jihadista italiana maria giulia sergio fatima

OGGI QUI, DOMANI ALLAH - LADY JIHAD E GLI ALTRI ASPIRANTI TERRORISTI DELLA PORTA ACCANTO: LA RETE DELL’ISIS NELLA PROVINCIA ITALIANA- IL RUOLO DEGLI ALBANESI NEL RECLUTAMENTO E L'INDOTTRINAMENTO ON LINE

Gianni Santucci per il “Corriere della Sera”

 

MARIA GIULIA SERGIO COL PADREMARIA GIULIA SERGIO COL PADRE

L’incontro avviene per caso, a San Paolo d’Argon, 5 mila abitanti, 10 chilometri da Bergamo. Le due donne col velo che si aggirano tra gli scaffali della fiera del libro islamico M’arid Al-Kitab sono Maria Giulia Sergio, 27 anni, già convertita col nome di Fatima, e la sorella Marianna. È la primavera del 2014: quel giorno conoscono una ragazza albanese, Lubjana G.

 

La donna racconterà di essere stata molto colpita dalla preparazione religiosa di Maria Giulia, che le ha anche spiegato di essere alla ricerca di un marito per unirsi all’Isis. Quel che accade dopo, lo riferisce Lubjana G. a un’amica: le «ho descritto un fratello musulmano che vorrebbe una moglie per andare al jihad e non riesce a trovarla. Lei era contenta, è diventata pazza». 
 

Quel matrimonio è stato celebrato in moschea con Aldo Kobuzi, 23 anni, albanese. Due giovani che non si conoscevano; 5 giorni dopo le nozze si sono uniti al Califfato. L’inchiesta della Digos e della magistratura milanese è partita da quel matrimonio e ha portato ai dieci ordini di arresto a carico dei due nuclei familiari.

 

MARIA GIULIA SERGIO 1MARIA GIULIA SERGIO 1

L’indagine rivela questa nuova dimensione del radicalismo in Italia: non più gli emissari di Al Qaeda e le loro cellule, ma un’inedita realtà provinciale e pulviscolare, dove alcune reti albanesi stanno assumendo un ruolo notevole. 
 

Basta ripercorrere i luoghi: la prima jihadista italiana viveva a Inzago (Milano), ha fatto l’incontro casuale che le ha permesso di coronare il suo sogno a San Paolo D’Argon e s’è sposata a Treviglio (Bergamo), ha passato i primi giorni di nozze in casa dello zio del marito a Scansano (Grosseto).

 

Il profilo è chiaro: famiglie albanesi di lavoratori, in piccolissimi paesi di provincia, che sono in grado però di trovare i contatti, aiutare, fornire supporto e indicare la strada per chi vuole entrare nell’esercito del Califfato. Lubjana G. e il marito (anche loro residenti a Treviglio) sono ora indagati per favoreggiamento nell’indagine milanese. 
 

MARIA GIULIA SERGIOMARIA GIULIA SERGIO

Uno scenario molto simile è stato documentato dalla Digos di Brescia lo scorso marzo: Elvis Elezi, albanese di Ciriè (Torino), sarebbe l’uomo che ha indottrinato il giovane rapper Anas El Abboubi, residente con la famiglia a Vobarno (Brescia) e poi partito per la Siria.

 

Questa è la base del nuovo radicalismo di provincia, dei giovani pronti a morire per il Califfato, o dei lavoratori insospettabili (lo zio del marito di Maria Giulia — arrestato in Albania — in Toscana faceva il boscaiolo) che sono però in grado di trovare i contatti per sostenere i combattenti. Questo bacino di fiancheggiatori e potenziali mujahed sarebbero però quasi inerti senza le strutture superiori dell’Isis. Le guide sono sia spirituali, sia operative. E si muovono su due piani: predicatori in pellegrinaggio e maestri che tengono classi di jihad in Rete. 
 

FAMIGLIA JIHADISTI SERGIOFAMIGLIA JIHADISTI SERGIO

Il caso più noto è quello di Bilal Bosnic, bosniaco, ritenuto a capo di una rete di reclutamento. Bosnic ha più volte battuto «in trasferta» la provincia italiana (Pordenone, Cremona, Bergamo, Siena e Roma). Poi Shefqet Krasniqi, imam di Pristina, più volte arrestato, presente proprio nella zona di Grosseto nel 2013.

 

E infine Bujar Hysa, colonnello di un gruppo di reclutatori albanesi arrestati nel 2014: non risultano suoi passaggi in Italia, ma il collegamento con la storia della jihadista italiana è ancor più stretto. La sorella del marito di Maria Giulia Sergio s’era già unita al Califfato, insieme al marito e al figlio: il viaggio verso la Siria è stato pagato da Hysa. 
 

MARIA GIULIA SERGIOMARIA GIULIA SERGIO

Il ruolo di «maestra» spirituale, per le due sorelle Sergio, per la donna albanese di Treviglio e per altre loro amiche, l’ha invece incarnato Bushra Haik, 29 anni, siriana nata a Bologna e vissuta in Italia fino al 2012, oggi ricercata. In passato molto conosciuta e attiva tra il capoluogo emiliano e Milano, da Riyadh (Arabia Saudita) ha gestito gruppi di studio online con più di 300 donne iscritte. Quando l’Isis mette al rogo un pilota giordano, Bushra spiega che si tratta di una giusta punizione, «perché un musulmano che si allea ai miscredenti diventa uno di loro». 

FAMIGLIA JIHADISTI SERGIO 1FAMIGLIA JIHADISTI SERGIO 1

 

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