jacobini e de bustis pop bari

COME HANNO BARATO A BARI - I VERTICI DELLA BANCA POPOLARE, A COMINCIARE DALL'ALLORA DG VINCENZO DE BUSTIS FIGAROLA, SAPEVANO CHE I 300 MILIONI DI EURO IN AZIONI VENDUTE NEL 2014 A MIGLIAIA DI RISPARMIATORI, NELLE CUI MANI SI SAREBBERO TRASFORMATE IN SPAZZATURA, ERANO UN PACCO AD ALTO RISCHIO. CHE IL LORO VALORE DI COLLOCAMENTO, SUPERIORE A 9 EURO, ERA DESTINATO A CROLLARE NEL GIRO DI POCHI MESI…

Carlo Bonini e Giuliano Foschini per “la Repubblica”

 

vincenzo de bustis 1

I vertici della Banca popolare di Bari, a cominciare dall' allora direttore generale Vincenzo de Bustis Figarola, sapevano che i 300 milioni di euro in azioni vendute nel 2014 a migliaia di risparmiatori, nelle cui mani si sarebbero trasformate in spazzatura, erano un pacco ad alto rischio. Che il loro valore di collocamento, superiore a 9 euro, era destinato a crollare nel giro di pochi mesi. Perché questo documentavano gli studi interni della Popolare. Questo suggerivano i numeri catastrofici delle sofferenze della Tercas.

 

marco jacobini 3

E su questo aveva concordato il Consiglio di amministrazione dell' Istituto, nello stesso momento in cui certificava il contrario con Consob, l' autorità di controllo di Borsa. Di più: nel verbale del Consiglio di amministrazione di Popolare del 17 ottobre del 2013 quando l' acquisizione di Tercas prende corpo - gli stessi vertici della banca svelano l' arcano di questi ultimi giorni intorno alle responsabilità di amministratori e vigilanza.

 

L' invito ad acquisire Tercas era arrivato nei primi giorni di quell' ottobre 2013 direttamente dalla Vigilanza centrale di Banca d' Italia. Da quel Carmelo Barbagallo, cioè, che in quello stesso momento, stava chiudendo il rapporto ispettivo sulla Popolare e, contemporaneamente, avrebbe dovuto vigilare sul rispetto da parte della banca del blocco all' acquisizione di nuovi istituti che la stessa Bankitalia aveva imposto nel 2010.

Con ordine.

 

banca popolare di bari 5

Bankitalia, "orgoglio" e "inganno" 17 ottobre 2013. Nell' aula consiliare di Popolare è convocata una riunione decisiva. La banca deve decidere se acquistare o meno l' abruzzese Tercas. Se accogliere o meno ne vedremo poi il dettaglio - le sollecitazioni che arrivano da palazzo Koch. Per farlo servono almeno tra i 350 e i 500 milioni di euro. E andranno chiesti al mercato. Con emissione di azioni ordinarie e obbligazioni subordinate da collocare alla clientela di riguardo, così come al parco buoi dei piccoli correntisti.

Prende la parola il presidente Marco Jacobini.

vincenzo de bustis

 

E - come si legge nel verbale della seduta - dice: «L' odierna riunione è stata convocata per fornire al Consiglio tutte le informazioni necessarie ad assumere in maniera informata e consapevole le determinazioni sull' invito ricevuto dalla Banca d' Italia a esaminare la sussistenza di condizioni e presupposti ritenuti favorevoli e verificare i profili operativi di un eventuale intervento della Popolare di Bari nell' operazione di salvataggio e risanamento di Banca Tercas, ora in amministrazione straordinaria ».

 

Per suonare ancora più convincente, Jacobini aggiunge un dettaglio: «Alcuni giorni fa la Vigilanza centrale, attraverso il dipartimento deputato della gestione delle situazioni di crisi, ha preso contatto con il vertice della Banca per illustrare i termini della possibile operazione (...) La Banca d' Italia eleva la Popolare di Bari a un livello superiore di dignità, riconoscendole un ruolo di grande prestigio».

