“DOV’E’ LO STATO?” - DOPO LA RAPINA SUBITA NELLA SUA VILLA, LA STILISTA DANIELA FARGION RACCONTA IL “PANDEMONIO” ORCHESTRATO DAI RAPINATORI CHE L’HANNO ASSALITA PORTANDOLE VIA UN BOTTINO DA OLTRE 600MILA EURO. “VOGLIO VENDERE LA MIA ABITAZIONE E ANCHE LA MIA AZIENDA PER ANDARMENE VIA DA QUA. NON MI SENTO PIU’ AL SICURO” - L’IMPRENDITRICE SVELA IL MODUS OPERANDI MESSO IN CAMPO DAI MALFATTORI: “MI HANNO TRASCINATA FUORI DI CAMERA DOPO AVERMI LEGATO LE MANI E A FURIA DI BOTTE PER CERCARE GLI OGGETTI DI VALORE”
Estratto dell’articolo di Simone Innocenti per il "Corriere della Sera"
Dice che aveva preso un sonnifero perché il giorno dopo doveva andare a fare esami medici e invece «poi è successo il pandemonio: sono stata ostaggio per due ore di una banda di rapinatori». Daniela Fargion, imprenditrice della moda, 65 anni, rapinata [...] da cinque malviventi, ora sa solo una cosa: «Voglio vendere la mia abitazione e anche la mia azienda per andarmene via da qua. Non mi sento più al sicuro: mi hanno puntato la pistola alla testa. Questo è il quarto episodio in poco meno di dieci anni. Io ho paura».
Che cosa è successo esattamente questa volta?
«Di tutto. Io ero appena andata a letto e i rapinatori, dopo aver tagliato la rete, hanno usato un piede di porco per spaccare la portafinestra che dà sul salotto. Sono andati dai miei due colf, li hanno legati con dei lacci da elettricista.
Hanno fatto lo stesso con la baby-sitter del mio nipotino che ha 2 anni e che era in casa: per fortuna non si è svegliato». [...]
In camera sua i malviventi erano in tre?
«Armati di pistola e spranghe, volto coperto, guanti alle mani, auricolari per comunicare con qualcuno dal quale prendevano ordini. Mi hanno trascinata fuori di camera dopo avermi legato le mani e a furia di botte per cercare gli oggetti di valore: hanno preso l’intera collezione di borse.
Poi mi hanno minacciato: “Dicci dov’è la cassaforte o ti spariamo in testa”. Ho risposto che ce li portavo, gliela aprivo: tanto non c’era nulla perché — in questi ultimi 10 anni — mi hanno rubato già altre quattro volte». [...]
Ma non l’hanno mollata.
«Hanno avuto la reazione opposta. Erano arrabbiati perché non trovavano quello che volevano e non l’hanno presa bene: mi hanno detto che mi tagliavano un dito alla volta se non dicevo dove era l’altra cassaforte. Poi mi hanno detto che mi avrebbero sparato alle ginocchia, mi avrebbero lasciato zoppa. Ho urlato che potevano farlo, non avevo altre casseforti». [...]
Solo che nel frattempo le avevano già portato via di tutto.
«Anche la pistola che detenevo regolarmente, se per questo. In camera c’era un rapinatore a tenere a bada i miei collaboratori, tre rapinatori erano con me mentre altri due erano nelle altre stanze che hanno messo a soqquadro. Mi hanno preso anche l’ultimo gioiello che mi era rimasto: un Patek Philippe. Ho detto loro anche che potevano prendersi la Bentley: non volevo più che stessero in casa mia».
E se ne sono andati per quale motivo?
«Hanno fatto razzia di tutto: 600mila euro di danno.
Prima di andarsene hanno avuto l’ok da qualcuno col quale parlavano attraverso gli auricolari. Ci hanno preso tutti i cellulari: uno dei telefonini dei miei collaboratori è stato ritrovato dai carabinieri in un campo. Il mio era nascosto dentro un libro: ho chiamato uno dei miei figli. Poi sono arrivate le forze dell’ordine»
I carabinieri del reparto operativo fiorentino sono «tignosi»: lo sa, vero?
«Lo so, ma anche se li prendono non succede nulla: quanta galera faranno? Questi erano professionisti: hanno usato lo spray su tutte le superfici che avevano toccato.
Io, però, le voglio dire una cosa».
Che cosa?
«Sono stufa. Io lavoro da una vita e ho sempre aiutato tutti. Non è possibile che ormai non siamo più al sicuro da anni: dov’è lo Stato?»





