gian carlo caselli giancarlo toto riina

“TOTÒ RIINA VOLEVA UCCIDERMI CON UN MISSILE” – MEMORIE DI GIAN CARLO CASELLI, L'EX MAGISTRATO 85ENNE CHE EREDITÒ IL LAVORO DI FALCONE E BORSELLINO: “VENNI PORTATO D’URGENZA ALL’AEROPORTO MILITARE PERCHÉ IL PENTITO GASPARE SPATUZZA AVEVA RIVELATO CHE C’ERA UN PIANO DI COSA NOSTRA PER SPARARE UN RAZZO SUL MIO ALLOGGIO” – “PENSO AI COLLEGHI UCCISI. CON LORO IL SISTEMA DI PROTEZIONE NON HA FUNZIONATO. MI SONO SENTITO IN DOVERE DI SDEBITARMI” – “I TERRORISTI DI PRIMA LINEA SONO STATI I PIÙ VICINI A UCCIDERMI, SOTTO CASA..."

Estratto dell’articolo di Paolo Griseri per “La Stampa”

 

GIAN CARLO CASELLI

Quante volte hai avuto paura di morire? «Tante. Sapevo bene quel che rischiavo. Borsellino diceva: come si fa a non avere paura della mafia? L’importante è avere un po’ più di coraggio per superare la paura». La volta che sono andati più vicini a riuscirci? «I terroristi di Prima Linea. Qui sotto casa mia, nel controviale, davanti a un ristorante giapponese».

 

Gian Carlo Caselli, 85 anni, è uno dei magistrati che hanno sconfitto le Br. Si è insediato al vertice della Procura di Palermo il giorno dell’arresto di Totò Riina. Ha istruito, tra gli altri, i processi contro Giulio Andreotti e Marcello dell’Utri. Sotto il suo coordinamento la procura di Palermo ha arrestato centinaia di persone accusate di far parte o essere colluse con Cosa Nostra. Sono passati quasi 50 anni dalla lotta al terrorismo e una trentina dalla guerra alla mafia.

 

[…]  «La lotta al terrorismo mi è arrivata addosso per un meccanismo giudiziario che si chiama connessione: ti stai occupando di episodi legati alla criminalità politica, ti arriva sulla scrivania il fascicolo del sequestro Sossi. La guida della Procura di Palermo l’ho scelta io. Dopo dieci anni di lotta al terrorismo avrei potuto rimanere a Torino nel gratificante incarico di presidente di Corte d’Assise».

 

GIAN CARLO CASELLI GIOVANNI FALCONE

Perché un padre di famiglia, magistrato ormai al vertice della carriera, decide di tornare a rischiare tutto nella Procura in cui sono stati uccisi Falcone e Borsellino?

«Te lo senti dentro. Hai una responsabilità. Sei in vita mentre tanti tuoi colleghi sono stati uccisi. Magari perché con loro i sistemi di protezione non hanno funzionato. A Milano erano stati uccisi Galli e Alessandrini che indagavano su Prima Linea esattamente come me. Erano meno protetti e ci hanno rimesso la vita. Ci pensi sai?».

TOTO RIINA

 

Ti senti un sopravvissuto?

«In un certo senso. Ti senti in dovere di restituire quel che hai avuto. Dopo l’assassinio di Falcone e della sua scorta ero a Milano ad una commemorazione. Mi avvicina un alto ufficiale dei carabinieri: “Il dottor Borsellino le manda a dire che non è ancora arrivato il momento di andare in pensione”».

 

Un passaggio di testimone?

«Sul momento non capii bene. Ci ripensai dopo al significato di quella frase».

 

Perché tu ti sei salvato?

«Perché a Palermo dopo Falcone e Borsellino i sistemi di protezione hanno funzionato meglio. Ricordo ancora la disperazione di Giuseppe Costanza, autista di Falcone. Non si dava pace. Quel mattino, a Punta Raisi, Falcone gli chiese di guidare lui. Costanza si mise sul sedile posteriore e sopravvisse all’esplosione. Da allora le regole sono diventate molto più rigide. Nessun autista oggi lascerebbe le chiavi dell’auto blindata».

 

gaspare spatuzza 7

Insomma, senza quell’episodio Falcone si sarebbe potuto salvare?

«Questo non lo so. Ma i fatti sono questi».

 

Storie difficili da raccontare in famiglia. Come hai detto che saresti andato a Palermo?

«Non l’ho detto così. Anche perché non è capitato così. Mano a mano che trascorrevano le settimane dopo le stragi del ’92 quella che era un’ipotesi si è fatta reale. In famiglia abbiamo seguito tutti questo percorso graduale».

 

[…]

 

Nonostante tutte queste precauzioni il rischio a Palermo era altissimo

«Un giorno mi telefona di corsa il questore, Arnaldo La Barbera».

 

GIAN CARLO CASELLI

Proprio lui?

«Sì. Successivamente sono emersi fatti molto gravi riguardanti il depistaggio sull’assassinio di Borsellino e la gestione del G8 di Genova. Ma con me si comportò sempre in modo esemplare. Presi dentifricio e spazzolino e venni portato d’urgenza all’aeroporto militare di Bocca di Falco».

 

Che cosa era successo?

«Lo intuii tempo dopo. Il pentito Gaspare Spatuzza aveva raccontato che c’era un piano di Cosa nostra per uccidermi sparando un missile sul mio alloggio da Monte Pellegrino, la montagna che sovrasta Palermo».

