“SONO CAMBIATO. NON FAREI MALE NEMMENO A UNA MOSCA, NON HO PIÙ TURBE SESSUALI E NON VOGLIO ALTRO CHE VIVERE IN PACE” – GIANFRANCO STEVANIN, IL “MOSTRO DI TERRAZZO” CHE TRA IL 1988 E 1996 UCCISE SEI DONNE, LE TAGLIÒ A PEZZI E LE SEPPELLÌ NEL GIARDINO DEL PODERE IN CUI VIVEVA CON LA MADRE, IN PROVINCIA DI VERONA, CHIEDE LA SEMILIBERTÀ – IL 66ENNE FU ARRESTATO 32 ANNI FA E FU CONDANNATO ALL’ERGASTOLO – PER LE PERIZIE PSICHIATRICHE L’UOMO È UN “DETENUTO MODELLO”, CHE HA SUPERATO UNA GRAVE PATOLOGIA ONCOLOGICA (CHE AVREBBE CAUSATO “L’ANNULLAMENTO DI QUALUNQUE IMPULSO SADICO-SESSUALE”) – MA CI SONO ANCORA DUBBI: IN UNA RELAZIONE DEL 2017, VIENE DESCRITTO COME UN…
Estratto dell’articolo di Andrea Priante per il “Corriere della Sera”
«Sono cambiato». Gianfranco Stevanin, il «Mostro di Terrazzo», lo ripete da tempo. Di certo, a 66 anni, non è più il giovane agricoltore che tra il 1988 e il 1994 uccise sei donne, le tagliò a pezzi e le seppellì nel giardino del podere in cui viveva con la madre, in provincia di Verona.
Il serial killer fu arrestato il 16 novembre di 32 anni fa, grazie a una prostituta austriaca che era riuscita a fuggire dopo essere stata aggredita e sequestrata. Condannato all’ergastolo, oggi è recluso nel carcere di Bollate. E da lì, attraverso il suo avvocato Francesco D’Andria, ha presentato al tribunale di Sorveglianza di Milano la richiesta di semilibertà «alla luce — si legge nell’istanza — di un fatto nuovo, oggettivo, irreversibile e scientificamente rilevante».
[…] In passato Stevanin era stato valutato da diverse equipe di psicologi che erano sempre giunte alle stesse conclusioni: è «quasi un detenuto modello», che in carcere lavora e si è anche diplomato in ragioneria, e nel 2004 salvò la vita al compagno di cella che stava per suicidarsi. Ma dietro a quella facciata sempre rispettosa delle regole, resta lo spettro del killer sadico e ossessionato dal sesso.
In una relazione del 2017, viene descritto come un uomo con una «corazza forte e impenetrabile», un narcisista che vorrebbe un «dominio totale sulla figura femminile». Se uscisse di galera, quindi, potrebbe tornare a colpire come faceva quasi quarant’anni fa, quando in piena notte caricava in auto le prostitute fingendosi un cliente e le portava a Terrazzo Veronese, dove le torturava per ore fino a soffocarle.
Quando i poliziotti perquisirono il capanno vicino alla casa in cui abitava con l’anziana madre, trovarono indumenti intimi, materiale pornografico, ma anche settemila fotografie che aveva scattato per documentare le violenze (comprese quelle di una donna, probabilmente già morta, mai ritrovata) e un piccolo cuscino che, negli anni, si stava costruendo imbottendolo con i capelli e i peli pubici delle sue vittime. Fu da quel momento che gli investigatori cominciarono a scavare nei campi della famiglia Stevanin, recuperando qua e là i cadaveri che aveva fatto a pezzi con una sega elettrica.
[…] Nell’istanza inviata mercoledì al tribunale di sorveglianza di Milano, si sostiene che Stevanin è un «soggetto oggi anziano, gravemente compromesso sul piano fisico», che ha superato una grave patologia oncologica — ed è proprio questo il «fatto nuovo scientificamente rilevante» — che avrebbe causato «l’annullamento di qualunque impulso sadico-sessuale».
L’avvocato D’Andria si dice ottimista: «Non mi aspetto che i giudici decidano di concedergli la semilibertà solo sulla base dei certificati medici, ma conto che dispongano una perizia psichiatrica ed endocrinologica per verificare se, come riteniamo, Stevanin non sia più un pericolo per la società. Poi, se andrà come mi auguro, potrà essere affidato a una comunità e, dopo 32 anni di reclusione, trascorrere fuori di prigione i giorni che gli restano».
[…] «Non ho più niente di mostruoso — disse qualche anno fa, nella sua ultima intervista rilasciata a Giusi Fasano su Sette — non farei male nemmeno a una mosca, non ho più turbe sessuali e non voglio altro che vivere in pace, magari con una famiglia».[…]




