RAMBO, CHI? GRANDE CACCIA IN USA AL KILLER CHE HA UCCISO UN POLIZIOTTO - BRACCATO DA ELICOTTERI E UNITÀ SPECIALI IL LATITANTE SI MUOVE NEI BOSCHI COME IL PERSONAGGIO DI STALLONE - L’FBI TEME CHE TORNI A COLPIRE

eric frein il rambo killer dei boschi 6eric frein il rambo killer dei boschi 6

Guido Olimpio per il "Corriere della Sera

 

Eric Frein odia la polizia. Una rabbia portata all’estremo: il 12 settembre ha teso un agguato agli agenti di una piccola cittadina della Pennsylvania. Uno è morto, un altro ferito. Da allora è latitante, nascosto tra boschi e case deserte. Un assassino che si muove come Rambo. Forse ha costruito delle trappole, di certo ha nascosto delle scorte. Per questo è riuscito a sottrarsi alla gigantesca caccia all’uomo dove l’Fbi ha impegnato di tutto. Elicotteri, unità speciali, cercatori di tracce, blindati, sensori e il fiuto dei cani-segugi. Ogni giorno dicono «lo stiamo braccando». E il giorno dopo ricominciano con le ricerche di un omicida beffardo.

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Frein, 31 anni, cresce in una famiglia dove sono abituati alle armi. Il padre è un ex maggiore dell’esercito ed Eric inizia presto a sparare. Prima all’aperto, poi al poligono e quindi nel team del liceo. Usa i fucili di precisione, «ci prende, sempre», aggiunge chi lo conosce. Trascorre il tempo libero con un’associazione che gioca alla guerra simulando conflitti nell’Europa dell’Est. Eric assume il ruolo di soldato serbo o polacco, fa parte dei «lupi orientali», usa come nome di battaglia Vuchko, studia il russo. E racconta in giro che ha fatto il mercenario. L’altra passione è il Vietnam. È talmente esperto di cose belliche che lo assumono come consulente per un film. Un tipo strano con un lato oscuro.

 

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L’avversione viscerale nei confronti della polizia mescolata a teorie cospirative, a cominciare da quelle sull’omicidio Kennedy. In apparenza nessun legame sentimentale solido, tranne uno — anni fa — con una ragazza che poi è diventata una poliziotta. Nessuno sa bene come viva. Aggiungono che prima dell’agguato si è tagliato i capelli alla moicana.

 

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Gli amici ricordano le sue filippiche contro gli «sbirri». Ma non pensano — commettendo un errore capitale — che Eric possa passare all’azione, anche se ha la casa piena di armi. Pistole, Kalashnikov, fucile da cecchino. Il 12 si apposta davanti alla stazione della polizia di Blooming Grove. È qui che scatena la sua guerra colpendo a morte l’agente Bryon Dickson, padre di due bimbi. Poi è la fuga. Ben preparata, a parte l’incidente della sua jeep impantanata nel fango. Nel bagagliaio materiale che forse doveva usare nella latitanza.

 

Per anni Frein ha studiato manuali su come sottrarsi ai rastrellamenti, ha spiato le tattiche, si è addestrato a sopravvivere in territorio ostile. Non sono supposizioni. C’è tutto nella memoria del suo computer. Le battute dell’Fbi sono condotte con grande prudenza perché temono voglia colpire ancora. Con il fucile ma anche con piccoli ordigni che ha testato nel corso del tempo. Bombe improvvisate o trappole simili a quelle usate dai vietcong.

 

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Nei boschi, non troppo lontani dalla sua abitazione a Canadensis, trovano delle buche ben mimetizzate, sono piccoli nascondigli. Vicino a un albero c’è un pannolino usato. Frein li indossa per restare immobile e «in posizione», senza correre il rischio di doversi muovere. In un angolo della foresta abbandona il suo Ak e un paio di caricatori. Poi un pacchetto vuoto delle sue sigarette. Le Drina, ovviamente serbe. Non è escluso abbia lasciato gli oggetti di proposito in segno di sfida a chi lo insegue.

 

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Una settimana fa, il fuggiasco usa il telefonino per chiamare i parenti. Un errore, pensano gli agenti. Oppure no. Visto che malgrado abbia spezzato «il silenzio radio», non sono riusciti a individuarlo. Solo un cane ha colto il passaggio in un’area difficile, ha guidato gli agenti fino ad una zona coperta da grossi cespugli. Lo avrebbero intravisto per pochi istanti e poi perso. Eric è tornato un fantasma che conduce il suo gioco. Fino alla fine.

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