI, CHE HA COINVOLTO GIUSEPPE DEL DEO, EX NUMERO DUE DEI SERVIZI SEGRETI – COME MAI, DOPO LA FIAMMATA INIZIALE, I GIORNALONI NON NE PARLANO PIÙ? CHE FINE HANNO FATTO LE TRE INCHIESTE?

monte dei paschi di siena mps banco bpm luigi lovaglio giuseppe castagna hugues brasseur

DAGOREPORT - LA FUSIONE MPS-BPM È DAVVERO FINITA NEL CESTINO? PER SALVARSI DALL’OPAS DI INTESA, LOVAGLIO E CASTAGNA POTREBBERO AGGRAPPARSI A DUE SALVAGENTI: ANTI-TRUST E CREDIT AGRICOLE - INCORPORANDO IL 13% DI GENERALI, IL DESTINO CINICO E BARO VUOLE CHE IL PRIMO COMPETITOR DEL LEONE DI TRIESTE NEL MERCATO ASSICURATIVO, SIA PROPRIO INTESA - CON UNA QUOTA COSÌ IMPORTANTE IN GENERALI, L’ANTI-TRUST POTREBBE CONSIDERARE INTESA IN GRADO DI CONDIZIONARE ASSEMBLEE, INFLUENZARE NOMINE E SCELTE STRATEGICHE - IL FUTURO DI CASTAGNA È NELLE MANINE DEI FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE, CHE DETIENE IL 29,9% DI BPM - VISTO L’OTTIMO RAPPORTO DI GIORGETTI E CASTAGNA CON LA “BANQUE VERTE”, C’È CHI IPOTIZZA CHE IL GOVERNO MELONI POTREBBE DARE L’OK A UNA FUSIONE DI BPM CON CRÉDIT AGRICOLE ITALIA, SETTIMO GRUPPO BANCARIO ITALIANO - MA C’È CHI VA OLTRE: NULLA VIETEREBBE A CREDIT AGRICOLE DI LANCIARE UN'OPAS SU SIENA CONTRO L'OPAS DI INTESA…

fertitta meloni

"BENVENUTA A BORDO, GIORGIA!", COSÌ E STATA ACCOLTA LA PREMIER DELLA SGARBATELLA DALL’AMBASCIATORE USA A ROMA, TILMAN FERTITTA, CHE NELL’ULTIMO WEEKEND L'HA OSPITATA SUL SUO MEGA-YACHT "BOARDALK" DI 117 METRI, CHE HA GETTATO L'ANCORA ALL’ARGENTARIO DAVANTI ALL’''HOTEL PELLICANO", IMPEGNATO A COSTEGGIARE IL BELPAESE ("COASTAL DIPLOMACY", LA CHIAMA) - DOPO IL RENDEZ-VOUS, UNA VOLTA SBARCATA A PORTO ERCOLE, LA EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" NON HA DOVUTO "IMPLORARE" PER UN SELFIE, COME AD EVIAN CON IL TRUMPONE, METTENDOSI IN SORRIDENTE POSA CON I VILLEGGIANTI - DOPO ESSERE STATA SPUTTANATA E INSULTATA VIA SOCIAL DAL SUO EX AMICO COL CIUFFO, LA CAMALEONTICA "GIGIORGIA" FORSE SPERA ANCORA DI RIALLACCIARE UN RAPPORTO COL DEMENTE DELLA CASA BIANCA AL CONVEGNO NATO DI ANKARA DEL PROSSIMO 7 LUGLIO - NEL DUBBIO DI QUALE SARA' LA REAZIONE DI TRUMP VERSO DI LEI (BUFFETTO O SCHIAFFETTO?), LA DUCETTA AZZOPPATA È STATA BEN ATTENTA A NON FAR SAPERE ALLE GAZZETTE DEL SUO INCONTRO CON FERTITTA - LA SMENTITA DI PALAZZO CHIGI: "MELONI NON È STATA SULLO YACHT DI FERTITTA. NOTIZIA INVENTATA"

mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT - L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? - AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L'ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO - OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? - IN SOCCORSO DI "GIGIORGIA", ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” - FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL "FALSARIO" RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L'ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” - IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…