ferruccio fero valentini

“ESISTE UN'ECOLOGIA FASULLA. TANTI SI DICONO ECOLOGISTI, MA POI HANNO IL MACCHINONE” – L’INCREDIBILE STORIA DI FERRUCCIO “FÈRO" VALENTINI, CHE DA ANNI VIVE NEI BOSCHI DELLA VAL DI NON, IN TRENTINO, RACCOGLIENDO ERBE PER PREPARARE DECOTTI E CONSERVE, LONTANO DALLA VITA MODERNA: “SONO ANNI CHE NON ENTRO IN UN NEGOZIO. MANGIO SOLO QUELLO CHE RACCOLGO” – “MI INTENDO DI CHIMICA, DI BOTANICA. CONOSCO LE ERBE MA NON SONO UN SANTONE E NEANCHE UN MEDICO, MANDO VIA CHI MI CHIEDE LA GUARIGIONE. POSSO CONSIGLIARE UN DECOTTO, NON FARE UNA DIAGNOSI…”

 

 

 

 

Estratto dell’articolo di Brunella Giovara per "la Repubblica"

https://www.repubblica.it/cronaca/2025/10/06/news/ferruccio_fero_valentini_erbe_spontanee-424893314/

ferruccio valentini 13

 

L'ultima volta che ha incontrato l'orso, è rimasto fermo. «Immobile. Perché l'orso è come il cane. Se scappi, lui ti insegue». E forse l'orso davvero riconosce l'uomo dei boschi, e lo tratta con rispetto, scansandolo. ‘Òm dal bòsch', lo chiamano. Fèro Valentini, Fèro sta per Ferruccio, forse anche per selvatico, dal latino ferum. […]

 

Forse l'ultimo del suo genere, […] Gente sapiente, che conosce i funghi e le piante, sa costruire una stufa, sa quando arriva la neve su queste Dolomiti di Brenta, sa guarire una ferita, preparare una tisana contro la bronchite con la ‘Cetraria islandica', il lichene amaro come il tossico. Intanto pulisce sul tavolaccio un cesto di finferli […]e racconta.

 

«Ho scritto un libro, ma non ho tanta voglia di andare in giro a presentarlo. Ho troppe cose da fare, adesso è la stagione dei funghi, e quella delle mele… E poi a me piace stare solo», perciò tocca salire in Val di Non per incontrarlo e anche lì, bisogna che piova, «allora resto a casa», o che stia preparando le conserve, come «il ‘Coprinus comatus', che sistemo nei vasetti con succo di mela, vino bianco e aceto».

 

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Dunque, lei è alchimista. «Mi intendo di chimica, di botanica, di tante altre cose. Conosco le erbe, è un mestiere un po' magico, il mio. Ma non sono un santone e neanche un medico, mando via chi mi chiede la guarigione. Posso consigliare un decotto, non fare una diagnosi. Vengono a dirmi ‘ho tanto mal di gola', io consiglio la propoli, che è un potente cicatrizzante delle microlesioni.

Ma anche lì, l'ho detto a mio nipote, poi si è scoperto che è allergico ed è finito in ospedale a Trento».

 

[…] «Sono anni che non entro in un negozio. Mangio solo quello che raccolgo. I funghi, il Buon Enrico, il tarassaco, con le radici ci faccio il caffè. Compravo le sigarette, ma ho smesso di fumare». Allora si può vivere così, in semplicità, no tv, no telefono, "senza consumismo", raccogliendo dalla natura, scambiando erbe per avere il miele, il formaggio.

 

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«Io sono un raccoglitore fin da bambino, quando badavo alle vacche di mio padre. Sono nato qui nel 1948, ho smesso la scuola in quarta elementare. Avevo questa vocazione delle erbe, come i miei antenati, e ho sempre studiato». […]

 

Sugli scaffali, le officinali nei vetri di farmacie ormai scomparse. Le boccette misteriose, i vasi in cui galleggiano le pere ‘Martin Sec', i bottiglioni di aceto, i liquori, le acqueviti. I fossili, «altra mia passione, tutti raccolti qui sulle Maddalene, che sono le mie montagne. Ho il permesso per cercarli, ne ho trovati tanti negli anni e alcuni hanno il mio nome: ‘Valentinia cassinisi', l'antenato del pino cembro».

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Poi, ha collezionato multe e denunce, per aver troppo raccolto violando «leggi che non riconosco», e negli anni gli hanno dato dell'ecologista (come fosse un insulto), dell'anarchico, «e lo sono». Ma «la montagna è a rischio, invasa da alberghi di lusso e impianti di risalita, l'ambiente è stravolto». Per questo ha molto lottato, contro le strade inutili, l'industria, i pesticidi. «Tanti si dicono ecologisti, ma poi hanno il macchinone… Esiste un'ecologia fasulla».

 

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Per questo e altro, simile a Rigoni Stern, che viveva sull'altopiano, e a Ermanno Olmi, «con lui andavo a camminare», e Carlin Petrini, «quanti discorsi sulla natura, e sulle eccellenze culinarie del territorio». E sempre lì si torna, al "suo" territorio, dove incontra l'urogallo e il camoscio, e anche il cambiamento climatico: «Il radicchio dell'orso lo trovo solo a 1800 metri. Tutti i funghi si alzano di quota, i porcini sono saliti a 1700 metri. anche il Tricholoma Terreum, che noi chiamiamo ‘morèta'. Certe volte penso che altri potrebbero vivere come me, invece sono tutti consumisti, buttano il cibo, sprecano, disperdono la plastica».

 

E attratti dal montanaro ossuto, e schivo, molti gli chiedono di accompagnarlo, «ma poi si stufano, vogliono tornare. Ho solo due discepoli. Una ragazza che si chiama Giulia, laureata in botanica, che adesso ha un'erboristeria. E un bambino, Zaccaria, che ha già fatto tre erbari. Loro hanno la passione», potranno imparare a fare la ‘fervìda', metodo di cura nato in Thailandia che l'uomo delle selve trentine ha adottato per molti mali. […]

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