macron merz starmer giorgia meloni donald trump conferenza monaco

IL SUSSULTO DELL’EUROPA CONTRO QUEL BULLO DI TRUMP – DALLA CONFERENZA SULLA SICUREZZA DI MONACO IL CANCELLIERE MERZ LANCIA L’AFFONDO CONTRO “THE DONALD”: “TRA DI NOI E L’AMERICA C’È UNA FRATTURA. L'UE DEVE DIVENTARE PIÙ SOVRANA. LA NOSTRA VACANZA DALLA STORIA MONDIALE È FINITA” – MACRON SPALLEGGIA MERZ:“DOBBIAMO MOSTRARE UN IMPEGNO INCROLLABILE NEL DIFENDERE I NOSTRI INTERESSI” – L’AMBASCIATORE SEQUI: “IL NODO PIÙ DELICATO È IL NUCLEARE. IL FATTO CHE MERZ PARLI DI DETERRENZA EUROPEA È UNA SVOLTA. NON SIGNIFICA BOMBA TEDESCA, MA FINE DELL'AMBIGUITÀ. L'OMBRELLO AMERICANO NON È PIÙ AUTOMATICO E L'EUROPA DEVE CHIARIRE CHI GARANTISCE LA DETERRENZA” – E LA CHEERLEADER DI TRUMP, GIORGIA MELONI? ASSENTE A MONACO, ORA SI TROVA NEL GUADO, SPIAZZATA DALLA NETTA POSIZIONE TEDESCA E SEMPRE PIÙ ISOLATA IN EUROPA…

L’EUROPA SFIDA TRUMP

Estratto dell’articolo di Monica Perosino per “La Stampa”

 

EMMANUEL MACRON E FRIEDRICH MERZ - VERTICE UE AL CASTELLO DI ALDEN BIESEN - FOTO LAPRESSE

La 62ª Conferenza sulla sicurezza di Monaco si è aperta con la presa di coscienza che l'ordine mondiale basato sulle regole è crollato e che l'Europa deve attrezzarsi per difendersi da sola. Ad aprire i lavori e tracciare la linea su cui si sono mossi gli oltre cinquanta capi di Stato e di governo, è stato il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che a un anno dallo scioccante discorso di JD Vance, che mostrò chiaramente quello che avrebbe portato la nuova era Trump, ha ammesso che il vicepresidente americano «aveva ragione: tra di noi si è aperta una frattura».

 

Merz ha poi invitato l'Unione a diventare «più sovrana, militarmente, economicamente e tecnologicamente». È una presa d'atto che il sistema costruito dopo il 1945 è definitivamente cambiato: Washington resta un partner importante, ma non più sufficiente.

 

friedrich merz e donald trump alla casa bianca foto lapresse 3

[...] «La nostra vacanza dalla Storia mondiale» è finita, ha avvertito il cancelliere tedesco, mentre al Bayerischer Hof si aggiravano i fantasmi di Vladimir Putin e Donald Trump. Proprio in queste lussuose stanze, il 14 febbraio 2025, il vicepresidente JD Vance faceva il suo ingresso sulla scena politica internazionale pronunciando un discorso di inaudita aggressività nei confronti dei leader europei rei di autodistruggersi con l'immigrazione e di escludere «ingiustamente» l'estrema destra dal potere.

 

Merz ha riconosciuto che Vance aveva ragione nel sottolineare le divergenze tra le due sponde dell'Atlantico, ma ribaltando la retorica: «Le battaglie culturali Maga non sono le nostre», ha detto Merz, «per noi la libertà di parola si ferma quando le parole pronunciate sono contro la dignità umana e le nostre leggi fondamentali».

 

[...]

 

EMMANUEL MACRON FRIEDRICH MERZ KEIR STARMER - CONFERENZA DI MONACO

Un'emancipazione che passa da un rafforzamento militare nel quale la Germania è pronta a giocare un ruolo guida, con la Bundeswehr destinata «a diventare presto l'esercito convenzionale più potente del continente» e pronta a «impegnarsi di più per la sicurezza dell'Artico». E sulla deterrenza nucleare europea, annuncia, sono in corso colloqui riservati con il presidente francese, Emmanuel Macron.

