federico freni giancarlo giorgetti giorgia meloni antonio tajani marina berlusconi

IL GOVERNO È UNA POLVERIERA – FORZA ITALIA HA BLOCCATO LA NOMINA DEL SOTTOSEGRETARIO LEGHISTA, FEDERICO FRENI, ALLA GUIDA DELLA CONSOB, QUANDO SEMBRAVA TUTTO FATTO – TAJANI VUOLE PIAZZARE SU QUELLA POLTRONA IL “TECNICO” FEDERICO CORNELLI, UNO DEI CINQUE COMPONENTI DELL’AUTORITÀ PER LA VIGILANZA DEI MERCATI FINANZIARI – DIETRO LA MOSSA DEL MERLUZZONE AZZURRO C’È IL RISIKO DELLE NOMINE DI PRIMAVERA DI PARTECIPATE E DIVERSE AUTHORITY. MA C’È ANCHE LO ZAMPINO DI MARINA BERLUSCONI: LA PAURA DELLA CAVALIERA È CHE CON LA CONSOB ALLA LEGA VENGA MENO IL RUOLO DI TUTELA DELLE BANCHE CHE FORZA ITALIA HA CUORE. IN PRIMIS PER FARE DA SCUDO A MEDIOLANUM…

Estratto dell’articolo di Giuseppe Colombo per www.repubblica.it

 

antonio tajani giancarlo giorgetti foto lapresse

«Giancarlo, io voglio Cornelli». Quando intercetta il ministro dell’Economia nell’anticamera della sala dove di lì a poco prenderà il via il Consiglio dei ministri, Antonio Tajani tenta l’affondo contro il collega. Sostituire in corsa il nome del futuro presidente della Consob che proprio Giorgetti custodisce in una cartellina con il logo del Mef.

 

È lì dentro che è conservata una breve nota su Federico Freni. Il profilo del sottosegretario leghista al Tesoro è quello concordato con Palazzo Chigi, a cui spetta l’indicazione in Cdm. Il bollino è di quelli che contano. L’ha messo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.

 

federico freni

Ma quando tutto sembra filare liscio, ecco l’arrembaggio di Tajani. Tira fuori il nome di Federico Cornelli, uno dei cinque componenti dell’Autorità per la vigilanza dei mercati finanziari. [...]

 

Il rapporto è andato avanti sotto traccia e ora viene rispolverato per la scelta del successore di Paolo Savona alla guida della Commissione per la società e la borsa. Il tecnico al posto del politico. Cornelli invece di Freni. Anche a costo di forzare la mano sulle motivazioni della contrarietà al candidato di Palazzo Chigi.

 

MARINA BERLUSCONI DIVENTA CAVALIERA DEL LAVORO

Il “mai un politico alla Consob” - ragiona la fronda contraria dei parlamentari azzurri - è «una sconfessione della nostra storia». Il riferimento è alla scelta fatta nel 2010 da Silvio Berlusconi, allora premier: l’indicazione del fondatore di FI per il numero uno dell’Authority ricadde su Giuseppe Vegas, vice di Giulio Tremonti al Mef. Un politico, non un tecnico.

 

Ma la scelta di puntare su Cornelli è funzionale anche ad altre ragioni. Il fastidio per la mancata condivisione della nomina di Freni da parte della presidenza del Consiglio nasconde il timore dei forzisti di restare indietro nella partita delle nomine.

 

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani giancarlo giorgetti foto lapresse

La casella della Consob ha un peso specifico importante, le altre che restano ancora da riempire sono poche. Certo, c’è la tornata di primavera delle partecipate di Stato, da Eni a Enel, solo per citare alcune delle “big” in lizza, ma i posti nelle Authority dei settori strategici sono altrettanto pesanti, se non di più.

 

Ecco allora la strategia: alzare la tensione su Consob per strappare qualcos’altro. Il qualcos’altro è la presidenza dell’Antitrust, il presidio a tutela della concorrenza. La scadenza dell’attuale numero uno, Roberto Rustichelli, è a vista: maggio, poco più di tre mesi abbondanti. E poi c’è un altro incastro importante: l’Anac, guidata ora da Giuseppe Busia. Da tempo Matteo Salvini ha messo gli occhi sull’Autorità nazionale anticorruzione.

