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ADESSO FACCIAMO SUL SIERO – IL “WHATEVER IT TAKES” DI MARIO DRAGHI SUI VACCINI: BISOGNA ARRIVARE AD ALMENO 300 MILA INIEZIONI AL GIORNO. MA COME? INNANZITUTTO CENTRALIZZANDO LA CATENA DECISIONALE, MA NON SU UNA SINGOLA PERSONA (L’ESPERIENZA ARCURI INSEGNA), PIUTTOSTO ALLA PROTEZIONE CIVILE DOVE È TORNATO IL BRACCIO DESTRO DI GABRIELLI, FABRIZIO CURCIO – I DANNI DELL’AUTONOMIA TERRITORIALE CHE FRENA LE IMMUNIZZAZIONI

 

1 - DRAGHI ACCENTRA IL PIANO VACCINI STOP AL FAR WEST DELLE REGIONI

Ilario Lombardo per “la Stampa”

 

MARIO DRAGHI ALLA CAMERA

Sui numeri Mario Draghi ha poco da dire. Il piano dei vaccini che il presidente del Consiglio sta definendo assieme ai nuovi vertici della Protezione civile prevede di moltiplicare le iniezioni che attualmente galleggiano su cifre troppo basse, ma non offre traguardi numerici precisi.

 

Chi lavora nella trincea organizzativa parla di almeno 300 mila al giorno, ma è più un auspicio che altro. È sul metodo e sulla strategia che invece l' ex banchiere centrale sta concentrando in queste ore la propria attenzione. Puntando su un obbiettivo, tra gli altri: centralizzare maggiormente il piano a Roma ed evitare il far west regionale.

 

DOMENICO ARCURI

Per farlo però non dovrebbe ritagliare un ruolo di comando a misura di un solo uomo. L' idea di un coordinatore unico sui vaccini richiesto ieri da Antonio Tajani a nome di Forza Italia non trova sponda a Palazzo Chigi.

 

Draghi non vuole replicare il modello del governo Conte che aveva affidato a Domenico Arcuri uno strapotere nella lotta alla pandemia. Tra qualche giorno il commissario, di fatto, uscirà di scena, e potrebbe finire a occuparsi, in veste di amministratore delegato di Invitalia, della logistica amministrativo-contrattuale che riguarda dosi, forniture e contratti firmati. La somministrazione del siero, cioè la campagna vaccinale vera e propria, non dovrebbe più riguardarlo.

 

Da fonti di governo, si fa notare, tra l' altro, che Arcuri in questi giorni è alle prese con l' inchiesta sullo scandalo delle false mascherine, e a breve dovrebbe essere sentito dalla Procura di Roma per una controverifica sulle rivelazioni degli intermediari finiti sotto indagine. I poteri di Arcuri torneranno maggiormente in capo alla Protezione civile che per volontà di Draghi e su suggerimento del neo-sottosegretario con delega ai Servizi, Franco Gabrielli, è tornata a essere guidata da Fabrizio Curcio.

 

franco gabrielli fabrizio curcio 1

Il premier vuole che gli uomini dell' emergenza, anche dell' esercito che il ministero della Difesa metterà a disposizione, si muovano in una cornice normativa ben definita e alla luce della sentenza della Corte costituzionale di cinque giorni fa. La lotta alla pandemia, hanno stabilito i giudici della Consulta, è competenza dello Stato.

 

Cosa vuol dire? Che in questo lungo anno di battaglia al virus il conflitto tra governo centrale e Regioni non aveva ragione di essere se non per una errata interpretazione del federalismo sanitario. La traduzione attuale sui piani vaccinali è la fotografia di una situazione non omogenea, con Regioni che hanno un passo più virtuoso e sostenuto, e altre che invece faticano e non sono nemmeno nell' orizzonte di completare a breve il primo step dell' immunizzazione, quello che riguarda gli over 80. Per Draghi la sentenza è una leva per riorganizzare il coordinamento su base nazionale dei piani regionali.

