IL CASO EPSTEIN E’ UNA RETE DI VERITÀ CELATE E TENTATIVI DI INSABBIAMENTO: NEI FILES, IL NOME DI TRUMP APPARE 1 MILIONE DI VOLTE! - CI SONO ALMENO SEI UOMINI, COPERTI DAGLI OMISSIS, CHE AVREBBERO “COSPIRATO” CON EPSTEIN NEGLI ABUSI DI DECINE DI MINORENNI: SONO LESLIE WEXNER, UNO DEI PIÙ NOTI BUSINESSMAN AMERICANI; UN ALTRO UOMO D’AFFARI, AHMED BIN SULAYEM DEGLI EMIRATI ARABI; E POI SALVATORE NUARA, ZURAB MIKELADZE, LEONIC LEONOV, NICOLA CAPUTO - IN UNA MAIL DEL 2009, EPSTEIN RACCONTAVA A GHISLAINE MAXWELL, DELLA TELEFONATA TRA IL SUO AVVOCATO E QUELLO DI TRUMP. QUEST’ULTIMO AVREBBE CITATO IL TYCOON, SECONDO CUI “EPSTEIN NON ERA UN MEMBRO DI MAR-A-LAGO, MA ERA UN OSPITE, E NO, NON GLI ABBIAMO MAI CHIESTO DI ANDARSENE” - L’AFFERMAZIONE CONTRADDICE QUANTO AFFERMATO DAL PRESIDENTE, E CIOÈ DI AVER CESSATO OGNI RAPPORTO CON EPSTEIN DAL 2004. C’È UN’ALTRA TESTIMONIANZA CHE METTE IN DUBBIO QUANTO SOSTENUTO DALLA CASA BIANCA…
Estratto dell’articolo di Roberto Festa per “il Fatto quotidiano”
Il nome di Donald Trump compare più di un milione di volte negli Epstein Files non censurati. E ci sono almeno sei uomini – tra cui il miliardario e uomo d’affari Leslie Wexner – che sono stati coperti dagli omissis e che invece avrebbero “cospirato” insieme a Jeffrey Epstein negli abusi di decine di minorenni. Lo affermano due deputati democratici, Jamie Raskin e Ro Khanna, che hanno potuto consultare i file nella versione originale.
Le rivelazioni rafforzano l’idea che l’operazione trasparenza annunciata dall’amministrazione Trump non c’è stata. In quei documenti c’è probabilmente molto di clamoroso e sconvolgente che ancora non conosciamo.
Leslie Wexner, uno dei più noti businessman americani, alla guida di aziende come Bath & Body Works, Victoria’s Secret, Abercrombie & Fitch; un altro uomo d’affari, Ahmed Bin Sulayem degli Emirati Arabi; e Salvatore Nuara, Zurab Mikeladze, Leonic Leonov, Nicola Caputo (un omonimo ex eurodeputato del Pd ha smentito di esser lui la persona citata nei file: “Nel 2009 ero solo un consigliere regionale”).
Sono i sei uomini che Ro Khanna ha citato dopo aver avuto accesso alle carte di Epstein. I loro nomi sono stati cancellati nella versione resa pubblica dal Dipartimento, nonostante la possibilità concreta che abbiano partecipato ai crimini di Epstein.
JEFFREY EPSTEIN A MAR-A-LAGO CON DONALD TRUMP
“Se in due ore abbiamo scoperto sei uomini che l’amministrazione ha nascosto, quanti ne stanno nascondendo in tre milioni di file?”, si è chiesto Khanna. Il democratico allude alle regole draconiane fissate dal Dipartimento di giustizia per i deputati che chiedono di avere accesso agli Epstein Files senza i milioni di omissis con cui sono stati resi pubblici.
I legislatori devono recarsi in un edificio del governo, dove in una stanza ci sono quattro computer collegati ai file. Non possono portare con sé il cellulare. Non possono entrare nella stanza con persone del loro team. I deputati hanno tempo sino a venerdì. Poi le carte non censurate di Epstein spariranno anche dalla loro facoltà di indagine e controllo.
“Non abbiamo niente da nascondere”, dice il vice segretario alla giustizia Todd Blanche. Le restrizioni imposte sembrano suggerire il contrario. Anche perché, nel giro di qualche ore e con pochissimi strumenti, i deputati hanno trovato molto. Jamie Raskin ha per esempio impostato il nome di Donald Trump nel motore di ricerca e il risultato appare interessante.
jeffrey epstein Sultan Ahmed bin Sulayem
“È venuto fuori oltre un milione di volte”, spiega Raskin, che non ha avuto ovviamente il tempo di verificare tutte le citazioni ma che ha comunque scoperto qualcosa. In una mail del 2009, Epstein raccontava alla sua collaboratrice, Ghislaine Maxwell, della telefonata tra il suo avvocato e quello di Trump. Quest’ultimo avrebbe citato proprio il tycoon, secondo cui “Jeffrey Epstein non era un membro di Mar-a-Lago, ma era un ospite di Mar-a-Lago, e no, non gli abbiamo mai chiesto di andarsene”.
jeffrey epstein al matrimonio di donald trump nel 1993
L’affermazione contraddice quanto affermato dall’attuale presidente, e cioè di aver cessato ogni rapporto con Epstein, e di averlo bandito da Mar-a-Lago, a partire dal 2004. C’è un’altra testimonianza che emerge dagli Epstein Files e che mette in dubbio quanto sinora sostenuto dalla Casa Bianca. Nel 2006 l’allora capo della polizia di Palm Beach, Michael Reiter, parlò con Trump. “Grazie al cielo lo state fermando, tutti sanno molto bene quello che Epstein fa”, avrebbe detto Trump a Reiter, che informò l’Fbi.
L’agenzia, in questa come in molte altre occasioni, non approfondì la cosa. La vicenda Epstein si sta dunque sempre più trasformando in una complessa rete di dubbi, verità celate, tentativi di insabbiamento, lacune investigative, proclami di innocenza che si dissolvono alla prova dei fatti. […]

