fratelli bianchi

“I FRATELLI BIANCHI SEMBRAVANO ESSERE STATI SFORNATI DALLA CATENA DI MONTAGGIO DEL MODELLO PIÙ ECONOMICO DI PUPAZZUME ANABOLIZZATO E ARABESCATO” - GIANLUCA NICOLETTI DOPO LA CONDANNA ALL’ERGASTOLO DEI FRATELLI BIANCHI: “DI CLONI DEI DUE BULLI DI COLLEFERRO SE NE POSSONO TROVARE A BIZZEFFE, SE NE VEDONO OVUNQUE SI CELEBRI L'APOTEOSI DEL MASCHIO VINCITORE, DAL TALENT ESTREMO ALLE STORIE SU INSTAGRAM. I DUE SONO STATI SEGUACI OTTUSI DEL VERBO CORRENTE CHE PREDICA INTOLLERANZA..." - LE URLA IN AULA CONTRO GIUDICI E TESTIMONI FINO AL DESIDERIO DI CHIAMARE IL FIGLIO COME UNO DEI PERSONAGGI DI "SUBURRA"

L ABBRACCIO DEI FRATELLI BIANCHI AL PROCESSO PER L OMICIDIO DI WILLY MONTEIRO DUARTE

1 - DALLE POSE STILE SUBURRA A QUELLE URLA IN AULA CONTRO GIUDICI E TESTIMONI

Virginia Piccolillo per il “Corriere della Sera”

 

Le grida di gioia degli amici di Willy le hanno appena coperte. Ma da dietro le sbarre, alla condanna di ergastolo si sono sentite, chiare, le urla di Marco e Gabriele Bianchi. Contro il «tradimento» del coimputato, Francesco Belleggia. Contro chi non ha creduto ai loro «non abbiamo fatto niente. Willy non lo abbiamo ucciso noi». Contro i presunti autori, come dice il difensore, di un «processo mediatico». E contro chi, dicono loro, li ha fatti apparire come «mostri».

MARCO BIANCHI

 

Le urla hanno fatto immediatamente scattare la corsa degli agenti penitenziari in aula. Preoccupati che la tensione degenerasse due anni dopo quel pestaggio sanguinario che in 54 brutali secondi lasciò il 21enne senza vita e senza un organo intatto. Palestrati, supertatuati e con una fama violenta e opaca che li precedeva, i fratelli Bianchi quella notte erano stati chiamati apposta. Per punire chi aveva osato intervenire in una lite e provare a sedarla. E, a sentire gli amici di Willy, succedeva spesso che venissero usati come una sorta di «servizio d'ordine» dell'arroganza criminale.

 

GABRIELE BIANCHI

Erano arrivati a tutta velocità. Avevano frenato bruscamente. Parcheggiato. E si erano avventati proprio su quel ragazzo esile, insieme a Francesco Belleggia e Marco Piancarelli, massacrandolo. Furono «gli altri», dicono loro. «Nel buio» non si distingueva chi davvero colpì Willy, insiste il difensore. Ma le testimonianze sono univoche. Il primo a parlare in aula e dire cos' era successo la sera dell'omicidio è l'amico che era con Willy, Samuele Cenciarelli.

 

Ieri era anche lui con gli amici stretti attorno a Lucia, la mamma della vittima. E ha contestato: «Io ero lì. Si vedeva che picchiavano tutti insieme. Usano la scusa dei lampioni spenti ma si stanno arrampicando sugli specchi». Loro negano. Marco ammette di avergli dato solo un calcio al fianco sinistro e una spinta : «Ma si è subito rialzato». Gabriele accusa Belleggia: «Gli ha dato un calcio sul viso prendendo la rincorsa».

I FRATELLI BIANCHI CON I GENITORI

 

«Una vita accelerata», così un amico ha descritto la loro esistenza. Nelle conversazioni intercettate in carcere si scorge ancora l'arroganza e la violenza che le ha scandite. Racconta Marco Bianchi riferendosi all'ostilità manifestata dagli altri detenuti: «Poi mi sento chiamà la mattina "'ao, a infame! A infame" Mannaggia.. ah infame! Mi hai spaccato il naso il chiodo dentro al dentifricio ogni cosa che succede, boooommm».

IL PADRE DEI FRATELLI BIANCHI AGGREDISCE UN CAMERAMAN DE LA VITA IN DIRETTA

 

E il fratello Gabriele lo avverte: «Devi stare attento, perché pure se dormi, quelli arrivano e ti zaccagnano». Lui però si mostra spavaldo: «Stai tranquillo, non vengono, sono mollicci». Per comprendere meglio la personalità dei Bianchi ci sono anche le intercettazioni relative al nome del figlio di Gabriele. Il problema si pone dopo l'arresto. Manca poco al parto e lui ha deciso di chiamare il bebè Aureliano. Ne parla con la fidanzata e la madre che gli dice: «A lei tutti i nomi gli stanno bene ma quello no».