 

[...] L'ambasciatore statunitense presso la Nato, Matthew Whitaker lo riassume con una metafora che rimbalza nei corridoi della conferenza: l'Europa è «un figlio cresciuto che deve trovare un lavoro». È il riflesso di una linea politica ormai chiara: ridurre il peso degli impegni militari diretti americani in Europa, chiedere più spesa per la difesa, spingere gli alleati a diventare partner più autosufficienti. In questo quadro, le tensioni commerciali - dai dazi al protezionismo - e le divergenze sulla guerra in Ucraina restano sullo sfondo, alimentando una diffidenza che molti diplomatici europei definiscono ormai strutturale.

 

VERTICE ALLA CASA BIANCA CON DONALD TRUMP VOLODYMYR ZELENSKY E I VOLENTEROSI

È toccato a Emmanuel Macron chiudere il cerchio aperto da Merz, in una giornata in cui sono volate scintille anche tra l'ambasciatore Usa all'Onu Mike Waltz - che ha lanciato lo slogan in salsa Maga "Make the Un great again" - e l'alta rappresentante Kaja Kallas.

 

Il presidente francese l'ha fatto esortando gli europei «a mostrare un impegno incrollabile nel difendere i nostri interessi» dagli attacchi degli Stati Uniti: «Siamo troppo timidi, non crediamo in noi stessi. L'Europa è stata vilipesa come un'entità invecchiata, lenta e frammentata, relegata ai margini dalla Storia. Come un'economia iperregolamentata e apatica che rifugge l'innovazione. Come una società afflitta da migrazioni barbariche che ne corrompono le preziose tradizioni».

 

friedrich merz giorgia meloni foto lapresse

Il presidente francese ha rilanciato una risposta alle «critiche» e alle «caricature» sull'Europa, ma soprattutto ha spostato l'attenzione su uno dei temi chiave della Conferenza: l'Ucraina e la fine della guerra. [...]

 

Macron ha voluto mettere in chiaro un punto: l'Europa «farà parte della soluzione» per la fine della guerra in Ucraina e dunque «deve far parte della discussione», oggi dominata dal formato diretto tra russi, ucraini e americani. Macron ha avvertito che mentre le discussioni prendono forma, la Russia continua a colpire civili e infrastrutture energetiche con l'obiettivo di «congelare» gli ucraini fino alla resa: la risposta non può essere quella di «cedere» alle richieste russe, ma aumentare la pressione.

 

NASCE LA NUOVA ALLEANZA TRANSATLANTICA AUTONOMIA EUROPEA E DIVISIONE DEI FRONTI

Estratto dell’articolo di Ettore Sequi per “La Stampa”

 

EMMANUEL MACRON E FRIEDRICH MERZ - VERTICE UE AL CASTELLO DI ALDEN BIESEN - FOTO LAPRESSE.

ettore sequi Un anno dopo il discorso di J.D. Vance - che a Monaco aveva accusato l'Europa di vivere sotto tutela - Friedrich Merz dallo stesso podio compie un gesto più radicale di una replica polemica. La frase chiave è diretta e si riferisce all'ordine internazionale basato sui diritti e sulle regole: «Quest'ordine non esiste più».

 

Così facendo Merz compie tre mosse insieme: archivia l'illusione dell'ordine liberale come automatismo, legittima il ritorno della politica di potenza e libera la Germania dal suo surplus normativo.

 

[...] La sicurezza europea non coincide più automaticamente con quella americana. Finché la garanzia americana era presunta, l'Europa poteva spendere meno, dividersi di più e considerare il diritto internazionale come protezione sufficiente. Se quella garanzia non è più automatica, la sicurezza non è più una conseguenza dell'alleanza e diventa una scelta politica.

