cristiana lauro vino ghiaccio

GLI ENOLOGI OLTRANZISTI ARRICCERANNO IL NASO, MA METTERE IL GHIACCIO NEL VINO NON È PIÙ UN PECCATO! – CRISTIANA LAURO: “OGGI È UFFICIALMENTE SDOGANATO, E FA TENDENZA, QUELLO CHE FINO A POCO TEMPO FA SI CONFIGURAVA COME GESTO SFACCIATO, INDECENTE. IL GHIACCIO NON SOLO RINFRESCA MA DILUISCE, QUINDI È BENE CHE SIA DI GROSSE DIMENSIONI PER EVITARE DI ANNACQUARE IL VINO” – MA I “PURISTI” SI INDIGNANO: “L’INVADENZA MALEDUCATA ANCHE DI UN SOLO CUBETTO PERTURBA LA TRAMA DELICATA". ANCHE MENO...

1-GHIACCIO NEL VINO? NON È PIÙ PECCATO, MA IL TIPO DI CUBETTO È FONDAMENTALE

Estratto dell’articolo di Cristiana Lauro per “Il Sole 24 Ore”

 

ghiaccio nel vino 8

Oltre a quella dei vini rosati è partita anche la moda di aggiungere ghiaccio nel calice di vino o, più spesso, negli spumanti. Oggi è ufficialmente sdoganato - e fa tendenza - quello che fino a poco tempo fa si configurava come gesto sfacciato, indecente. Personalmente non mi disturba incrociare nei locali diverse persone che bevono il vino col ghiaccio, a patto che si tratti di scelte dei clienti e non di proposte del servizio di sala (giammai!).

 

cristiana lauro

L’aggiunta di ghiaccio non è necessariamente una critica al prodotto o alla temperatura di servizio (che tuttavia viene sottovalutata con una certa frequenza), può essere semplicemente una preferenza di quel momento e, ripeto, una richiesta del cliente.

 

Nel caso però è importante prestare attenzione al tipo di ghiaccio che, come insegnano i maestri della mixology, è fondamentale. Il ghiaccio non solo rinfresca ma diluisce, quindi è bene che sia di grosse dimensioni per evitare di annacquare il vino.

 

È pertanto bandito quello tritato, utile soltanto per rinfrescare i calici e con la raccomandazione di buttarlo via subito dopo. Il ghiaccio ideale, infatti, deve somigliare più possibile a quei bei cubi grossi e trasparenti che utilizzano i barman per preparare diversi tipi di cocktail. […]

 

 

 

2-GHIACCIO NEL VINO: ECCO PERCHÉ NON SI FA. L’ESPERIMENTO

Estratto dell’articolo di Luciano Fiordiponti per www.dissapore.com

 

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Partiamo da una premessa: qualora leggere nel titolo “ghiaccio nel vino” vi abbia fatto istintivamente sobbalzare, allora possiamo essere amici. In caso contrario, se tuffare poligoni di acqua allo stato solido nella più sacra delle bevande non vi provoca la benché minima smorfia di disapprovazione, be’ è il momento di parlarne.

 

L’usanza di godere della frescura regalata dal ghiaccio negli afosi giorni estivi è ben radicata. Da decenni disponiamo di congelatori dove far solidificare l’acqua in molteplici forme. Spesso i cubetti di ghiaccio sono risolutori per chi ha la memoria di una falena e scorda puntualmente di porre in frigo con il giusto anticipo la n-sima bottiglia della m-sima bibita, proprio quella che servirà a metà del pranzo e che non si può servire a temperatura ambiente senza passare per un cavernicolo.

 

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E non basta: nel mondo della mixology il ghiaccio non è solo un mezzo refrigerante ma un vero e proprio ingrediente, con le sue brave grammature e forme di cui tenere conto. Infine, non scordiamo anche l’appagante sinestesia regalata dal tintinnio dei cubetti nel bicchiere. Insomma, il ghiaccio non è un nemico e non è il male; tuttavia ci sono bevande in cui è meglio non far nuotare questi poligoni gelati: il vino è una di queste.

 

Nel caso fosse necessario e nel caso siate nuovi del posto, vi metto in carreggiata: qui non si è dogmatici; tutto è contestabile, tutto è discutibile e ogni giudizio è ribaltabile per mezzo, si capisce, di prove ed argomentazioni concrete (un esempio recente? La pizza con l’ananas).

 

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[…] Ogni vino possiede una gamma di molecole aromatiche peculiare, un intarsio millimetrico di profumi e sapori che hanno una correlazione diretta con il vitigno, con il grado di maturazione dell’uva, con l’annata, con il territorio dove le viti affondano le radici, con tempi e modi di affinamento, ecc…

 

L’invadenza maleducata anche di un solo cubetto di ghiaccio perturba questa trama delicata, con la possibilità di perdere il piacere di bere un qualcosa di unico. Figuriamoci nel caso di tre cubetti, come piace agli americani e, mi dicono, anche ai francesi (chiedere ai piemontesi per maggiori informazioni): come si può pretendere di avere ancora del profumo e del sapore residuo se allunghiamo il vino della metà, anche nel caso di un esemplare da svariati kilotoni aromatici?

 

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[...] Volete godere di vino fresco, finanche freddo? Munitevi di secchiello e i cubetti di ghiaccio metteteli dentro quest’ultimo, magari aggiungendoci anche un pizzico di sale grosso se siete amatori dei climi antartici, oppure acquistate una glacette, strumento ideato per mantenere a lungo stabile la temperatura del vino nella bottiglia.

 

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