 

federico freni. foto di bacco

[...] Nelle considerazioni che scaldano le chat dei parlamentari azzurri dopo il caos in Cdm sul nome di Freni spunta anche Marina Berlusconi. La paura è lasciare la Consob alla Lega, venendo meno a quel ruolo di tutela delle banche che gli azzurri hanno da sempre a cuore.

 

In primis per fare da scudo a Mediolanum, la banca partecipata al 30% da Fininvest. Ecco perché nelle conversazioni telefoniche viene ricordato il pressing del Carroccio per tassare gli istituti di credito con l’obiettivo di trovare soldi per la manovra.

 

Federico Cornelli - commissario consob

Ma la Lega non indietreggia. "Il nostro nome era e resta quello di Freni, non pensiamo ad altri candidati”, dicono fonti del partito di via Bellerio. Salvini non intende retrocedere. Palla a Meloni.

marina berlusconiantonio tajani giancarlo giorgetti foto lapresse

Ultimi Dagoreport

RUGGIERI, TORNA COM’ERI! - DOPO AVER LETTO SU DAGOSPIA UN COMMENTO AI SUOI ELOGI A TRUMP, IL NIPOTE DI BRUNO VESPA RISPONDE CON UN VIDEO BILIOSO, DEFINENDO DAGOSPIA UN “SITARELLO” E PARLANDO DI “DELIRI STUPEFACENTI” - IL PARTY-GIANO RUGGIERI SI ADONTA PER COSÌ POCO? LO PREFERIVAMO GAUDENTE, TIPO BERLUSCONI IN SEDICESIMO, COME SVELATO DALLA SUA AMICA ANNALISA CHIRICO IN UN VIDEO DEL 6 GENNAIO. IN QUEL FILMATO, LA GIORNALISTA SVELÒ LE PASSIONCELLE DI RUGGIERI EVOCANDO “UN’AMICA MOLDAVA NON DICO CONOSCIUTA DOVE” - SORVOLIAMO SUI CONTENUTI POLITICI DEL VIDEO, DOVREMMO PRENDERLO SUL SERIO PER FARE UN CONTROCANTO. MA RUGGIERI, CHE ABBIAMO SEMPRE STIMATO PER LA SUA CAPACITÀ DI DRIBBLARE AGILMENTE IL LAVORO, È UN SIMPATICO BIGHELLONE DA TENNIS CLUB… - VIDEO!

donald trump peter thiel mark zuckerberg elon musk jordan bardella giorgia meloni nigel farage

DAGOREPORT – PER IL “T-REX” TRUMP (COPYRIGHT GAVIN NEWSOM) I SOVRANISTI EUROPEI SONO DINOSAURI VICINI ALL’ESTINZIONE. È LA MORTE DI QUELLA BANALE DIALETTICA CHE CI TRANQUILLIZZAVA (TIPO MELONI CONTRO SCHLEIN) A FAVORE DELLA POLITICA DEL CAOS: TU PRENDI L’UCRAINA, IO TOLGO MADURO DAL VENEZUELA, PRENDO LA GROENLANDIA E UN TERZO CONTINENTE A SCELTA – CON IL PRESIDENTE AMERICANO INTERESSATO SOLO AL BUSINESS E AGLI AFFARI (CHI INCASSERÀ I 20 MILIARDI “DONATI” DAGLI STATI PER L’ONU PRIVATA CHIAMATA “BOARD OF PEACE”?), E IN PROCINTO DI ANNETTERE LA GROENLANDIA, CON O SENZA ARMI, PURE CHI VEDEVA IN LUI UN CONDOTTIERO SI È DOVUTO RICREDERE. E COSÌ, DA BARDELLA A FARAGE, FINO ALLA MELONI CON I SUOI SUSSURRI IMBARAZZATI, I MAL-DESTRI EUROPEI HANNO CAPITO DI ESSERE SOLO PREDE PRONTE PER ESSERE DIVORATE DALLE FAUCI DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO

