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ANCHE GLI INDUSTRIALI SI SONO ROTTI IL DAZIO – IL PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA, EMANUELE ORSINI, STRIGLIA BRUXELLES: “L’EUROPA DEVE SVEGLIARSI. DOPO LA LETTERINA DI TRUMP SUI DAZI MI ASPETTAVO CHE L'EUROPA CONVOCASSE SUBITO IL VOTO SUL MERCOSUR” – CONFINDUSTRIA CALCOLA CHE L’APERTURA AI MERCATI DEL SUD E DEL CENTRO AMERICA ASSICUREREBBE ALLE IMPRESE ITALIANE DAI 5 AI 7 MILIARDI DI EURO DI ESPORTAZIONI IN PIÙ – IL PIZZINO A PALAZZO CHIGI: “BISOGNA RIDURRE IL COSTO DELL’ENERGIA PER RILANCIARE LA PRODUTTIVITÀ. E PER ESSERE COMPETITIVI OCCORE PUNTARE SUL NUCLEARE...”

Estratto dell’articolo di Paolo Baroni per “La Stampa”

 

EMANUELE ORSINI – ASSEMBLEA DI CONFINDUSTRIA – FOTO LAPRESSE

Il presidente di Confindustria torna a strigliare l’Europa. «Dopo la letterina di Trump io mi aspettavo che l'Europa il giorno dopo facesse comunque almeno la convocazione del voto al Mercosur» sostiene il presidente Emanuele Orsini intervenendo ad un convegno Confindustria-Enea sul rilancio dell’energia nucleare.

 

Secondo i calcoli fatti dal Centro studi Confindustria, infatti l’apertura dei mercati del Mercosur assicurerebbe da subito alle nostre imprese dai 5 ai 7 miliardi di euro di esportazioni in più.

 

Di contro «ogni punto in più di dazi ci costa 874 in più o in meno» spiega il numero uno degli industriali, aggiungendo che «dobbiamo dirci la verità: l'Europa deve reagire velocemente e non possiamo pensare di essere competitivi se gli altri continenti stanno viaggiando delle velocità diverse e ci stanno imponendo economie diverse. L'Europa – insiste Orsini - deve darsi veramente una mossa: come diciamo noi a Modena si deve dare una scantata, perchè non c'è più tempo affrontando quei temi burocratici fondamentali che ingessano le nostre società».

 

[...]

 

ursula von der leyen giorgia meloni conferenza sulla ricostruzione dell ucraina. foto lapresse

Il livello ideale dei dazi? «Per me devono essere pari a zero, perché a causa della svalutazione partiamo già svantaggiati: solo intervenire sulla burocrazia Ue recupereremmo il 6-7%» ha risposto Orsini a chi lo intervistava. «Oggi noi siamo al 13% di svalutazione del dollaro sull’euro – ha poi aggiunto – Noi, anche se si rimasse fermi, un dazio ce l’abbiamo già, non dobbiamo dimenticarcelo.

 

Le nostre proiezioni, purtroppo, dicono che la svalutazione dollaro euro sarà ancora più importante quando si arriverà al bilancio degli Stati Uniti che vedrà inevitabilmente incrementare l'inflazione per le scelte, per cui si potrà arrivare anche ad un -20%. Per cui se poi facciamo 20+30 arriviamo al 50% e a quel punto qualsiasi numero si aggiunge per noi è fuori controllo», per questo secondo il numero uno di Confindustria oggi «non si può parlare solo di dazi ma si deve capire a livello europeo come calmierare la differenza del costo della caduta del crollo del dollaro verso l'euro e dei dazi perché è un numero che gira assieme».

 

GIORGIA MELONI EMANUELE ORSINI

Secondo Confindustria dazi al 30% avrebbero un impatto economico di 37,5 miliardi di euro, se fossero al 20% l'impatto sarebbe di 27,6 miliardi, al 15% di 22,6 miliardi e infine al 10% 17,6 miliardi.

 

«Ci sono alcuni settori che non avranno problemi a vendere negli Stati Uniti e ci sono alcuni settori che andranno in grande difficoltà, pero' ci saranno settori che saranno colpiti, ma soprattutto questa operazione é per delocalizzare le nostre migliori imprese verso gli Stati Uniti» ha sostenuto poi Orsini ricordando «che ogni 300 aziende che vanno verso gli Stati Uniti si portano dietro 100 aziende di filiera, che si portano dietro 102.000 persone.

 

Quindi l'Europa, in questo caso, deve intervenire in maniera forte e proteggere la propria industria europea. E' il momento di dimostrare che l'Europa ha cambiato passo, ma non possiamo aspettare tanto tempo».

 

caro energia

Per sostenere le nostre imprese e farle diventare più competitive, secondo Confindustria, occorre abbassare il costo dell’energia: tante soluzioni si stanno mettendo in campo ma occorre rientrare anche sul nucleare.

 

«Occorre che il Paese corra molto più velocemente – sostiene Orsini – ed il costo dell’energia rappresenta un pezzo di quello che può essere l’incremento della aiuto alla produttività. Dobbiamo aiutare le nostre imprese a diventare più forti e per diventare più forti abbiamo bisogno di fare sviluppo e per fare ricerca e sviluppo servono investimenti e a quel punto anche il nostro prodotto diventerà competitivo».

 

Per questo, ha insistito Orsini, sul nucleare «non bisogna mollare. Abbiamo bisogno di iniziare questo processo, anche per una questione di sicurezza nazionale». A suo parere bisogna «partire dalle esigenze del Paese.

 

impianti nucleari

Oggi i consumi del nostro Paese sono pari a 300 terawatt ora, nel 2030 arriveranno a 400, nel 2050 a 600. «Serve capire come colmare questo gap, benissimo le rinnovabili, ma anche qui abbiamo lanciato un allarme: i 150 gigawatt mettiamoli a terra velocemente, non possiamo essere contrari alle rinnovabili e al nucleare», ha concluso Orsini. E nel frattempo, ha aggiunto, «bisogna cercare di trovare un percorso per il nucleare».

donald trump - daziGIORGIA MELONI EMANUELE ORSINI

 

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