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LA SECONDA VITA DEI CRIMINALI - LA FRANZONI A CASA, ERIKA CERCA LAVORO, OMAR HA UN FIGLIO E LAVORA COME BARISTA, STASI HA PRESO L'ABILITAZIONE DA COMMERCIALISTA: ECCO COSA FANNO I PIU’ CELEBRI CONDANNATI ITALIANI...

Valentino Di Giacomo per www.ilmessaggero.it

 

franzoni

Era nata sotto il segno dei gemelli Yara Gambirasio, in uno di quei giorni di fine maggio quando la primavera fa già presagire i tempi delle vacanze, del sole e del mare. Uccisa a soli 13 anni, un tempo infinitamente piccolo da non poter assaporare tutte le bellezze della vita. Un destino spezzato troppo in fretta. Chi una vita ancora ce l'ha, come Massimo Bossetti, l'assassino di Yara, dovrà invece reinventarsela contando stancamente i giorni nella consapevolezza che mai più uscirà da un carcere.

 

APPROFONDIMENTI

«Fine pena mai» è la sentenza definitiva, per lui come per tanti altri assassini che in questi anni hanno riempito le cronache italiane: ognuno con la sua storia ed un destino da consumare dietro le sbarre tentando di dare un senso al presente e al futuro, a fare i conti con un passato che non cambierà. Storie che si ripetono quasi sempre uguali con lo sfondo sempre identico di un'Italia e dei suoi mezzi d'informazione che si dividono tra innocentisti e colpevolisti. Un circo mediatico che dura almeno fino alla sentenza definitiva, una condanna che stabilisce per sempre il seguire dei giorni per chi resta.

erika omar

 

Quel tempo troppo stretto per i familiari delle vittime che devono imparare a convivere con un dolore inestirpabile, un tempo troppo ampio per chi quei delitti li ha commessi, da impiegare nell'apprendimento di come si vive sine die dietro le sbarre. Tra i casi di cronaca più eclatanti, i carnefici hanno provato a ricostruirsi una vita tra corsi d'arte, studi, lavori e persino un impiego in un call-center. Vale per tutti il percorso riabilitativo stabilito dalla Costituzione, anche per chi da una prigione non potrà più uscire.

 

FINE PENA MAI

Una vita all'ergastolo come quella dei coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi. Assassini della porta accanto, avevano ucciso pochi giorni prima del Natale del 2006, in provincia di Como, quattro vicini di casa: Paola Galli, sua figlia trentenne Raffaella Castagna, il piccolo figlioletto Youssef di appena due anni d'età e una donna che abitava in un appartamento confinante, Valeria Cherubini. «Rosa e Olindo», così come sono conosciuti alle cronache, hanno trascorso il periodo dei tre gradi di giudizio con l'obbligo dell'isolamento diurno. Rosa è reclusa nella prigione di Bollate, definito un «carcere modello». Qui Bazzi lavora nella sartoria dove confeziona abiti, grembiuli e borse con il marchio di Bollate che si chiama «Gatti galeotti».

Erika e Omar

 

La condanna è a vita, ma in realtà Rosa può uscire a cadenza fissa dal carcere, ogni 15 giorni può infatti incontrare suo marito recluso nel carcere di Opera. Olindo, per tutto il tempo che non vede Rosa durante i colloqui, tiene il conto in un diario. Su quei fogli scrive della sua passione per il giardinaggio, nel suo tempo dietro le sbarre cura infatti l'orto della prigione e, a sera, sul diario annota i fiori e le piante coltivati, numero e tipologia degli innesti. Fa fiorire la vita dopo averla tolta a quattro persone. Ma non c'è pareggio.

 

«Fine pena mai» come quelle di Cosima Serrano e Sabrina Misseri, condannate all'ergastolo per l'omicidio della 14enne Sarah Scazzi avvenuto nel 2010. Le due donne, zia e cugina della giovane vittima, sono recluse nel carcere di Taranto. Anche per loro c'è la possibilità di studiare e seguire dei corsi. Madre e figlia hanno svolto un laboratorio artistico all'interno della casa circondariale. Alla fine del corso hanno potuto anche firmare le proprie opere sul catalogo della mostra i cui proventi della vendita sono stati destinati all'associazione di volontariato penitenziario «Noi e Voi».

franzoni

 

FUORI DAL CARCERE

Chi invece ha potuto rifarsi una vita fuori dalla prigione dopo i delitti commessi, sono Erika De Nardo e Mauro, detto «Omar», Favaro. I due avevano rispettivamente 16 e 17 anni quando a Novi Ligure, nel 2001, uccisero la mamma di Erika, Susanna Cassini, e il fratellino undicenne, Gianluca. 16 anni di prigione furono inflitti alla ragazza e 14 al giovane. Nel 2010, Omar venne scarcerato grazie all'indulto e alla buona condotta, Erika uscì di prigione un anno dopo. Oggi Omar ha 35 anni, ha un figlio, una moglie e lavora come barista. Erika di anni ne ha 34, aveva trovato lavoro in un negozio di musica che poi è stato chiuso. In diverse interviste rilasciate negli ultimi anni si è lamentata di non riuscire a trovare lavoro a causa del suo oscuro passato. La ragazza, durante i suoi anni di reclusione, è riuscita anche a laurearsi, con 110 e lode, in Lettere moderne scrivendo una tesi su «Socrate e la ricerca della verità negli scritti platonici». Ha sempre addossato le colpe dei delitti della madre e del suo fratellino al suo fidanzato di allora, Omar.

