gianluca nicoletti e il figlio

“DA ZERO A QUATTRO MI SONO VERGOGNATO A LIVELLO DIECI DI MIO FIGLIO” – L’INTEMERATA DEL GIORNALISTA GIANLUCA NICOLETTI, PAPÀ DI UN RAGAZZO AUTISTICO, CHE ASFALTA IL FUNZIONARIO DEL COMUNE DI NETTUNO CHE HA PENSATO IL QUESTIONARIO SUI CAREGIVER: “SE IO PROVO VERGOGNA PER UN FIGLIO FUORI STANDARD, NON È PERCHÉ SIA UN MESCHINO GENITORE. LA COLPA È NELL'ARRETRATEZZA DI CHI MI CIRCONDA, CHE NON HA STRUMENTI CULTURALI SUFFICIENTI PER ELABORARE LO STIGMA ARCAICO E PUTRESCENTE VERSO GLI UMANI "IMPERFETTI"…”

Gianluca Nicoletti per “la Stampa”

 

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Sfido chiunque ad avere il coraggio di chiedermi quanto io possa vergognarmi di mio figlio disabile. Non risponderei insultando, proverei solo un'infinita pena per quella povera persona che qualcuno avrà nutrito con i liquami della più bigotta ignoranza. Alludo a quel funzionario del Comune di Nettuno che ha ideato il modulo che, famiglie come la mia, dovrebbero compilare per ottenere fondi della Regione Lazio. Le domande per avere quei quattro soldi, che sembrerebbero elargiti come premio alla virtù, hanno il sentore dell'autodafè dei tribunali dell'Inquisizione.

 

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«Da zero a quattro quanto ti vergogni del tuo familiare? Quanto risentimento provi nei suoi confronti? Quanto non ti senti a tuo agio quanto hai amici in casa?». E' forse un sistema per sondare la sincera e schietta vocazione dei genitori a sostenere quel macigno che sono costretti a portare sulle spalle? E' necessario un interrogatorio così insulso per dare qualche spicciolo a persone che si sobbarcano oneri uno Stato civile dovrebbe fare suoi? La piccineria di chi ha ideato il questionario non arriva a capire che, se io provo vergogna per un figlio fuori standard, non è perché sia un meschino genitore.

 

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La colpa è piuttosto nell'arretratezza di chi mi circonda, che non ha strumenti culturali sufficienti per elaborare lo stigma arcaico e putrescente verso gli umani "imperfetti". Educare i cittadini a non far sentire l'imbarazzo di un figlio disabile è compito delle istituzioni, della scuola, dei servizi sociali, di chi registra e sostiene il disagio familiare. In pratica le stesse persone che a Nettuno si rifanno al più detestabile e ammuffito retaggio di carità pelosa, per cui mi danno la scodella di zuppa se confesso le mie colpe e recito l'atto di dolore.

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Scherziamo? E' denaro pubblico e non si tratta di un regalo, sono le briciole di quello che dovrebbe essere riconosciuto a chi si fa carico delle inadeguatezze del servizio pubblico, dove ancora prevale un concetto stantio di gestione della fragilità, che sembra far tutto per incentivare lo stoccaggio massivo in strutture sontuosamente retribuite. Voglio rispondere di persona a quel sondaggio, mettendomi nei panni dei tanti genitori di Nettuno che hanno dovuto subire questa ennesima mortificazione. Si mi sono vergognato di mio figlio, tantissimo e per tantissimo tempo.

 

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Da zero a quattro mi sono vergognato a livello dieci. Mi sono vergognato quando i compagni di classe facevano le feste e non lo invitavano, quando gli altri genitori si lamentavano con gli insegnanti perché strillava in classe. Mi sono vergognato quando dovevo certificare ogni anno che non fosse stato "miracolato", mi sono vergognato quando mi sono trovato solo con lui mentre per i suoi coetanei sia aprivano le porte alla vita adulta.

 

Soprattutto ho provato vergogna quando, pochi giorni fa, è venuta a casa mia l'assistente sociale farci firmare un foglio. Si comunicava che il contributo per il caregiver alla madre era stato di colpo dimezzato. Questo, per inciso, non è avvenuto solo nel Lazio ma anche in altre regioni d'Italia. Vorrei però dire una cosa al gran penitenziere del Comune di Nettuno, l'arbitro delle nostre vergogne e il giudice della nostra accettazione della "prova" di essere genitori colpiti dalla sfiga.

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Se potessi tornare indietro di venticinque anni, e mi fosse dato di scegliere, avrei detto no grazie, preferisco un figlio che non debba dipendere da me come un bebè, anche se con barba e baffi. Si ma visto che il figlio mi è venuto così e sono felice di tenermelo con me, dopo le vergogne che ho confessato e di cui non sento alcun pentimento, aggiungo che per suo merito ho anche maturato una spudoratezza che mi fa persino paura.

 

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Assieme a lui mi sento fortificato di un'impudicizia estrema, che tra le sue scartoffie non sarà consentito nemmeno d'immaginare. Mi sento così scostumato quando con orgoglio me lo porto ovunque che, se la poca vergogna veramente avesse un prezzo, lei dovrebbe coprirci d'oro.

 

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