Simonetta Di Tullio madre dei fratelli Bianchi

 

Ed è la stessa fidanzata a spiegare il motivo: «Il 30 ottobre riesce la serie nuova di Suburra , si chiama: "Il ritorno di Aureliano", non si può proprio chiama'. Vi contestano a voi proprio ogni cosa... lo stile di vita... di qua e di là, io vado a chiamà un figlio Aureliano? Lo so che non c'è niente di male, io, ma tu non ti rendi conto del fuori, Teso'. Cioè quello va a scuola, massacrato, appena arriva, teso'». Rilancia: «Leonardo, vuol dire forte come un leone». Ma lui non è disposto a cedere: «Non chiamate figlimo come un salame...aho, mi inc...zo come una bestia, eh».

I FRATELLI BIANCHI

 

2 - LA FALSA CATARSI DEGLI SPACCAOSSA DI COLLEFERRO

Gianluca Nicoletti per “la Stampa”

 

I fratelli Marco e Gabriele Bianchi avranno lavorato sodo anni e anni. Ci vuole perseveranza per costruirsi addosso l'immagine standard dei truci spaccaossa. Solo quando hanno intuito che avrebbero pagato molto cara la loro «leggerezza» di aver ammazzato di botte un ragazzino inerme, ecco che si sono scoperti bravi figli di mamma.

 

Quando l'ombra dell'ergastolo è cominciata ad allungarsi su di loro, i due picchiatori di paese hanno cercato di cambiare pelle. Hanno capito che la loro narrazione epica, funzionale per indurre timore, li avrebbe portati a essere percepiti dalla collettività come mostri di spietatezza.

 

I FRATELLI BIANCHI

Ecco quindi il tentativo di ricostruirsi un'immagine in extremis con quella lettera alla madre di Willy, in cui scrivevano che, se avessero ucciso suo figlio, mai avrebbero avuto il coraggio di guardarla come guardano la loro mamma. Certo, immaginiamo tutti che sicuramente ci sarà stata una mamma che stirava loro le camicie, a completare l'accurata iconografia con cui amavano rappresentarsi. Le pose marziali, i tatuaggi, i muscoli pompati, il cipiglio da duri e tutti i possibili espedienti per essere alla fine i primi tra gli sfigati, auto eletti al vertice della catena alimentare dei portatori di griffe.

 

La mossa della catarsi mammona se la potevano anche risparmiare, non è servita a far cambiare di una virgola la presunzione pubblica della loro colpevolezza, anche la sentenza è arrivata che più dura non si può. Il qualunquismo da strada che oggi commenta quell'ergastolo non faticherà a fare la ola. Ci sarà persino chi andrà oltre; come degno epilogo di questa storia schifosa, dirà che i due fratelli si sarebbero meritati la pena di morte.

i fratelli bianchi

 

Purtroppo la vicenda non ispira commenti edificanti, ancora più improba è la fatica di cercare conforto nell'idea che si sia fatta giustizia. Tutto da subito è sembrato il più prevedibile esito di una limacciosa spietatezza, tollerata e fomentata. Un pensiero rasoterra che sta da troppo tempo inghiottendo, come una palude di sabbie mobili, quello che con grande fatica avevamo costruito lungo un impervio percorso di civilizzazione nazionale.

 

È tutta colpa dei media! Sicuramente è così. È anche la spiegazione che si sono data i due Bianchi alla lettura della sentenza in aula. Certo ,sono stati tv e giornalisti a rappresentarli come mostri, però solo questo pretendeva il loro accurato maquillage.

i fratelli bianchi a miami

Hanno fatto di tutto per assomigliare a quanto di più spocchioso e farlocco giganteggi nei luoghi canonici del fermento sub culturale.

 

Di cloni dei due bulli di Colleferro se ne possono trovare a bizzeffe, se ne vedono ovunque si celebri l'apoteosi del maschio vincitore, dal talent estremo alle storie su Instagram. I fratelli Bianchi sembravano essere stati sfornati dalla catena di montaggio del modello più economico di pupazzume anabolizzato e arabescato, in loro era condensato tutto ciò che oggi incarna l'esempio vincente del machismo spavaldo da pugnal tra i denti e ali di gabbiano.

fratelli bianchi

 

Oggi i due pagano l'imperdonabile zelo di aver portato fino alle estreme conseguenze un pensiero che conquista sempre più seguaci, è la falsa promessa che il malessere contemporaneo può essere sanato solo se si estirpa tutto ciò che sembra «politicamente corretto». Sono stati seguaci ottusi del verbo corrente che predica intolleranza, hanno frantumato a pugni e calci l'esistenza del più fragile dei loro concittadini, senza nemmeno l'ombra di un motivo apparente. Hanno infierito a morte perché lo avranno considerato come un sacco per esercitare il loro perfetto stile di combattimento. Una lezione par fargli capire che loro erano i Bianchi, mentre lui invece era solo un nero.

fratelli bianchi 2

 

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