“È PRONTO A IMMOLARSI NELLA CAUSA IN CUI CREDE” – IL GIP DI MILANO CONVALIDA IL FERMO DEL 21ENNE DI ORIGINE MAROCCHINA, ZAKARIA BEN HADDI, ACCUSATO DI TERRORISMO INTERNAZIONALE – IL GIUDICE HA RICONOSCIUTO UNA “PERICOLOSITÀ SOCIALE” DEL RAGAZZO, “CAPACE DI ORGANIZZARE AZIONI”: ERA “OSSESSIONATO” DALLA JIHAD, PUBBLICAVA “VIDEO DI PROPAGANDA RICONDUCIBILI ALLA GALASSIA JIHADISTA” E ALL’ISIS E CONTENUTI “APOLOGETICI DI ATTENTATI TERRORISTICI CONTRO L'OCCIDENTE E DI INCITAMENTO AL MARTIRIO” – IL GIUDICE GIUSTIFICA IL PERICOLO DI FUGA, CONFERMATO DALLA PRENOTAZIONE DI UN BIGLIETTO PER IL MAROCCO E AL RITROVAMENTO IN CASA DI 22MILA EURO IN CONTANTI…
Estratto dell’articolo di Federico Berni per il “Corriere della Sera”
Chiuso nel suo mondo, immerso nella parte pericolosa del web, tra siti, video e canti religiosi ispirati al fondamentalismo islamico, fino al punto di esserne «ossessionato».
Un ragazzo «pronto a immolarsi nella causa in cui crede», il 21enne Zakaria Ben Haddi, secondo il giudice per le indagini preliminari di Milano Rossana Mongiardo, che ieri ha convalidato il fermo per terrorismo internazionale eseguito tra il 31 maggio e l’1 giugno nei confronti del giovane di Vimercate (Monza), applicando la custodia in carcere.
Una decisione, quella del magistrato, giustificata dal pericolo di fuga, confermato dalla prenotazione di un biglietto per il Marocco, il Paese d’origine della sua famiglia (oltre al ritrovamento in casa di 22mila euro in contanti).
UNO DEI POST SUL MARTIRIO JIHADISTA POSTATO DA Zakaria Ben Haddi
A pesare sono state anche la sua «pericolosità sociale» e la possibilità che continui a commettere reati dello stesso tenore, ossia fare apologia, tramite social, di attentati terroristici compiuti dallo Stato Islamico contro cristiani e Occidente, e promuovere l’incitamento al martirio.
Postando, a questo scopo, anche un riferimento «neutro», ma significativo, ai fatti di Modena — la folla travolta in auto dal 31enne Salim El Koudri — e soprattutto pubblicando frasi che hanno fatto pensare al peggio, a un passaggio all’azione concreta il 31 maggio, la data in cui avrebbe reso «l’Italia un Paese migliore».
Un soggetto «fragile», che ha riferito al gip di passare il tempo chiuso in casa a Oreno, borgo immerso nel verde, a navigare in rete, in media circa dieci ore al giorno, e per questo «suggestionabile» ed «imprevedibile», ma anche «capace di organizzare nei dettagli e in maniera raffinata e razionale ogni movimento ed ogni azione».
[...] «Non ho intenzione di prendere un coltello e andare a ferire la gente in giro ma mi rendo conto del pericolo di emulazione», ha detto Haddi, sconosciuto alle forze dell’ordine prima dell’arresto, aggiungendo di non aver considerato il fatto di poter «influenzare altre persone».
Il giovane ha riferito di aver attraversato un periodo «buio», dopo una bocciatura alle superiori, di voler studiare medicina, di essere «interessato alla geopolitica» fin da quando era «bambino», e di aver pubblicato quei contenuti «solo a scopo divulgativo».
In merito al post, in cui condivideva un servizio del Tg1 sulla tragedia di Modena, avrebbe dichiarato che si è trattato di un fatto che lo ha «colpito molto», da cui però avrebbe preso le distanze («ho scritto che disapprovo su Instagram»).
A lui, e alle sue presunte aspirazioni stragiste (non ancora definite dagli investigatori), si è arrivati indagando su una rete virtuale che lega neonazisti e sostenitori dell’islamismo radicale («non aderisco a correnti fasciste, era un interesse politico»).
Giustificazioni che non hanno convinto il tribunale, che lo considera un ragazzo «colpito dal concetto di martirio quale dedizione ad una causa», e che «non si è limitato a pubblicare video, immagini e commenti che esaltavano le azioni più brutali ed efferate compiute dall’Isis ai danni del mondo occidentale» [...]