 

vaccino astrazeneca 1

L' altra parte della sua strategia Draghi la continua a giocare sul fronte europeo: e riguarda il pressing sulla Commissione affinché spinga le aziende Big Pharma a liberare i brevetti per la produzione domestica e a fermare l' export in caso di accordi non rispettati su dosi e tempi di consegna. Il premier italiano è intenzionato a frenare quella che considera «una forma di arbitraggio», consentita dai regolamenti, che permettono di dilazionare l' arrivo dei vaccini nel frattempo rivendibili su altri mercati a prezzi maggiorati.

MEME SUL VACCINO PFIZER

 

La produzione in Italia dei vaccini sarà fondamentale per la campagna d' autunno. Nel frattempo il governo si augura l' immediato via libera al nuovo vaccino Johnson&Johnson che essendo monodose potrebbe facilitare la campagna della prima iniezione di massa sul modello inglese. Tutte le armi diventano importanti. E

 

per Matteo Salvini tra queste c' è il vaccino russo Sputnik. «Perché non usarlo?» insiste. Dopo Ungheria, Austria, e San Marino, anche la Repubblica ceca ha avviato le trattative con Mosca. Bisognerà capire se l' appello di Salvini non indebolisce i buoni propositi atlantici di Draghi.

 

domenico arcuri by osho

2 - COSÌ L'AUTONOMIA TERRITORIALE HA FRENATO LE IMMUNIZZAZIONI

Niccolò Carratelli per “la Stampa”

 

Ventisette milioni. Sono le dosi del nuovo vaccino che arriveranno in Italia a partire da aprile ed entro la fine dell' anno. Un milione e 600mila sono invece le dosi di vaccino anti Covid rimaste in frigorifero, non ancora somministrate. È il 27% del totale di oltre 5 milioni e 800mila dosi consegnate in Italia in questi primi due mesi dell' anno.

 

VACCINO PFIZER 1

Ma la giacenza è molto diversa a seconda del vaccino: di quello di Pfizer avanza circa il 10% delle dosi, di quello di Moderna poco meno del 50%, di quello di AstraZeneca addirittura il 73% è ancora al fresco. Per i due vaccini americani, per cui il richiamo previsto è ravvicinato (entro tre o quattro settimane), c' è una normale quota di "riserva", tenuta appositamente per garantire le seconde dosi.

 

Nel caso di Moderna, che ha numeri complessivi molto marginali (125mila dosi iniettate su 245mila consegnate), ha pesato anche l' annuncio di ritardi nelle forniture previste a febbraio. Il caso di AstraZeneca, invece, è emblematico, perché mette in evidenza cosa non sta funzionando nel piano di vaccinazione.

 

franco gabrielli fabrizio curcio

Un milione e 48mila dosi consegnate dall' azienda anglo-svedese nelle ultime tre settimane, poco più di 290mila quelle inoculate fino a ieri. Eppure potevano essere usate tutte subito, senza tenerne da parte nemmeno una, visto che il richiamo è ormai raccomandato dopo 12 settimane e dovrebbero arrivare altri 4 milioni di dosi solo in questo mese di marzo.

 

Allora perché 750mila dosi di vaccino AstraZeneca non sono state ancora iniettate a chi ha meno di 65 anni? I destinatari non mancano, tra forze armate e personale scolastico, due categorie prioritarie. E, d' altra parte, la facilità di trasporto e conservazione del vaccino (meglio gestibile degli altri due), avrebbe dovuto ampliare le possibilità di somministrazione.