 

franzoni

Una nuova vita sta provando ad intraprenderla anche Annamaria Franzoni, condannata a 16 anni per l'omicidio avvenuto nel 2002 di suo figlio, Samuele. Dopo sei anni trascorsi in carcere, alla donna sono stati concessi gli arresti domiciliari nel 2014. Le è permesso di uscire di casa per quattro ore al giorno per fare la spesa e svolgere le sue attività quotidiane. Non vive più a Cogne, ma è sempre con suo marito Stefano che non l'ha mai abbandonata, il suo primogenito 24enne e il bimbo nato l'anno successivo la morte di Samuele. Una perizia psichiatrica ha indicato che non c'è il rischio che possa uccidere ancora. Nonostante la condanna definitiva, anche Franzoni continua a sostenere la propria innocenza.

 

alberto stasi

Un altro caso di cronaca assai divisivo per l'opinione pubblica è stato il delitto di Garlasco avvenuto nell'agosto 2007. Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione, ha ucciso la sua fidanzata di 26 anni, Chiara Poggi. Un anno dopo il delitto, mentre subiva il processo, anche Stasi riuscì a laurearsi in Economia con 110 e lode alla Bocconi di Milano. Presa l'abilitazione da commercialista, il giovane è entrato in uno dei programmi che consentono ai detenuti di lavorare. Ha un impiego in un call center e percepisce circa mille euro al mese. La notizia ha avuto ampio risalto sulla stampa perché Stasi è stato condannato in sede civile a risarcire oltre un milione di euro alla famiglia della vittima. Soldi che il carnefice non sarebbe disposto a riconoscere avendo anche rinunciato a riscuotere la consistente eredità del padre, morto nel 2013, pur di risultare nullatenente.

 

Più recente è l'omicidio della professoressa di francese Gloria Rosboch, uccisa in provincia di Torino due anni fa. Reo confesso l'omicida, Gabriele Defilippi, ex studente della donna, condannato a 30 anni di reclusione. Diciannove la condanna per il suo complice, Roberto Obert. Gloria Rosboch aveva prelevato 187mila dal conto dei suoi genitori per poi consegnarli a Defilippi. Gabriele, 24 anni, aveva anche tentato il suicidio in carcere legando una maglietta ad un termosifone. Pochi mesi fa il ragazzo ha chiesto e ottenuto di terminare gli studi conseguendo il diploma in servizi socio-sanitari.

 

SENZA OBLIO

franzoni

Alla fine degli anni '90 risale invece l'omicidio della studente 22enne Marta Russo, uccisa con un proiettile vagante esploso all'interno dell'università La Sapienza di Roma. Un processo durato tanti anni che alla fine ha individuato come colpevoli Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro, condannati rispettivamente a 5 e 4 anni di reclusione: il primo per omicidio colposo e l'altro per favoreggiamento. Entrambi hanno potuto rifarsi una vita, ma con enormi difficoltà. Scontata la pena, prima in carcere (fino al 2004), poi ai servizi sociali (nella riabilitazione dei disabili) fino al 2006, Scattone ha lavorato come professore supplente. Nel 2011 ottenne una supplenza in storia e filosofia presso il liceo scientifico Cavour di Roma, dove aveva studiato Marta Russo, generando furenti polemiche. Scattone riuscì anche ad ottenere l'assunzione, ma a causa degli attacchi subiti decise di abbandonare l'incarico. Tornò poi a insegnare filosofia nel liceo Primo Levi e in anni successivi come insegnante di materie umanistiche in altri licei. Ruolo che poi ha nuovamente abbandonato per le insormontabili polemiche che scoppiavano ogni volta otteneva un incarico.

scattone ferraro

 

Sorte simile per Salvatore Ferraro, avvocato, musicista e scrittore che già in carcere fu ingaggiato per la sceneggiatura di un film su un serial killer, «Cattive inclinazioni». Nel 2005 finì di scontare la pena ai domiciliari e divenne militante del Partito Radicale, tra i responsabili dell'Associazione «Il Detenuto Ignoto» (fondata con Irene Testa e Marco Pannella), impegnato per i diritti umani dei detenuti, per il garantismo e la riforma della giustizia. Ha lavorato in seguito come collaboratore di Daniele Capezzone. Con l'associazione si è dedicato anche al supporto e all'assistenza legale per le morti di Giuseppe Uva e Stefano Cucchi. Altre vittime e, soprattutto, altri carnefici, alcuni ancora senza nome.

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Anna Maria Franzoni

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