claudio campiti

LA FOLLIA DI CLAUDIO CAMPITI, CHE HA COMPIUTO UNA STRAGE ALLA RIUNIONE DI CONDOMINIO, ARRIVA DA LONTANO - TUTTO INIZIA CON LO STRAZIO PER LA PERDITA DEL FIGLIO, MORTO SU UNA PISTA DA SCI - DA CUI DERIVANO LA RABBIA VERSO CHI NON AVEVA MESSO IN SICUREZZA IL TRACCIATO E UN'INCESSANTE RICERCA DELLA VERITÀ (POI CERTIFICATA DALLA CONDANNA DEFINITIVA DI TRE PERSONE) - LE LETTERE A POLITICI E PERSONAGGI FAMOSI, IL BLOG “BENVENUTI ALL’INFERNO”, I DIECI ANNI VISSUTI DA FANTASMA IN UN TUGURIO, IL FALLIMENTO DELL’INVESTIMENTO DI UNA CASA VACANZE AL LAGO DEL TURANO, I CONFLITTI CON I CONDOMINI, LE ACCUSE AI MAGISTRATI…

Rinaldo Frignani per il “Corriere della Sera”

 

CLAUDIO CAMPITI

«All'adorato Romano senza più quel futuro di studente brillante negato da una corrotta gestione del Patrimonio dell'Umanità». Incisa sulla lapide del figlio c'è tutta la rabbia di Claudio Campiti. Un eterno atto d'accusa contro chi nel 2012 sulle nevi della Val Pusteria gli ha portato via il suo ragazzo, liceale modello alla scuola francese Chateaubriand di Villa Borghese, il giorno prima del suo compleanno. E contro chi - secondo lui - durante il processo ha tentato di infangarne la memoria. Ma è solo l'inizio di una tragica parabola.

 

Dieci anni dopo il 57enne ex imprenditore e assicuratore, che aveva trascorso la giovinezza a Ladispoli e Cerveteri, sul litorale romano, ha scaricato tutto quell'odio nel gazebo affollato di innocenti del bar «Il posto giusto», fra Fidene e Colle Salario. Convinto di essersi vendicato di chi gli aveva fatto terra bruciata attorno in un complesso residenziale vicino Rieti, gestito dal Consorzio Valleverde ad Ascrea, dove pensava di potersi invece rifare una vita.

LA CASA DOVE VIVEVA CLAUDIO CAMPITI AL CONSORZIO VALLE VERDE

 

Dieci anni, forse anche di più, vissuti come un fantasma: mai una foto con l'ex moglie diplomatica, Rossella Ardito, sconvolta e chiusa nella sua casa a Prati, né con le figlie Sveva e Costanza, cresciute nel ricordo straziante del fratello maggiore. Dieci anni di lotte parallele, ma separate, per ottenere giustizia per il figlio scomparso in un assurdo incidente in slittino sulla Croda Rossa.

 

IL FIGLIO DI CLAUDIO CAMPITI

Lui nell'ombra, ma in fondo sempre presente con il blog dedicato a Romano, al quale ha fatto raccontare in prima persona tutte le sue iniziative per far mettere in sicurezza quel tortuoso tracciato fra gli alberi. Gli incontri con gli amministratori locali, le denunce in Procura sulla pericolosità delle piste e la mancata manutenzione, le telefonate all'Istituto di sanità per conoscere le statistiche sugli incidenti sulla neve. Le lettere a politici e personaggi famosi, anche a Reinhold Messner.

 

LA PISTOLA USATA DA CLAUDIO CAMPITI PER LA STRAGE ALLA RIUNIONE DI CONDOMINIO A FIDENE

Un impegno continuo per la verità, poi certificata dalla condanna definitiva di tre persone. «Sono morto sulla pista di slittino, se una strada di montagna si può chiamare pista, finendo contro un albero. Per questo devo ringraziare il gestore che nulla ha fatto per mettere in sicurezza il tratto dove io sono morto.

 

Io sapevo sciare ma non ero mai stato su uno slittino. Mio papà vuole che vi racconti la mia storia e quello che lui sta facendo per evitare che altri papà debbano soffrire quanto tocca a lui ora e fino alla fine dei suoi giorni toccherà soffrire», scriveva Campiti sempre a nome del figlio. Ora, dopo quello che ha fatto a Roma, a soffrire sono sette famiglie.

 

LA CASA DOVE VIVEVA CLAUDIO CAMPITI

Ma lo stile di quei post è lo stesso che il killer di Fidene ha poi utilizzato nell'altro blog, Benvenuti all'Inferno, l'arma nelle sue mani per attaccare il direttivo del Consorzio Valleverde. Prima di impugnare davvero la pistola, non con la mente offuscata - almeno fino a oggi non è emerso nulla al riguardo - ma, secondo gli inquirenti, con un lucido progetto pluriomicida che prendeva in considerazione anche l'ipotesi di una fuga all'estero.

Fra i suoi obiettivi anche Luciana Ciorba, salva per un soffio.

 

«Quello non è matto per niente», assicurava domenica con lo sguardo terrorizzato. Campiti la insultava in modo pesante, indicandola come una delle responsabili del fallimento del suo investimento al Turano: uno scheletro di cemento armato da trasformare in casa per vacanze.

 

 

È rimasta così per 15 anni, senza autorizzazioni per completarla. Senza acqua, bagno.

La corrente elettrica assicurata da allacci abusivi. In guerra con chi gli ricordava che era moroso sulle quote condominiali. Al contenzioso per i mancati versamenti, Campiti ha replicato con denunce e slogan sul web. Nel 2016 il primo striscione con la scritta «Consorzio raus!», poi l'accusa, con un esposto, ai suoi componenti di essere «un'associazione a delinquere mafiosa con tanto di pagamento del pizzo».

 

CLAUDIO CAMPITI BAR FIDENE

Non ha risparmiato nessuno, nemmeno la Procura e la prefettura di Rieti. Lo aveva fatto anche a Bolzano, quando se l'era presa con i magistrati. «L'ennesima udienza, l'ennesimo pm, mi chiedo a cosa serva questa figura se praticamente a ogni udienza cambia. Forse sarebbe meglio levargli il disturbo di partecipare», aveva scritto. Identico atteggiamento a Rieti, scenario diverso, ma scontro continuo - nelle caotiche riunioni di condominio, con i carabinieri presenti - al quale Campiti non è stato sempre da solo nelle sue rivendicazioni. Dal 2015 però nessuno lo ha più seguito. E l'escalation di rancore e problemi economici ha preso il largo, come l'ossessione per le armi da fuoco.

 

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