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DENTRO L’ORRORE – LA STORIA DI WITOLD PILECKI, CORAGGIOSO UFFICIALE DELL’ESERCITO POLACCO CHE SI FECE INTERNARE AD AUSCHWITZ PER TESTIMONIARE LO STERMINIO DI MASSA, MA CHE FU POI CONDANNATO A MORTE DAI SOVIETICI NEL 1948 IN BASE ALLA FALSA ACCUSA DI ESSERE UNA SPIA – DALL’ITALIA SCRISSE IL RESOCONTO DELL’INFERNO CHE AVEVA VISSUTO: POTEVA RIMANERE NEL NOSTRO PAESE, MA…(VIDEO)

 

Ferruccio Pinotti per "www.corriere.it"

 

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Ci fu un eroe che si consegnò ai campi di sterminio nazisti per aiutare la resistenza interna e per documentare l’orrore. È la storia di Witold Pilecki, un coraggioso ufficiale dell’Esercito polacco, che si fece internare ad Auschwitz per testimoniare lo sterminio di massa, ma che fu poi condannato a morte dai sovietici nel 1948 in base alla falsa accusa di essere una spia.

 

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Un libro uscito recentemente, The Volunteer - The True Story of the Resistance Hero Who Infiltrated Auschwitz (Jack Fairweather, Penguin Books) ha finalmente reso onore a un uomo che ora è considerato un eroe in Polonia.

 

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Pilecki era un proprietario terriero dalle idee illuminate, che sacrificò la serenità familiare e il benessere economico per combattere i bolscevichi negli anni 1918-1921, i nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale e i comunisti occupanti nel dopoguerra. Pagando con la vita l’amore per il Suo paese e per la libertà.

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Un aristocratico sempre in prima linea

Pilecki era nato il 13 maggio 1901 a Oloniec (oggi Olonets, nella Repubblica autonoma di Carelia della Federazione Russa) da una famiglia aristocratica polacca. Dal 1910 Pilecki visse a Wilno (oggi Vilnius, in Lituania) e lì si arruolò nel 1918, scoppiata la Prima guerra mondale, nelle unità di difesa territoriale. Il 5 agosto 1920 si distinse nei combattimenti di Varsavia e ottenne la Croce al Valore.

 

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Terminato il conflitto, si iscrisse all’università e si dedicò alle proprietà di famiglia; poi nel 1926, entrato in cavalleria come ufficiale, si sposò (nel 1931) con Maria Ostrowska (sopravvissutagli fino al 2002) che gli darà due figli. Nel frattempo era esplosa la Seconda guerra mondiale e Pilecki si impegna nella 19ma Divisione di fanteria contro i tedeschi.

 

Riassegnato alla 41a Divisione, distrugge sette carri armati nemici, un aereo in volo e due a terra. Ma i sovietici attaccano alle spalle i polacchi, già impegnati con i nazisti. Le unità di Pilecki si arrendono. Rientrato a Varsavia, l’ufficiale fonda, il 9 novembre 1939, il Tajna Armia Polska, l’Esercito segreto polacco che si unisce poi all’Armia Krajova (AK), l’esercito patriottico clandestino, odiato e perseguitato da nazisti e sovietici. Nel 1940 concepisce l’idea di entrare nel campo di concentramento nazista di Auschwitz, nella polacca Oswiecim, per raccogliere informazioni e aiutare la resistenza interna.

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Testimone dello sterminio di massa

I suoi superiori accolgono la proposta e così il 19 settembre Pilecki si fa catturare dai tedeschi per le strade della Varsavia occupata, sotto il falso nome di Tomasz Serafinski. Con lui vengono presi altri 1139 civili. Pilecki viene torturato per due giorni e poi è inviato ad Auschwitz.

 

auschwitz birkenau

Sul braccio ha tatuato il numero 4859. Fra lavoro e malattie, nel campo crea l’Unione di Organizzazioni Militari allo scopo di aiutare gl’internati e preparare la liberazione del campo da parte dell’AK e del legittimo governo polacco in esilio in Gran Bretagna. Intanto raccoglie notizie sugli orrori del campo, che già nel marzo 1941 iniziano ad arrivare a Londra.