 

ETTORE SEQUI

[...]  Senza capacità, i principi restano fragili. Cinque per cento del Pil alla sicurezza; centinaia di miliardi per la difesa; industria della difesa riportata al centro della strategia economica. La Germania non vuole più essere solo il centro produttivo del continente e accetta di diventare perno militare. Ma se Berlino assume questo ruolo, l'equilibrio interno dell'Unione cambia.

 

Il nodo più delicato è il nucleare. Il fatto stesso che Merz parli di deterrenza europea è una svolta. Non significa bomba tedesca, ma fine dell'ambiguità. L'ombrello americano non è più automatico e dunque l'Europa deve chiarire chi garantisce la deterrenza e con quali regole.

 

La risposta è un pilastro europeo forte dentro la Nato. Qui si inserisce la logica della Nato 3.0: gli Stati Uniti riorientano risorse verso l'Indo-Pacifico e l'Europa assume la responsabilità primaria nel proprio teatro. L'alleanza non si dissolve e si riequilibra. Una simile presa di posizione tedesca, pur non essendo antiamericana, potrebbe tuttavia rendere più complessa la postura italiana nei confronti di Washington, soprattutto in un momento di rafforzata convergenza tra Roma e Berlino.

 

giorgia meloni donald trump

Ma il discorso è anche ideologico. Quando Merz afferma che la guerra culturale Maga «non è la nostra» e che l'Europa non crede nel protezionismo, traccia una linea. La partnership futura non potrà basarsi su un'identità automatica di valori, ma su interessi concreti.

 

L'Ucraina è il banco di prova. «La guerra finirà quando la Russia sarà esausta». È una dottrina di logoramento. Ma "autonomia" europea non significa Cina. Ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti non equivale a sostituirla con un'altra. Il vertice informale dell'Unione europea di due giorni fa in Belgio completa il quadro. Monaco vuole dare la dottrina; il vertice lavora sugli strumenti: competitività, coordinamento industriale, rafforzamento tecnologico.

 

EMMANUEL MACRON FRIEDRICH MERZ KEIR STARMER - CONFERENZA DI MONACO

La differenza del discorso di Merz a Monaco con quello di Carney a Davos è significativa. Carney parlava di rottura; Merz di redistribuzione della responsabilità. È il tentativo di passare dalla fase di adolescenza dell'Europa alla sua maturità. Merz lo esprime con grande chiarezza.

 

Primo: formalizza la fine della Pax Americana in versione europea. Non rottura con Washington, ma fine dell'egemonia come presupposto implicito dell'ordine occidentale. Cambia la struttura del sistema euro-atlantico.

 

Secondo: legittima la trasformazione della Germania da potenza economica a potenza di sicurezza. Berlino non sostiene più soltanto l'architettura occidentale. Ne diventa pilastro materiale.

 

IL PASSO DELL OCA GIULIVA - VIGNETTA BY MANNELLI

Terzo: porta la deterrenza nucleare europea fuori dall'ambiguità. Discuterla significa riconoscere che l'Europa non può più affidare interamente agli Stati Uniti la propria garanzia finale di sicurezza.

 

Quarto: ridefinisce la Nato come alleanza a responsabilità redistribuite. Con Washington orientata verso l'Indo-Pacifico, l'Europa diventa responsabile del proprio teatro.

Quinto: integra sicurezza, industria e tecnologia. [...]

 

Sesto: traccia una linea ideologica. L'Europa non segue la guerra culturale americana poiché la partnership futura sarà meno identitaria e più fondata su interessi.

Monaco 2026 può segnare il passaggio dalla dipendenza strutturale alla responsabilità strategica europea. Come ha ricordato Merz «le autocrazie hanno sudditi; le democrazie hanno partner». È su questa distinzione che si gioca la nuova fase dell'Europa.

EMMANUEL MACRON E FRIEDRICH MERZ - VERTICE UE AL CASTELLO DI ALDEN BIESEN - FOTO LAPRESSE

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