jihad nei balcani

L’ISIS TRASLOCA NEI BALCANI - I PREDICATORI D’ODIO RECLUTANO TRA I MUSULMANI IN KOSOVO, ALBANIA E MACEDONIA - DA QUESTI PAESI SONO PARTITI PER LA SIRIA TRA I MILLE E I DUEMILA FOREIGN FIGHTER E CENTINAIA DI ESSI SONO GIÀ TORNATI IN EUROPA, DOVE CONTANO MIGLIAIA DI SIMPATIZZANTI

Giordano Stabile per “la Stampa”

jihadista albanesejihadista albanese

 

Un battaglione balcanico che ha i suoi capi ancora in Siria ma sempre più uomini di ritorno in Europa. Una rete di moschee e predicatori che reclutano fra gli islamisti di etnia albanese in Kosovo, Albania e Macedonia. Strade della jihad che attraversano i Balcani occidentali dalla Grecia fino alle nostre frontiere attraverso la Bosnia, dove interi villaggi sono governati secondo la Sharia. È il quadro inquietante del fronte islamista a poche centinaia di chilometri dall' Italia.

 

I primi dettagli di come l'Isis stia cercando di trasformare il Kosovo nella sua base operativa in Europa sono emersi da un' inchiesta congiunta fra Italia, Macedonia e Albania dello scorso novembre. Diciannove persone sono state arrestate, con l' accusa di stare organizzando un attacco in occasione della partita di calcio Albania-Israele a Tirana.

jihadista albanese jihadista albanese

A tirare le fila, da Raqqa, erano Lavdrim Muhaxheri e Ridvan Hadifi, due foreign fighter kosovari di particolare crudeltà.

 

Muhaxheri, conosciuto con il nome di battaglia Abu Abdullah al-Kosova, è arrivato in Siria già nel 2012, per combattere con Al-Qaeda contro il regime siriano. Nel 2014 si è unito all'Isis e si è fatto conoscere in una serie di video dove decapita i prigionieri con un coltello, li uccide con un razzo o un colpo di pistola. In tutti i filmati incita kosovari e albanesi a unirsi alla jihad. Assieme ad Hafidi, Muhaxheri è al comando del «Battaglione balcanico», composto da combattenti di etnia albanese e bosniaca.

 

I FOREIGN FIGHTER

jihad nei balcanijihad nei balcani

I foreign fighter arrivati nel Califfato dalla regione sono stimati fra i 1000 e i 2000. Secondo Mimoza Xharo, un analista che ha lavorato per l' Intelligence albanese per più di vent'anni, citato da Balkaninsight, le stime «sottovalutano» il fenomeno dell'islamismo balcanico. Centinaia di jihadisti, fino a quattrocento, sono già tornati in Europa, e contano su una vasta rete, migliaia, di simpatizzanti. Le indagini sul tentato attacco allo stadio hanno fatto emergere legami diretti con i predicatori Genci Balla e Bujar Hysa, da oltre un anno in carcere a Tirana.

 

In Albania sono 200 i luoghi di culto islamici - su 727 complessivi - che sfuggono al controllo del governo e rifiutano le direttive della Comunità islamica albanese, sotto controllo statale. Ma anche il Kosovo ha un grosso problema con i predicatori radicali. Molti di loro, a cominciare dal citato Haqifi, si sono trasferiti in Siria a partire dal 2013.

 

Haqifi ha recitato da protagonista nel video dell' Isis «L'onore è la jihad», studiato apposta per il reclutamento nei Balcani. Altri sono stati arrestati, come Rexhep Memishi, condannato a sette anni di carcere a Skopje, in Macedonia, per reclutamento di jihadisti.

jihad nei balcani jihad nei balcani

 

LE MOSCHEE

Ma le moschee che sfuggono al controllo statale continuano l' opera di propaganda islamista. In Kosovo le più famigerate sono la Makowitz e la Mitrovica nei sobborghi di Pristina. In Macedonia predicatori salafiti hanno ingaggiato un lungo braccio di ferro con il governo per il controllo di Yahya Pasha, Sultan Murat, Hudaverdi a Skopje. In Albania le più a rischio sono considerate quelle di Mezeze, a Tirana, Unaza Ere alla periferia della capitale, e quelle di Cerrik e Pogradec, nel Nord.

 

Nella moschea di Leshnica, nella zona di Pogradec, predicava Almir Daci, legato alla rete degli imam arrestati l' anno scorso. La Moschea Bianca di Sarajevo, in Bosnia, è stata invece a lungo il quartier generale dell' imam estremista Sulejman Bugari, il link fra estremisti di lingua albanese e quelli bosniaci.

 

jihad nei balcani   jihad nei balcani

La Bosnia è strategica soprattutto per le rotte della jihad. I foreign fighter di ritorno in Europa passano su punti di appoggio e strade secondarie, da percorrere anche a piedi, che risalgono all' epoca dell' afflusso di jihadisti dai Balcani verso l'Afghanistan. Nei villaggi dove è più radicata la presenza di salafiti sono apparse nel 2015 e 2016 le bandiere dell' Isis. Il giornalista e scrittore Janez Kovac ha raccontato come due anni fa a Bocinja Donja si viveva in una realtà separata, retta dalla sharia, dove «polizia, esattori delle tasse e nessun altra autorità mettevano mai piede».

 

jihadista albanese  jihadista albanese

Gornja Maoca era invece il regno dell' estremista Nusret Imamovic e punto di sosta e ristoro per i jihadisti diretti in Cecenia e Afghanistan, poi in Siria. Le forze di sicurezza hanno cercato di riprendere il controllo dopo l' apparizione delle bandiere nere ma la regione resta una zona franca per i foreign fighter che si dirigono verso l' Europa occidentale e l' Italia.

jihad nei balcani    jihad nei balcani

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)