lucia sardo e il figlio gioacchino cappelli

“UN GIORNO ENTRAI NELLA SUA STANZA CON UNA MAZZA DA BASEBALL E SPACCAI OGNI COSA” – L’ATTRICE LUCIA SARDO RACCONTA IL DRAMMA DEL FIGLIO HIKIKOMORI: “MI SONO ACCORTA CHE QUALCOSA NON ANDAVA QUANDO È STATO BOCCIATO PER DUE ANNI A SCUOLA. ERA DA SEMPRE DEFINITO UN GENIO, POI HA INIZIATO A ISOLARSI. PASSAVA LA NOTTE A GIOCARE AI VIDEOGIOCHI, ARRIVAI AL PUNTO DI BUTTARE DAL BALCONE LA SUA PLAY-STATION, SENZA OTTENERE NESSUN RISULTATO. TUTTI MI DICEVANO DI DARGLI UN CALCIO NEL SEDERE E BUTTARLO FUORI DI CASA, MA…”

Estratto dell’articolo di Sandra Lo Fico per www.corriere.it

 

lucia sardo 9

«Un futuro senza speranze e il senso di non appartenenza alla società mi hanno portato a un isolamento progressivo e profondo». Inizia così il racconto di Gioacchino Cappelli, figlio di Lucia Sardo e Marcello Cappelli, entrambi attori, che dall’età di 17 anni ha iniziato una reclusione volontaria che l’ha portato a chiudersi in casa. Un rifugio sicuro per sedare gli attacchi di panico. L’unica finestra da cui si affacciava al mondo era quella virtuale […]

 

L’ hikikomori, così viene definito questo nuovo problema sociale che negli ultimi anni sta prendendo piede anche in Italia, è un fenomeno che arriva dal lontano Giappone. Tradotto letteralmente in “stare in disparte”, coinvolge sempre più giovani in un’età compresa tra i 14 e i 30 anni […]

lucia sardo e il figlio gioacchino cappelli

 

«Mi sono accorta che mio figlio aveva un problema - racconta Lucia Sardo, quando venne bocciato a scuola. Lui era molto intelligente, un genio lo avevano definito, ma invece di studiare passava le notti sveglio a giocare ai videogiochi e dormiva di giorno. Non mi ero accorta di nulla visto che andava regolarmente a scuola. La sua insegnante, infatti, non mi aveva informato tempestivamente. Quando si incontrano ragazzi fuori dal comune come Gioacchino è difficile stare al loro passo, forse aveva ritenuto più semplice omologarlo agli altri».

 

lucia sardo 1

[…]

«Gioacchino fu bocciato due anni di seguito - continua Sardo -  e come ogni madre che si trova in una situazione come la mia, ho usato tutte le armi a disposizione per riuscire a scuoterlo. Prima con la dolcezza, poi con le maniere forti. Ricordo che un giorno entrai nella sua stanza con una mazza da baseball e spaccai ogni cosa. Arrivai al punto di buttare dal balcone la sua play-station, senza ottenere nessun risultato. Ero nel panico più totale. Qualcuno mi suggerì di dargli un calcio nel sedere e buttarlo fuori di casa, per loro era solo uno sfaticato. Ma il cuore di mamma sapeva che non era così. Solo dopo numerose ricerche on line ho avuto l’intuizione di cercare quei sintomi in lingua inglese, pensando fosse qualcosa che venisse da lontano, e finalmente sono riuscita a dare un nome a quel problema, che inevitabilmente era diventato il mio».

lucia sardo 2

 

[…] «Non uscivo più di casa neanche io. È stato un periodo difficile anche lavorativamente parlando. Dopo aver scoperto quello che stava accadendo a mio figlio, ho contattato una clinica in Valle d’Aosta che si occupa di questo fenomeno. Finalmente parlando con uno dei loro medici ho avuto la certezza di non essere pazza, e dopo tanto tempo mi sono sentita capita. Per venirne fuori ho dovuto aiutare prima me stessa e solo dopo sono riuscita ad aiutare mio figlio».

 

lucia sardo 6

Gioacchino, che oggi è un attore e insegna recitazione, è riuscito a venir fuori da questa autoreclusione che lo aveva rinchiuso in casa, e con la sua arte racconta il suo “dolore” con uno spettacolo dal titolo «C’è nessuno», per sensibilizzare i giovani e i loro genitori a questa nuova tematica sociale. […]

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