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AL RISTORANTE A CAZ*O DI CANE – UN RISTORATORE VICENTINO HA DECISO CHE I CLIENTI CHE ARRIVERANNO AL SUO RISTORANTE CON I CANI AL SEGUITO DOVRANNO PAGARE DUE EURO DI COPERTO PER ACQUA E SPESE DI PULIZIA - LA DIREZIONE SI RISERVA LA DECISIONE DI FAR ENTRARE O MENO ANIMALI E ANCHE L’APPLICAZIONE DEL TICKET È DISCREZIONALE. ECCO COME FUNZIONERA'

Costanza Cavalli per “Libero Quotidiano”

 

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Tra le cose prevedibili degli animali, in questo caso dei cani, oltre alla ridicola posizione con cui fanno la cacca, c' è la loro imprevedibilità. Ecco perché la decisione del ristorante La Torre, in via San Vito 37 a Albettone (Vicenza) - circa 150 coperti, tra i più frequentati della Riviera Berica - di far pagare il coperto anche ai cani, più che una questione di «discriminazione» verso gli animali, «che da noi sono sempre stati i benvenuti», dicono i titolari, sembra più un tentativo poco lungimirante di dirigere il traffico.

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I proprietari del locale sono, da una decina d' anni, i fratelli Devid, Fabio e Joe Formaggio (il sindaco del paese noto alle cronache per i cartelli anti bivacco e le frasi contro i ladri e contro i rom), e hanno deciso che da martedì prossimo, il primo gennaio 2019, i clienti che arriveranno al loro ristorante con i cani al seguito dovranno pagare due euro di coperto anche per loro, uguale ai cristiani. Il coperto include una ciotolina per l' acqua e le eventuali operazioni di pulizia necessarie alla fine del pasto.

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L'IDEA Al sindaco preme di essere preciso e parte con il racconto di un cane piccolissimo che fece una pipì sterminata in un angolo della sala principale, costringendo suo fratello Devid a pulire fino alle due di notte. «Almeno avesse pagato il coperto», disse Devid, e l' idea balenò quella sera. «Più avanti», racconta Joe, «arrivò una coppia che teneva al guinzaglio due pastori tedeschi che berciavano in continuazione. Da lì abbiamo deciso di prendere provvedimenti».

 

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Quello che riportano molti quotidiani, però, non è corretto: «Decideremo a chi far pagare il coperto», spiega Formaggio, «ho clienti abituali che vengono con il cane ma è così buono sembra non esserci, altri invece hanno un cane agitato».

 

Sul cartello informativo del nuovo corso, si legge infatti: «La direzione si riserva la decisione di far entrare o meno animali nel proprio locale». Insomma, cani grandi no, cani che abbaiano no, cani bagnati no: «Non è ipotizzabile che chi viene con la famiglia si trovi al fianco un alano più alto del bimbo undicenne, che sbava e puzza di umidità», ha dichiarato Fabio Formaggio.

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Il sindaco, in un' intervista-video a una tv privata, aggiunge: «Nessun razzismo verso i nostri amici a quattro zampe, ma pagheranno anche loro». In verità, ci sarebbe da osservare che, quanto a puzza e rumore, di solito vinciamo a mani basse noi umani. I cani in genere, si assoggettano a qualunque scomodità (sotto le sedie, scalciati per distrazione, ore di noia) pur di stare con i loro padroni.

 

«Io e i miei fratelli abbiamo dei cani», racconta Joe, «ma ho anche tre figli piccoli e preferisco i loro schiamazzi ai guaiti del mio golden retriver. In un ristorante la priorità sono le persone che mangiano».

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SENZA NORME «Non esiste una norma che regoli la presenza di animali nei ristoranti», spiega il direttore generale del Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi), Roberto Calugi, «e per fortuna: è bene che rimanga una libertà imprenditoriale. Una volta rispettate le norme igienico-sanitarie, ogni cosa è lecita; e può diventare un buon modo per fare marketing.

 

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Anche in questo caso è un' occasione di comunicazione, che tocca però un tema discusso, come pure l' accoglienza dei bambini, anche neonati, nei locali. In questo caso, però, non c' è libertà di scelta: nessuno può escludere un bambino da un pubblico esercizio».

 

L' igiene del locale, inoltre, dev' essere garantita sempre, a prescindere dal coperto: è impossibile credere che al ricavato della Torre una singola monetona faccia la differenza, e di certo non valgono una ciotola d' acqua.

 

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Coperto o no, l' uovo di colombo sarà il buon senso: «Credo che gli errori siano più dei padroni che degli animali», aggiunge Calugi, «bisognerebbe avere l' accortezza di prestare attenzione alla serata: se ci si accorge che nel locale ci sono già due cani, è sconsigliabile farne entrare un terzo».

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