bergoglio

DITE AI CATTO-CONSERVATORI CHE INVOCANO IL RITORNO ALLA RELIGIONE “TRADIZIONALE” CHE L'80% DEGLI ITALIANI NON LEGGE IL VANGELO E MENO DEL 50% CONOSCE IL NUMERO ESATTO DEGLI EVANGELISTI - BERGOGLIO FA BENE A SVECCHIARE METODI E SERMONI: CON INTERNET IL MESSAGGO EVANGELICO VA SOMMINISTRATO IN MODO DIVERSO

Domenico Agasso per “la Stampa”

BERGOGLIOBERGOGLIO

 

In casa ce l'hanno. Sette italiani su dieci, diffusione da best seller. Il punto è che il Vangelo giace «dimenticato» in qualche vecchio armadio, magari in soffitta, o in cantina, con le pagine impolverate. Sembra infatti che le persone si accontentino di un vago ricordo dal catechismo frequentato da bambini, di considerare il testo sacro un «emblema» della nostra cultura, di tenerlo come oggetto da conservare. E basta.

 

Perché l'80% dichiara di leggerlo «mai o quasi mai». E poco meno di uno su due non sa neanche quanti siano gli evangelisti. Tragedia per la nostra tradizione cattolica? Non del tutto, perché c'è il dato in controtendenza dei giovani: la metà di chi ce l'ha, lo legge.

Dice tutto questo la ricerca del Censis «Il Vangelo secondo gli italiani», sulla reale conoscenza delle Sacre Scritture (700 le persone intervistate).

 

VANGELO CORANOVANGELO CORANO

L'indagine è stata promossa dalla casa editrice Utet Grandi Opere per il lancio dei «Vangeli nella cultura e nell' arte», edizione che contiene saggi di monsignor Bruno Forte, Piero Boitani e monsignor Timothy Verdon. Beninteso: il Vangelo è un testo amato, a cui gli italiani riconoscono un valore universale. Solo uno su cinque infatti si sente indifferente rispetto ai Testi Sacri. Anzi: per il 31,8% è uno dei pilastri della cultura occidentale. Poi appunto sette su dieci - il 69,1% - ce l'ha, ma probabilmente molti solo perché ricevuto in occasioni come la prima comunione. Sono soprattutto i giovani tra i 18 e 24 anni.

 

È rispettato, nel senso che non viene buttato via nelle pulizie di primavera, e neanche in caso di trasloco, però non lo si apre: tra coloro che ne hanno una copia, solo l'11% lo legge spesso, mentre il 37,2% a volte. Il 51,8% di coloro che lo possiede non lo consulta.

jesus new style tattoo jesus new style tattoo

E se si somma il dato di coloro che ce l' hanno ma non lo leggono con quello di chi non lo possiede e che quindi verosimilmente non lo sfoglia, allora il 66% degli italiani dichiara di non leggere mai il Vangelo, l'80% se si considera anche la risposta «raramente».

Solo un cittadino su cinque sa citare a memoria un passo.

 

La frase più evocata è «Beati i poveri in spirito», seguita dal comandamento «ama il prossimo tuo come te stesso». Addirittura un terzo di chi va a messa non sa citare un brano. La memoria per immagini è più «incoraggiante» per la Chiesa: il 63% afferma di ricordarne almeno una che non sia la crocifissione (troppo facile); la scena dell' ultima cena è quella rimasta più impressa, poi il presepe.

 

L' 86% ricorda almeno un nome di un evangelista, ma il 46% degli italiani non sa quanti siano (a proposito, sono quattro). Nonostante questi dati, il legame italiani-Vangelo resta forte dal punto di vista simbolico e sentimentale: il 48% afferma che è una parte essenziale del nostro patrimonio culturale, il 30,9% si sente toccato nei sentimenti e solo il 6,7% lo percepisce distante. E, a prescindere dalla fede, più di sei su dieci ritengono che i valori evangelici siano universali.

VangeloVangelo

 

Poi, c' è la sorpresa giovani. I ragazzi dimostrano maggiore confidenza con il Vangelo delle persone di mezza età, un livello di attenzione che si avvicina a quello degli anziani: il 70% ne possiede una copia, contro il 65% della generazione di mezzo, e quasi il 50% che ne ha una copia la legge, anche se non spesso, contro il 43% dei 30-50enni.

Infine, domanda trabocchetto: l' Ave Maria è contenuta nel Vangelo? Almeno questo, gli italiani lo sanno (per sicurezza: la risposta giusta è no).

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?