hemingway wolfe

CI VUOLE STOFFA PER LA LETTERATURA - DAI COMPLETI BIANCHI DI TOM WOLFE AI TURBANTI DI SIMONE DE BEAUVOIR, UN LIBRO RACCONTA LO STILE DEI GRANDI SCRITTORI: HEMINGWAY PUÒ ESSERE CATALOGATO COME UN HIPSTER ANTE LITTERAM – PASOLINI COL GIUBBOTTO DI PELLE, GEORGE SAND ANTESIGNANA DELLA TENDENZA TRANSGENDER. IL PIÙ DANDY? OSCAR WILDE

TOM WOLFETOM WOLFE

Laura Laurenzi per il Venerdì-la Repubblica

 

Cosa cambia sapere che Beckett portava solo le Clarks, quelle morbide, di camoscio, e che Virginia Woolf ha ispirato la moda come nessuno mai prima di lei? O che Edgar Allan Poe vestiva - guarda caso - solo di nero e Tom Wolfe soltanto di bianco?

 

È uscito nei giorni scorsi negli Stati Uniti un libro che racconta il rapporto mai accidentale fra i grandi letterati e gli indumenti e gli accessori, anche soltanto gli occhiali o i cappelli, da loro prescelti per mettersi in scena, posare davanti al fotografo, consegnarsi ai posteri, definirsi, creare.

 

Si intitola Legendary Authors and the Clothes They Wore, scritto da Terry Newman (Harper Design editore, pp. 206, euro 27,21 su Amazon) un catalogo ragionato su gusti, tic, abiti e abitudini legati al narcisismo degli scrittori. Sarà uno di loro, Mark Twain, a spiegare come stanno le cose: «L' abito fa il monaco. In società le persone nude non contano quasi niente».

hemingwayhemingway

 

Cosa cambia nella nostra percezione sapere, per esempio, che Saul Bellow prediligeva i Borsalino italiani, solo modello Fedora, e che la ruvida e virile Gertrude Stein con i soldi guadagnati con il suo primo best-seller corse a comprare non solo una Ford otto cilindri, ma anche un sontuoso cappotto da Hermès?

 

Il legame fra moda e letteratura è molto più saldo di quanto non sembri; una influenza l' altra è l' assioma su cui è costruito questo saggio.«Leggere una collezione di moda può essere come leggere un libro: è una miniera d' oro di referenze, influenze, ricerca, creatività» scrive Terry Newman.

 

ernest hemingwayernest hemingway

Il testo si apre con una frase di Diana Vreeland, incontrastata sacerdotessa della couture: «Dove sarebbe la moda senza la letteratura?». Il ragionamento è elementare: le scelte legate all' abbigliamento rivelano molto non solo sul gusto degli scrittori, ma anche sulla loro personalità, sulle loro emozioni, sul loro temperamento. È ovvio quindi che le case di moda guardino ai letterati come loro fonte di ispirazione, spesso molto in anticipo sui tempi.

 

George Sand, per esempio, fu un' antesignana dello stile transgender, fluttuando elasticamente da un sesso all' altro, felice di potersi abbigliare da uomo o da donna a suo piacimento: «La vanità è la più dispotica e la più iniqua dei padroni» riconobbe senza sottrarsi. Pioniere ante litteram della moda grunge fu senza dubbio Arthur Rimbaud, riottoso e insolente teenager precursore non solo della giacca destrutturata (leggi ridotta a un cencio) ma anche dei pantaloni istoriati di strappi e di buchi.

 

Usava gli abiti come un' armatura per proteggersi dal mondo Sylvia Plath, ma a nulla valsero i suoi twin-set così preppy, il suo doppio filo di perle, i suoi sforzi per somigliare a una mogliettina devota e convenzionale. Nulla riuscì a preservarla dal suicidio.

TOM WOLFE 4TOM WOLFE 4

 

A fare di Virginia Woolf l' influencer numero uno - se riusciamo a dimenticare che anche lei si tolse la vita - è lo stile easy e soprattutto la naturalezza con cui la scrittrice mixava e contaminava generi opposti: gli scialli da sera con gli scarponcini infangati, i grembiali da giardinaggio con le stole di pelliccia, i lunghi cardigan oversize con le candide bluse di pizzo vittoriano. Fu così che l' autrice di Orlando anticipò di almeno 70 anni il geek chic lanciato sulle passerelle dalla nostra Miuccia Prada.

 

HEMINGWAY 8HEMINGWAY 8

Attualissima è ancora oggi Zelda Scott Fitzgerald, non scrittrice ma moglie, e soprattutto musa, di scrittore. Non è un caso che per le sue nozze celebrate nel 2011 Kate Moss abbia preteso un abito da sposa anni Venti identico a quello indossato da Zelda, il che valse alla topmodel un servizio fotografico di 18 patinatissime pagine su Vogue UK. Non sembrano passate di moda neanche le mise di Dorothy Parker, i soprabiti da cocktail con ricami effetto maculato, le miniborse clutch, i cappellini a cloche.

 

Contraddittoria nello stile e discontinua risulta invece Simone de Beauvoir, che Sartre, poco dopo averla conosciuta, definì «la ragazza vestita male con i meravigliosi occhi azzurri». Nessuna tuttavia porterà il turbante con maggiore eleganza, nessuna andrà a una marcia pro aborto indossando una sontuosa pelliccia di visone come fece lei.

