“IO HO ANCORA PAURA DI ANNA LUCIA CECERE” - PARLA ANTONELLA DELFINO PESCE, LA CRIMINOLOGA CHE, GRAZIE ALLA SUA TESI DI LAUREA, È RIUSCITA A FAR RIAPRIRE IL CASO SULL’OMICIDIO DI NADA CELLA RENDENDO POSSIBILE LA CONDANNA A 24 ANNI DI CECERE, COLPEVOLE DI AVER UCCISO PER GELOSIA LA SEGRETARIA 24ENNE IN UNO STUDIO COMMERCIALISTA DI CHIAVARI: “È STATO FONDAMENTALE IL VERBALE SUI BOTTONI RITROVATI CHE ERA STATO ACCANTONATO. HO TROVATO L’ELEMENTO PER FAR RIAPRIRE IL CASO ALL’ULTIMO. L’INCONTRO CON CECERE? L’EPISODIO MI HA TOCCATO PROFONDAMENTE…”
Estratto dell’articolo di Marco Preve per www.repubblica.it
Antonella Delfino Pesce con la mamma di nada cella
«Io ho ancora paura di Anna Lucia Cecere […]».
Antonella Delfino Pesce oggi è una criminologa […] Fino al 2021 era un tecnico di biologia molecolare dell’università di Bari. Quell’anno, per preparare la tesi di un master di criminologia viene indirizzata da conoscenti di amici sul caso di Nada Cella la segretaria massacrata il 6 maggio del 1996 nello studio di Chiavari del commercialista Marco Soracco.
Ieri la Corte d’assise di Genova ha condannato per l’omicidio Anna Lucia Cecere a 24 anni di carcere e Soracco a 2 per favoreggiamento.
La riapertura del caso ha avuto un fondamentale impulso dalle ricerche, dalle scoperte e dall’avventurosa iniziativa di Antonella Delfino Pesce.
Quando colloca la svolta?
«Questa è una vicenda, io lo dico sempre, che parte da lontano perché se oggi siamo qua è grazie a dei bravissimi carabinieri che all'epoca facevano le indagini. E poi la svolta è arrivata grazie inizialmente al procuratore Cozzi, ai suoi collaboratori e quindi alla pm Dotto e all’avvocata Franzone».
Lei accompagnò la mamma di Nada, Silvana Smaniotto in procura quando nelle carte ritenne di aver trovato indizi non approfonditi dalla procura di Chiavari.
«Sì, ricordo quel giorno, all'inizio pensavano che io fossi la nipote di Silvana. Cozzi ha avuto voglia di capire. Eravamo là, gli abbiamo esposto tutto con calma, gli abbiamo raccontato, lui ha ascoltato tutto con molta attenzione, mi ricordo che fece una battuta, disse “guardi io per questo caso qua sarei disposto a dare la mia pensione di un anno, metà, perché sono genovese».
Il verbale dei bottoni sequestrati dai carabinieri e poi accantonato è stato fondamentale?
«C’è voluto ritrovare il verbale dei bottoni per poter riaprire l’inchiesta. Quando è stato ritrovato quel verbale io non ci ho creduto all'inizio, nel senso che pensavo fosse impossibile che fosse sfuggito, e invece sì, era davvero successo tutto questo, per cui quella è stata la prima grande svolta».
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La sua collaborazione come è stata accolta dagli ambienti investigativi?
«All'inizio ma non c'era questa squadra mobile che poi ha riaperto il caso. All'inizio sì io andavo là da loro, tre o quattro volte, ma loro dicevano sì vabbè ma se non c'è un elemento nuovo cosa viene a fare? Per cui all'inizio io avevo una montagna di elementi sulla attuale condannata in primo grado, però non c'era quell'elemento nuovo che facesse riaprire. Io l’ho trovato veramente all'ultimo, è stata quello che si dice l'ultima chiave che apre la porta».
OMICIDIO DI NADA CELLA - ANNALUCIA CECERE
Lei, accompagnata da un’amica, decise con una scusa di andare a trovare Anna Lucia Cecere a casa sua e poi all’improvviso tirò fuori la vicenda di Chiavari. Cecere reagì con irruenza e anche nei giorni successivi la minacciò telefonicamente. Come definirebbe la donna ritenuta responsabile dell’omicidio di Nada?
«Di quella visita si sa tutto, ci sono le intercettazioni. Per quanto riguarda Cecere so che è una donna che aveva avuto un'infanzia, un'adolescenza difficile, però io non la posso definire perché non sono nessuno per definirla. Però è chiaro che quell’episodio mi ha toccato profondamente: io ho ancora paura di questa persona».
omicidio nadia cella
NADA CELLA
NADA CELLA
marco soracco 1
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