I "CACCIATORI DI UOMINI" SONO NEL MIRINO DELLA PROCURA DI MILANO - TRA GLI ITALIANI SOSPETTATI DI AVER PARTECIPATO AI "SAFARI" A PAGAMENTO SULLE COLLINE DI SARAJEVO, DA SI POTEVA SPARARE AI CIVILI, CI SONO UN ALPINO CHE FACEVA PARTE DELLA FORZA DI PACE ONU (UNPROFOR), UN IMPRENDITORE TORINESE, UN BANCHIERE DI TRIESTE E UN 80ENNE AUTOTRASPORTATORE (AL MOMENTO UNICO INDAGATO) - L'ANZIANO, FASCISTA DICHIARATO, SARA' INTERROGATO LUNEDI' IN PROCURA, DOVE TENTERA' DI SMENTIRE LE ACCUSE FORMULATE NEI SUOI CONFRONTI...
Estratto dell'articolo di Ilaria Carra per “la Repubblica”
La nuora lo assicura, «certo che parlerà, eccome». Come a dire, non vede l'ora, «smonterà tutto in poco». Il camionista friulano di Savorgnano, frazione di San Vito al Tagliamento, oggi pensionato, il primo formalmente accusato di essere uno dei cecchini italiani nella Sarajevo sotto assedio durante la guerra nella ex Jugoslavia, è pronto a dire la sua «verità» ai pm quando lunedì, da questa comunità di mille abitanti della provincia di Pordenone dove la famiglia gli fa da schermo, andrà in procura a Milano per essere interrogato.
L'ottantenne con la passione per la caccia e la pesca, fascista dichiarato, con cimeli del Ventennio e sette armi in casa — regolarmente detenute — trovati dal Ros dei carabinieri nel corso della perquisizione, "inchiodato" da testimonianze su sue presunte confidenze sulla «caccia all'uomo» — ma forse non solo da quelle, si capirà — in quei «Safari» terribili di cui lui si sarebbe vantato, è l'indagato numero uno dell'inchiesta milanese.
Ma la lista di chi può essere coinvolto si sta allungando, il gruppo dei presunti safaristi italiani noti sta crescendo, il cerchio si sta un po' stringendo. Ci sono altri nomi e cognomi e presunte responsabilità sul tavolo di chi indaga. In cima, un professionista del Nord che sposta l'asse finora concentrato a est più verso ovest, in particolare in Piemonte.
Il professionista del Torinese, quindi. Ma anche l'alpino della Carnia, che secondo l'esposto che ha dato il via alle indagini faceva parte dell'Unprofor, dunque la forza di pace in quei tempi di guerra, ma che invece là avrebbe fatto anche altro, e poi un presunto banchiere di Trieste. È su di loro che è acceso il faro della procura milanese.
Il procuratore capo Marcello Viola e il pm Alessandro Gobbis stanno provando a ricostruire i viaggi oltre confine in quegli anni, verso la Bosnia, degli uomini sotto indagine.
Che, è l'accusa, pagavano anche fino a cento milioni di lire per la possibilità di colpire un bambino o una giovane donna dalle colline di Sarajevo. O imbracciavano il fucile contro civili inermi per diletto, per il gusto di farlo e sposando gli ideali dei combattenti al fronte. Inquirenti e investigatori stanno verificando gli espatri dell'epoca, recuperando le registrazioni di passaporti e documenti di viaggio, ma anche di biglietti aerei, partendo da segnalazioni, nomi e testimonianze e andando a verificare, poi, nei registri delle frontiere, entrate e uscite proprio di certi cognomi, in quel periodo, dall'Italia verso Sarajevo. [...]
Lunedì intanto l'interrogatorio si annuncia intenso. «Non intende avvalersi della facoltà di non rispondere. Anzi» dicono i famigliari. «È una bufala, ma l'avete controllato Facebook? Ecco, lì c'è tutto quello che serve per capire. Sono state messe in mezzo persone che non c'entrano niente per fare un documentario, per un libro. Ma ci sono le carte che cantano, e l'avvocato ha tutto in mano. Noi siamo gente normale, la situazione è ingarbugliata».
L'avvocato dell'indagato, accusato di omicidio volontario aggravato dai motivi abbietti, conferma la scelta dall'80enne, descritto agli atti come «spregevole, malvagio, di cui avere paura», in paese oggi ricordato come «un burbero, che le sparava grosse, irascibile». [...]
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