 

Se Hemingway viene catalogato come un hipster ante litteram, è a Proust e naturalmente a Oscar Wilde che va la palma dei più dandy. Il primo, Proust, con i suoi guanti bianchi, l' immancabile orchidea cattleya all' occhiello e il soprabito foderato di pelliccia. Il secondo, Oscar Wilde, perso a specchiarsi con il suo inenarrabile guardaroba fatto di cappe di velluto marezzato, cappelli a falde larghe, preziose giacche dal taglio esotico. «La moda è effimera» teorizzò «mentre l' arte è eterna. Che cos' è in realtà la moda? È una forma di bruttezza così assolutamente insopportabile che dobbiamo alterarla ogni sei mesi».

 

TOM WOLFETOM WOLFE

Per dirla in modo più chiaro: «Un vestito malfatto è esecrabile da guardare, costoso da comprare, inutile da indossare». C'era all' opposto chi perseguiva la sobrietà a ogni costo, tendenzialmente elevato. Il più impeccabile risulta certamente T.S. Eliot, con i suoi immutabili Three Piece Suits, sempre scuri, super classici.

 

Solo bianchi quelli di Mark Twain, meglio se di lino; solo bianchi, pure d' inverno, di uno speciale tweed candido, anche quelli di Tom Wolfe, la scelta di chi non vuole sporcarsi le mani; almeno cento, variati, quelli di Gay Talese, figlio di un sarto colpito da improvviso benessere. Scelse il tutto bianco, man mano che gli peggiorava il glaucoma, anche James Joyce, convinto che il chiarore della sua giacca potesse in qualche modo riflettersi sulla pagina che stava scrivendo, rendendogli più agevole la rilettura.

 

 

PASOLINIPASOLINI

E in Italia? Il libro non cita nessun nostro scrittore e, a parte il basco di Ungaretti, il panama di Pirandello, i maglioni sgargianti di Moravia, il panorama si profila claustrofobico. Certo anche noi abbiamo il nostro dandy in Gabriele D' Annunzio: un dandy a luci rosse iperattivo come un fashion blogger. Nel suo campo era multitasking: un elegantone fanatico delle stoffe più raffinate, possessore - narra la leggenda - di 365 vestaglie in seta pura, una per ogni giorno dell' anno, e insieme, da giovane, cronista non solo di mondanità, merende di gala, duelli, ma anche di moda per la Tribuna, per La vita a Roma, per Capitan Fracassa. E infine creatore di moda egli stesso, per sé (non facile compito quando si è alti 1,60) ma soprattutto per le amanti cui disegnava speciali sete stampate, meglio se nei colori rosso e blu, i colori di Fiume.

 

Seguiva la moda degli anni Settanta Pierpaolo Pasolini, dal fisico tonico e allenato da calciatore: giubbotto di pelle (che ancora non si chiamava chiodo), polo aderente in maglina di jersey, pantaloni smilzi a lieve zampa d' elefante. Non deve stupire che a quarant' anni dalla sua morte a Pitti Uomo uno stilista lo abbia celebrato dedicandogli la sua nuova collezione, strategia commerciale di marketing che Pasolini avrebbe aborrito.

 

Alberto Moravia aveva un senso estetico molto sviluppato che gli impediva qualunque trasgressione. Il massimo che poteva concedersi era qualche colore forte, brillante, acrilico, come il rosso fuoco del maglione nel ritratto fedelissimo che gli fece Renato Guttuso nel 1982.

oscar wilde 4oscar wilde 4

 

Era diventato quasi un' attrazione per turisti, nei primo scorcio della Dolce Vita, Vincenzo Cardarelli, soprannominato «il più grande poeta italiano morente» a causa del suo aspetto non in salute. Amava trascorrere le sue serate estive seduto al caffè Doney di via Veneto infagottato nel suo cappotto a spina di pesce con tanto di sciarpa e lobbia di lana, anche a ferragosto. Nessuna ricercatezza, nessun orpello, nessuna concessione frivola e nessun segnale di vulnerabile femminilità in Natalia Ginzburg. Era una donna frugale cui non piaceva mettersi in mostra, vestirsi in modo vistoso, figuriamoci truccarsi o esporsi a sguardi estranei. Preferiva stare in silenzio. E concentrarsi sulla parola scritta.

PIER PAOLO PASOLINIPIER PAOLO PASOLINI

 

Ultimi Dagoreport

vladimir putin donald trump volodymyr zelensky

FLASH! – QUANDO LE COSE GIRANO SUL PEGGIO, INTERVENGONO I SERVIZI SEGRETI - IL BENINFORMATO CAPO DELLA CIA, JOHN RATCLIFFE, SAREBBE VOLATO A MOSCA, SECONDO RUMORS DI WASHINGTON, PER CONSEGNARE UN DURO AVVERTIMENTO ALLA CRICCA DI PUTIN, FINITA IN UN CUL DE SAC NEL CONFLITTO UCRAINO – CARO VLADIMIR, UN'EVENTUALE ESCALATION CON USO DI ARMI NUCLEARI TATTICHE, CAPACI DI DISTRUGGERE KM DI TERRITORIO UCRAINO, È UNA LINEA ASSOLUTAMENTE DA NON OLTREPASSARE: GLI STATI UNITI NON STAREBBERO CON LE MANI IN MANO… 

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....