 

Auschwitz selezione detenuti

Nel frattempo, la Gestapo intercetta e giustizia diversi suoi compagni. Per Pilecki è venuto il tempo della fuga, che avviene la notte tra il 26 e il 27 aprile 1943. Con sé il tenente porta documenti importanti: spera possano permettere all’esercito segreto polacco di liberare gl’internati in quel campo di morte con l’aiuto di Londra. Londra però dice che non è possibile, non crede al Rapporto stilato da Pilecki, temono che sia un falso.

 

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I sovietici non si comportano meglio: quando nel 1944 passano nei pressi del campo, marciano diritti senza fermarsi un attimo: puntano su Berlino, non Auschwitz. Il 23 febbraio 1944, promosso capitano, Pilecki s’inventa una nuova struttura segreta, stavolta anticomunista, “Indipendenza”. Quando Varsavia insorge, il 1° agosto 1944 , Pilecki combatte con l’AK. Lo catturano e la fine della guerra lo trova internato fra Lambinowice, in Polonia, e Murnau, in Baviera. Il 9 luglio 1945 è liberato.

Auschwitz forno crematorio

 

In Italia a scrivere il resoconto dell’orrore

Infaticabile, si unisce all’Esercito polacco del generale Wladislav Anders. Soggiorna in Italia e qui scrive le proprie memorie su Auschwitz. Potrebbe rimanere nel Belpaese, ma moglie e figli sono in Polonia, dove patrioti e comunisti hanno rotto definitivamente. Ricercato dai sovietici, per tutta risposta dall’aprile 1947 il capitano si mette a raccogliere prove della crudeltà comunista nel Gulag.

auschwitz birkenau

 

L’8 maggio viene alla fine catturato. E subito torturato. Il resistente antinazista viene considerato solo una sporca spia. Il processo è fissato al 3 marzo 1948. Il 15 maggio arriva la sentenza capitale, eseguita, il 25 seguente, con un proiettile sparato nella nuca. Il periodo italiano di Pilecki è stato ricordato già nel 2016 quando gli è stato intitolato un giardino pubblico a Vicoli, piccolo centro della provincia di Pescara.

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«L’Italia - ha scritto il figlio di Pilecki, Andrzej Pilecki in una lewtera di ringraziamento - si è impressa nella memoria di mio padre in maniera molto amichevole. Proprio qui, nel luglio del 1945, mio padre arrivò dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, arrivando dal campo di prigionia di Murnau per entrare nel 2/o Corpo d’Armata polacco, le cui truppe stazionavano in Italia.

 

AUSCHWITZ

Si era stabilito in località San Giorgio e divideva il suo tempo tra la scrittura dei ricordi di Auschwitz e i colloqui con i comandanti delle forze armate polacche: in Italia è nato il “rapporto Pilecki”, il resoconto del crimine atroce di cui si erano macchiati i nazisti nel campo di concentramento di Auschwitz». La storia di Pilecki era stata raccontata per la prima volta dal giornalista e storico Marco Patricelli nel libro Il volontario (Laterza), uscito nel 2010.

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Eroe nazionale

Il ruolo storico di Pilecki è ormai accertato. Il suo primo rapporto dai campi si stermino portava il titolo Rapporto “W” e fu scritto da Pilecki nel 1943, subito dopo la sua fuga da Auschwitz. Nel Rapporto “W” inoltre erano presenti altri due fascicoli separati denominati come Il rapporto “Terrain S”.

 

La versione dettagliata e conclusiva della relazione fu redatta da Pilecki in Italia nel 1945], dopo aver lasciato il campo di prigionia nel quale si trovava in seguito alla rivolta di Varsavia, alla fine della seconda guerra mondiale. In questa ultima trascrizione del rapporto l’autore inserisce anche riflessioni personali e ricordi di quegli anni vissuti da internato ad Auschwitz.

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Il testo completo del rapporto Pilecki è stato pubblicato per la prima volta in Polonia solo nel 2000, 55 anni dopo la fine della guerra e 52 dalla morte dell’autore. Fino ad allora il testo rimase del tutto sconosciuto sia alla comunità scientifica polacca che ai cittadini dell’ex Repubblica Popolare Polacca.

 

auschwitz

Prima del 1989 tutte le informazioni sulla vita e le azioni del capitano Witold Pilecki furono segretate e soggette a censura, a causa delle accuse di spionaggio che gli furono imputate e per la quali, una volta tornato a Varsavia nel maggio del 1948, fu condannato. Oggi la figura di Pilecki è stata completamente rivalutata e l’ufficiale è considerato un eroe nazionale.

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