giampaolo rossi fiorello cucina

FLASH – È MAI POSSIBILE CHE FIORELLO SI METTA A CUCINARE NELLA SUA STANZA DI VIA ASIAGO, IN BARBA ALLE NORME DI SICUREZZA SUL LAVORO, E CHE I DIRIGENTI RAI NON PROFERISCANO PAROLA AL RIGUARDO? LA RAI È UNA TV PUBBLICA, E NESSUNO, NEMMENO FIORELLO, PUÒ FARE COME GLI PARE SENZA DARE LE DOVUTE SPIEGAZIONI - LA DOMANDA VERA, IN FONDO, È: CHI È IL VERO CIALTRONE? CHI CUCINA IN UFFICIO SENZA AUTORIZZAZIONE? I DIRIGENTI CHE SENZA AVERLO AUTORIZZATO TACCIONO? OPPURE, C’È QUALCHE CAPOCCIONE DELLA RAI CHE HA PERMESSO A FIORELLO DI SPADELLARE A VIA ASIAGO, ALLA FACCIA DELLE REGOLE DELLA TV PUBBLICA? DAGOSPIA ASPETTA RISPOSTE...

fiorello cucina

FOTO FLASH – MA FIORELLO IN RAI SI SENTE IL PADRONE DI CASA? SONO DUE GIORNI CHE CUCINA NELLA SUA STANZETTA DI VIA ASIAGO, ANCHE SE È VIETATO DALLE REGOLE AZIENDALI (SOPRATTUTTO IN QUESTO MOMENTO, CON ATTENZIONE ALLE STELLE ALLE MISURE DI SICUREZZA ANTI INCENDIO DOPO LA STRAGE DI CRANS MONTANA) – FIORELLO AVEVA ANCHE PUBBLICATO UNA STORIA SU INSTAGRAM MA POI L’HA RIMOSSA - FORSE QUALCUNO GLI HA FATTO NOTARE CHE NON PUO’ SPADRONEGGIARE COME GLI PARE, NONOSTANTE LA RAI CON LUI SIA SEMPRE APPECORONATA...

federico freni antonio tajani giorgia meloni francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT - DAVVERO BASTA UN MEZZO TAJANI PER BOCCIARE LA NOMINA ALLA GUIDA DELLA CONSOB DEL SOTTOSEGRETARIO ALL’ECONOMIA FEDERICO FRENI, IN QUOTA LEGA? - DAVVERO DOBBIAMO CREDERE CHE, DOPO QUATTRO ANNI DI IMPECCABILE SERVIZIO, IL “MAGGIORDOMO” DI CASA MELONI, CAMUFFATO DA LEADER DI FORZA ITALIA, SI TOGLIE IL TOVAGLIOLO DAL BRACCIO E SI TRASFORMA IN RAMBO? DAVVERO, IL "VAFFA" A FRENI E' ACCADUTO ALL’INSAPUTA DEI FRATELLINI DI MELONI? – IL GOVERNO HA MOTIVATO IL RINVIO CON UN SIBILLINO: “ULTERIORI APPROFONDIMENTI” - SCUSATE: DA PARTE DI CHI? FORSE QUELLI ATTESI DALLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGA SUL “CONCERTO” TRA I SOCI (LOVAGLIO, CALTAGIRONE, MILLERI) NELLA SCALATA A MEDIOBANCA-GENERALI ATTRAVERSO MPS? - FRENI, CHE PURE NON È INDAGATO, È COLUI CHE PER CONTO DEL GOVERNO HA SEGUITO IN PRIMA PERSONA LA SCALATA - MAGARI, PRIMA DI FAR TRASLOCARE FRENI DAL MEF ALLA CONSOB, E' PIU' SAGGIO ATTENDERE GLI ‘’ULTERIORI APPROFONDIMENTI’’ CHE NEI PROSSIMI MESI, CON GLI INTERROGATORI DELLE ‘’PERSONE INFORMATE DEI FATTI” E DEI TRE INDAGATI (LOVAGLIO-CALTAGIRONE-MILLERI), POTREBBERO EMERGERE DALLA PROCURA DI MILANO…