la scrivania rubata dalla rai

(RUBE)RAI, DI TUTTO DI PIÙ - NON SOLO QUADRI: DALLA SEDE DI MILANO DELLA TELEVISIONE PUBBLICA SONO SPARITI PURE I MOBILI! DALLE VERIFICHE NEGLI UFFICI DI CORSO SEMPIONE È SALTATO FUORI CHE ALCUNI ARREDI FIRMATI DAL CELEBRE ARCHITETTO E DESIGNER ITALIANO GIO PONTI SONO FINITI ALL'ASTA: IN PARTICOLARE UN TAVOLO CHE VALE 70 MILA EURO - SONO QUASI 120 I PEZZI DI CUI NON SI HA PIÙ TRACCIA TRA DIPINTI E SCULTURE DI INESTIMABILE VALORE...

Giuseppe Scarpa per "Il Gazzettino"

 

la sede della rai a milano

Non c'è solo il saccheggio dei quadri d'autore, i famosi 120 dipinti (e qualche scultura) spariti dalle più prestigiose sedi della Rai. Nella televisione pubblica si dissolvono anche gli arredi degli archistar.

 

A Milano il faro è adesso puntato soprattutto sul secondo piano di Corso Sempione, la storica sede meneghina della tv di Stato. L'intera struttura è stata costruita dal celebre architetto e designer italiano, fra i più importanti del dopoguerra, ed anche lo stesso mobilio è griffato Gio Ponti. O forse sarebbe meglio dire, lo era.

 

scrivania gio ponti sparita dalla rai

Infatti mancherebbero diversi pezzi all'appello. Per inciso, una scrivania di Gio Ponti, vale intorno ai 70mila euro. Per adesso ne è stata trovata una, della Rai, che una casa d'aste ha battuto proprio intorno a quella cifra. Come sia finita all'incanto non è affatto chiaro. Ad ogni modo non mancherebbe solo un semplice scrittoio. Sarebbe sparito molto di più.

 

L'INDAGINE

Tuttavia vi è una difficoltà per chi deve indagare, che è notevole. E una volta di più, questo ostacolo, indica il modo superficiale in cui, fino a pochi anni fa, è stato gestito il patrimonio culturale all'interno della televisione pubblica.

 

gio ponti

Questi preziosi arredi non sono stati inventariati. Ecco allora che gli investigatori dovranno fare ricorso a vecchi disegni-progetti di Gio Ponti per capire la quantità, che in questo caso è sinonimo di qualità, visto anche il valore del mobilio, che il designer ha realizzato tra gli anni Quaranta e Cinquanta per la televisione di Stato. Ancora non si sa bene nel dettaglio cosa si sia dissolto. Ma si sa che non mancherebbe solo un arredo.

 

la scrivania rubata in rai

Nel frattempo procede l'inchiesta sul sacco della Rai. Sulle opere d'arte sparite. Quadri originali sostituiti con false riproduzioni e poi venduti. Semplicemente rubati. O nella migliore delle ipotesi, persi.

 

Sono quasi 120 i pezzi di cui non si ha più traccia tra dipinti e sculture di inestimabile valore. Il fatto è che all'inizio, come emerge dalla denuncia sporta il 26 aprile scorso in Corte dei Conti, dall'avvocato della Rai Francesco Spadafora, ne mancavano 170. Tuttavia una cinquantina sono spuntati all'improvviso, tra questi una parte ricomparsa quasi per magia.

 

quadri rubati in rai

Ad ogni modo il sospetto che molte di loro siano state trafugate da dipendenti infedeli è più di un'ipotesi. Centoventi opere su un patrimonio che ne conta 1.500 tra tele, arazzi e sculture. È quasi un decimo insomma. Un saccheggio che riguarda tutte le sedi della televisione pubblica e su cui adesso stanno lavorando i carabinieri tutela patrimonio culturale, coordinati dal generale Roberto Riccardi.

 

furto di quadri alla rai

Un'indagine partita dopo una denuncia dei vertici della Rai che hanno deciso di fare luce sui mancati ritrovamenti di un centinaio di pezzi. Nella Capitale il pm Francesco Marinaro ha già avviato la maxi inchiesta-  così come la collega della Corte dei Conti Oriella Martorana - e ha individuato anche il ladro del quadro Architettura del pittore Ottone Rosai.

 

Un'opera sottratta proprio da un impiegato (adesso in pensione) di Viale Mazzini. Intanto anche le procure del nord Italia si apprestano a seguire il percorso iniziato da Roma.

 

I DIPINTI

architettura di ottone rosai

Per fare solo alcuni esempi, non si ritrovano più quattro miniature, alcune in bronzo e altre in argento, del Cavallo dello scultore Francesco Messina. Per essere chiari si tratta della versione, in scala ridotta, del celebre cavallo di Viale Mazzini sempre dello stesso autore.

 

O ancora la tela di Giovani Stradone Il Colosseo, di cui non c'è più traccia dalla sede in Prati a Roma a partire dal 2008. L'ultima volta che sono stati ammirati in Viale Mazzini Vita nei Campi di Giorgio De Chirico e La Domenica della Buona Gente di Renato Guttuso correva l'anno 2004.

 

Stessa sorte per il Porto di Genova di Francesco Menzio assente dalla sede torinese di via Verdi dal 2010. Anche Composizione di Carol Rama, Kovancina di Felice Casorati, Dieci anni di televisione in Italia di Vincenzo Ciardo, Castello d'Issogne di Gigi Chessa, Giuditta di Carlo Levi, Parete Rossa di Sante Monachesi, Piazza di Luigi Spazzapan, Tristano e Isotta di Massimo Campigli, Tela Bianca di Angelo Savelli, Apologia del Circo di Giuseppe Santomaso, Orfeo di Gianni Vagnetti, mancano all'appello.

 

LA SEDE DELLA RAI IN VIALE MAZZINI

C'è poi il capitolo relativo alle stampe di Modigliani, Sisley, Corot, Monet e Piranesi (in questo caso è una riproduzione). Di questi artisti sono scomparse nell'ordine Petit Fils, Hampton Court, La Route de Sevre, Paysage de Verneuil e Fontana Acqua Paola.

 

Sono tutti lavori di pittori e scultori contemporanei che hanno un valore di mercato rilevante. In costante ascesa. Così come quella degli arredi firmati Gio Ponti.

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