israele missili palestina

LA DISFATTA DEI SERVIZI SEGRETI ISRAELIANI – COME È POSSIBILE CHE L'INTELLIGENCE INTERNA (LO “SHIN BET”), TRA LE PIÙ EFFICIENTI AL MONDO, SIA STATA SORPRESA DALL'ATTACCO PALESTINESE? – IL PIANO, CHE HA VISTO LA PARTECIPAZIONE MASSICCIA DI HAMAS E JIHAD, ERA STATO AMPIAMENTE PREPARATO, CON LUNGHE RICOGNIZIONI. L’ALTO NUMERO DI INFILTRATI IN TERRITORIO ISRAELIANO VUOL DIRE CHE LA BRECCIA È STATA CONSISTENTE, SENZA CHE I MILITARI POTESSERO CONTRASTARLA CON EFFICACIA –  IL RAID È STATO COPERTO DA UN DILUVIO DI FUOCO, CON IL TIRO MASSICCIO DI RAZZI E DI COLPI DI MORTAIO..

Estratto dell'articolo di Guido Olimpio per www.corriere.it

 

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Il 6 ottobre del 1973 gli eserciti arabi scatenavano la guerra dello Yom Kippur cogliendo di sorpresa Israele avvisato dall’intelligence solo all’ultimo minuto. Hamas ha mancato di un giorno la data dell’anniversario, probabilmente perché voleva agire di sabato, nel giorno in cui il nemico riposa. La sorpresa però c’è stata.

 

Diversi gli elementi dell’offensiva della fazione palestinese. Ha pianificato attentamente l’operazione studiando la routine della sicurezza lungo il confine di Gaza: ricognizione necessaria per individuare i punti deboli degli avamposti, eventuali errori, comportamenti dei soldati.

 

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Non abbiamo ancora tutti gli elementi ma l’alto numero di infiltrati vuol dire che la breccia è stata consistente, senza che i militari potessero contrastarla con efficacia. Il carro armato in fiamme ne è la prova. Il raid è stato coperto da un diluvio di fuoco, con il tiro massiccio di razzi e di colpi di mortaio. I guerriglieri hanno un arsenale vastissimo che gli permette di arrivare fino a Tel Aviv e anche oltre. Armi prodotte loco grazie all’assistenza tecnologia iraniana, all’esperienza dei loro «tecnici», alla lunga ricerca.

 

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Insieme a questi ci sono gli ordigni ricevuti negli anni da Teheran. Il bombardamento è servito a destabilizzare, a creare panico, a spingere i civili nei rifugi e ad impegnare i soccorsi. La terza mossa è quella più profonda e seria. I militanti delle Brigate Ezzedine al Qassam sono penetrati in territorio israeliano a bordo di veicoli, i video li mostrano nelle strade di Sderot. Liberi di girare, di sparare sui passanti, di presidiare incroci.

 

Di nuovo hanno certamente condotto sopraluoghi, valutato vie d’accesso, posti di polizia. Troppo esile, in apparenza, lo schieramento dell’esercito nel settore. Non meno rilevante è la propaganda. Un giornalista palestinese ha postato un video dall’interno da un kibbutz nelle mani degli incursori, altri hanno mostrato gli ostaggi israeliani catturati e altri ancora i guerriglieri spostarsi rapidamente in moto. I corazzati abbandonati in una base danno il senso della confusione e di un tracollo incomprensibile di forze armate che dovrebbero stare in allerta.

 

[…]

 

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Dietro il piano c’è la mano di Mohammed Deif, il capo del braccio armato di Hamas. Nato nel 1960 a Khan Younis, cresciuto all’ombra di Yaya Ayyash, detto l’ingegnere, l’uomo che preparò falangi di kamikaze, è diventato una figura importante quanto sfuggente. Scampato alla morte nel 2014, ha assunto regole di comportamento ferree, protetto da un cerchio di sicurezza e attento a non rivelare neppure il suo volto. Di lui c’è solo una vecchia foto.

 

Restando nell’ombra ha creato diverse unità speciali, ha sviluppato i «missili», ha intensificato l’addestramento ed atteso il momento opportuno per lanciare il colpo. La drammatica sequenza bellica pone infine interrogativi sugli apparati di sicurezza di Gerusalemme.

 

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I servizi interni – lo Shin Bet – e l’esercito non hanno colto segnali della tempesta in arrivo? L’ampiezza dell’assalto ha comportato una mobilitazione ampia da parte di Hamas e Jihad, quindi sarà da capire come sia stato possibile che l’avversario sia riuscito a passare non solo sotto i reticolati ma anche sotto il radar di un’intelligence esperta.

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