MARIO DRAGHI PARLA ALLA CAMERA

 

Troppa autonomia

La ragione va ricercata nelle pieghe dell' autonomia delle Regioni, che hanno messo a punto loro piani specifici per portare avanti la campagna vaccinale, con differenze troppo marcate per non creare squilibri. «Alcune si sono fatte trovare più pronte a partire con il vaccino AstraZeneca, altre sono ferme al palo», spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe.

quartier generale pfizer a new york

 

«Il piano vaccinale nazionale è debole, fornisce solo indicazioni di massima - avverte - le modalità organizzative sono lasciate alle Regioni e questo, in molti casi, è un problema».

Succede così che la Toscana abbia già iniettato il 95% delle dosi del vaccino AstraZeneca e la Basilicata nemmeno una.

 

mario draghi al senato 2

Che nel Lazio comincino oggi le vaccinazioni negli studi dei medici di famiglia (per ora non tante in realtà: 80mila dosi disponibili per 4mila dottori, fanno circa 20 iniezioni a testa) e in Veneto gli stessi medici di base non abbiano ancora toccato palla. E non solo lì: sono una decina le Regioni che, nonostante il protocollo nazionale, non hanno finora coinvolto i medici di medicina generale. Perché le aziende sanitarie sono concentrate nell' organizzare la vaccinazione degli anziani ultraottantenni, è una delle spiegazioni più frequenti. Vera fino a un certo punto, visto i risultati parziale: su 4 milioni e 400mila over 80 da vaccinare, solo 600mila hanno ricevuto la prima dose, meno della metà ha completato il ciclo vaccinale. Del resto, in alcune Regioni gli interessati vengono chiamati per fissare l' appuntamento per l' iniezione, in altre vengono spedite lettere, in altre ancora è il paziente che deve segnalare online la propria adesione.

 

domenico arcuri

Spesso, a seconda delle aziende sanitarie, sono diversi anche i criteri di inserimento delle persone nelle categorie da vaccinare. Non è detto, insomma, che gli appartenenti a una stessa categoria siano vaccinati nello stesso periodo in tutte le Regioni. Con il rischio che si spinga la famosa autonomia oltre certi paletti: «Un conto è definire un proprio ordine di vaccinazioni nelle categorie di rischio previste dal piano nazionale - dice Cartabellotta - un altro è decidere di cambiare le categorie, anticipandone altre, pensi all' ultima proposta di Bertolaso in Lombardia».

 

Più vaccinatori per più dosi

MARIO DRAGHI PARLA ALLA CAMERA

Con questa frammentazione, pensare di raddoppiare o triplicare il numero delle vaccinazioni quotidiane, obiettivo del governo Draghi, sembra difficile. A meno di non raddoppiare anche i vaccinatori. Il bando per assumere 15mila tra medici e infermieri, lanciato dal Commissario Domenico Arcuri, è stato un mezzo flop: pochissimi infermieri candidati, difficoltà per le agenzie del lavoro nelle assunzioni, molte Regioni ancora aspettano i rinforzi promessi o ne hanno visti arrivare poche decine.

 

I medici di famiglia sono più di 40mila, ma vanno messi nelle condizioni di lavorare. Poi, quasi certamente, si butteranno nella mischia migliaia di medici e infermieri volontari della protezione civile. Del resto la materia prima non dovrebbe mancare: se gli accordi sulle forniture sono su base trimestrale, entro il 31 marzo l' Italia dovrebbe ricevere quasi 10 milioni di ulteriori dosi.

 

Di queste, circa la metà sono attese da AstraZeneca, tutte prime dosi, per immunizzare 4 milioni e mezzo di persone. Poi aspettiamo il vaccino di Johnson&Johnson, «alcuni milioni di dosi (6 o 7, ndr) nel secondo trimestre, entro giugno», dice Massimo Scaccabarozzi, presidente di Federfarma e numero uno di Janssen Italia, azienda del gruppo J&J. In tutto, stando alle previsioni, 27 milioni di dosi entro fine 2021 e ne basta una per garantire la protezione. Può essere la svolta. Il punto è: avremo la capacità di somministrarle?

vaccino oxford astrazenecavaccino astrazenecavaccino astrazeneca

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