 

Che tuttavia ha un costo. Non da poco. E che è compito dell' allora direttore generale Vincenzo de Bustis riferire con franchezza al Consiglio. «È vero - osserva - la sollecitazione della Banca d' Italia è un riconoscimento della credibilità e della fiducia che la vigilanza ci accredita. E la fiducia si nutre di scelte coraggiose e si alimenta con la coerenza dei comportamenti.

banca popolare di bari 1

 

L' invito, però, per quanto ci riempia di orgoglio, deve essere attentamente filtrato alla luce dei presupposti dell' arte del possibile, cercando di prevedere cosa potrà accadere nel futuro. Ed evitando, se possibile, situazioni di possibile disagio. Da un punto di vista patrimoniale, Banca Tercas ha bisogno di essere ricapitalizzata con capitale fresco, per recuperare l' equilibrio e raggiungere un "Tier one" (con questo termine si intende la componente primaria del capitale di una banca, il suo nocciolo duro, ndr ) soddisfacente.

Sono anche un po' a corto di liquidità. L' aspetto industriale preoccupa maggiormente, perché è stato perso del tempo importante».

 

E, in ogni caso, chiosa, «il ritorno ad una prospettiva di redditività positiva potrebbe richiedere almeno 24/36 mesi». Insomma, i vertici di Popolare sanno che da Tercas non ricaveranno un solo euro di utile prima del 2018. Il prospetto interno Sanno anche qualcosa in più.

 

vincenzo de bustis ai tempi in cui era dg di mps 1

In un prospetto interno della Banca, che porta la data del 31 ottobre 2013, elaborato dalla Direzione Generale Contabilità e bilancio e trasmesso all' ufficio del "Chief Risk Officer" (ruolo in quel momento ricoperto da Luca Sabetta, il dirigente che, come raccontato mercoledì da Repubblica , si trasformerà in whistleblower dell' inchiesta della Procura di Bari), l' operazione di acquisizione di Tercas viene valutata «potenzialmente idonea a determinare ripercussioni negative sulla redditività di Banca Popolare e sulla prospettiva di remunerazione e apprezzamento delle azioni». Di più: «A ripercuotersi negativamente sugli indici fondamentali dell' Istituto (quelli che determinano la solidità patrimoniale, insomma ndr .)» .

 

banca popolare di bari 2

Non fosse altro per un numero di Tercas. La banca abruzzese, al momento dell' acquisizione, presenta crediti deteriorati per tre miliardi e mezzo, pari a oltre il 50% in più del cosiddetto "Risk Weighted Asset" della Banca Popolare. Vale a dire il 50% in più delle esposizioni fuori bilancio ponderate in base al rischio (un tipo di calcolo utilizzato per determinare i requisiti patrimoniali adeguati di una banca).

 

La favola per gli investitori Con un quadro di questo genere, la sottoscrizione di azioni della Popolare del 2014 per l' aumento di capitale necessario ad acquisire Tercas è un doppio salto mortale. Ma i vertici della banca, nel prospetto consegnato alla Consob e al mercato il 22 novembre di quell' anno, lo raccontano come una favola per bambini. Consumando un doppio inganno.

 

BANCA POPOLARE DI BARI

Il primo riguarda il valore di collocamento dell' azione e la garanzia per eventuali illiquidità nel loro riacquisto. Una relazione interna alla Popolare firmata da Deloitte consiglia infatti per le azioni un prezzo compreso "in un intervallo tra 8,7 e 8,9 euro". Bene, la banca lo tira fino a 9,53. Di più: per rassicurare gli investitori sulla possibilità di disfarsi rapidamente dell' investimento, Popolare certifica che nessun ordine di vendita delle azioni è stato sin lì evaso con tempi di attesa superiore ai 90 giorni (circostanza che la Banca d' Italia, proprio nell' ispezione del 2013, aveva verificato come non vera).

banca tercas

 

Il secondo inganno riguarda invece l' operazione di aumento di capitale tout court e le sue ragioni: l' acquisto di Tercas. Si legge infatti nel prospetto informativo di quel 22 novembre 2014: «Si evidenzia che dall' operazione di acquisizione di Banca Tercas deriva un tipico rischio di business connesso al piano di rilancio commerciale di banche reduci da commissariamento, cui si aggiunge il rischio di una temporanea riduzione dei coefficienti patrimoniali di gruppo sotto il livello minimo regolamentare Nonché effetti peggiorativi di taluni indicatori gestionali, in particolare in relazione all' incidenza dei crediti deteriorati (incagli e sofferenze)». Non esattamente quello che Vincenzo De Bustis aveva raccontato al suo Cda. Non esattamente quello che i vertici sapevano.

Ultimi Dagoreport

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…