 

toto riina

Non fa piacere scoprire certe cose: «Infatti non le ho mai volute sapere se non per quel che serviva alle mie indagini. Poi è capitato che a Torino si svolgesse l’udienza di un processo che prevedeva la testimonianza di Gaspare Spatuzza. Laura, mia moglie, ha voluto andare a sentire. Ho tentato di dissuaderla. Sapevo che cosa avrebbe detto il pentito. Ma lei, testarda, ha insistito». Laura entra nello studio nel preciso momento di questo racconto: «È vero, volevo ascoltare quella testimonianza. Ci sono andata, lui non voleva. Non è stato piacevole ma ho fatto bene».

 

[…]

 

Gaspare Spatuzza

Decenni di vita sotto scorta, di relazioni filtrate dalle esigenze di sicurezza. Un inferno. Ma anche i momenti esaltanti: la sconfitta del terrorismo e l’arresto dei boss mafiosi. Negli anni Novanta, dopo Mani pulite, i magistrati sono diventati delle star. Un bene? Un pericolo? «C’è stato un momento in cui si gridava Borrelli, Caselli, giudici gemelli. Ma era un’esagerazione da tifosi. Se il magistrato diventa una star c’è qualcosa che non funziona. Parlo per tutti, a cominciare da me. Il criterio deve sempre essere quello di condannare e assolvere a prescindere da quel che chiede la piazza».

 

Ma è sempre così?

«Diciamo che se l’opinione pubblica ti sostiene fa piacere. Ma non può essere certo quella la bussola che guida il tuo lavoro. La bussola è sempre la ricerca della verità».

 

E poi ci sono i casi in cui, al contrario, ti senti isolato…

GIAN CARLO CASELLI

«Durante le indagini sul terrorismo arrestammo Giambattista Lazagna. Un avvocato, un partigiano, un frequentatore delle riunioni della corrente di Magistratura democratica, quella cui appartenevo. Insomma, uno del nostro mondo. I colleghi votarono una mozione di censura nei miei confronti (con l’eccezione, va ricordato, di Livio Pepino). Volevo dimettermi dalla corrente. Andai da Mario Carassi, consigliere istruttore, un’autorità per tutti noi. Aveva fatto il partigiano nel partito d’azione. Mi disse: “Prima fai il processo e poi, eventualmente dimettiti”».

 

Può capitare che l’isolamento di un magistrato produca effetti anche dopo molto tempo: «Ricordo perfettamente la votazione in Csm sulla scelta del nuovo capo della Procura di Palermo. Io ero per la nomina di Falcone, la scelta più naturale. Finii in minoranza anche dentro la mia corrente. Fu nominato Meli, scelto con il criterio dell’anzianità di servizio. Borsellino diceva che Giovanni ha cominciato a morire quel giorno».

 

giovanni falcone paolo borsellino

Il Csm, dopo il caso Palamara è diventato per molti sinonimo di degenerazione, di quanto le correnti possano far male alla credibilità della magistratura: «Sono stato al Csm tra l’86 e il ’90. Il suk raccontato da Palamara non lo ricordo. Forse è arrivato dopo».

 

Le correnti ma anche le invasioni di campo: un’altra delle accuse che si rivolgono oggi ai magistrati è quella di sostituirsi alla politica. Siete degli invasori?

«Io sono per la rigida separazione dei poteri. È grave se la magistratura si sostituisce alla politica. Vorrei però ricordare che spesso è la politica a chiedere alla magistratura di invadere il suo campo. Capita spesso, quando i politici non hanno il coraggio di scegliere.

 

Fu un errore non intervenire all’origine del terrorismo o considerare la lotta alla mafia come uno scontro tra guardie e ladri. Siamo arrivati al punto di aspettare la sentenza di un giudice per decidere sul fine vita. Spesso alla politica conviene l’invasione dei giudici, perché le tolgono le castagne dal fuoco».

 

luca palamara foto di bacco

Come si distrae, come si diverte uno che ha fatto la tua vita?

«Premetto che anche facendo il mio lavoro ho avuto dei momenti diciamo così di divertimento. Per esempio durante l’interrogatorio di Peci».

 

Non si riesce a immaginarlo durante le confessioni del primo pentito delle Br: «Perquisendo i covi trovavamo le cartelline con le indagini dei brigatisti sulle abitudini di vita dei loro obiettivi. Le Br avevano intitolato il mio dossier “Casella postale”. Scherzando ho detto a Peci che l’opinione positiva che avevo di me non era rappresentata da un’ordinaria casella postale. Lui sorrise e spiegò: “Dottor Caselli forse questo nome dipende dal fatto che chi la pedinava di mestiere faceva il postino”».

 

GianCarlo Caselli e moglie

Sport?

«Fino a quando ho potuto ho giocato a tennis. E poi ho tifato per il Toro».

 

Mai giocato a calcio?

«Molte volte in oratorio a Torino e a Palermo durante le partite del cuore».

 

Nessuna paura di esporsi in mezzo al campo di uno stadio?

«Il rischio ovviamente c’era. Ma anche la mafia ha i suoi codici. Non si ammazza un Procuratore mentre corre in calzoncini corti durante una partita di beneficenza».

GIANCARLO CASELLI E PIERO GRASSO

Ultimi Dagoreport

messina orcel donnet generali

DAGOREPORT - FINITO IL PRIMO TEMPO DEL RISIKO, CON LO STRAORDINARIO SUCCESSO DELL’OPAS DI INTESA SU MONTE DEI PASCHI DI SIENA, SI APRE IL SECONDO ROUND, QUELLO DECISIVO PER ESPUGNARE IL “FORZIERE D’ITALIA”, ASSICURAZIONI GENERALI - L’UNICO ISTITUTO BANCARIO CHE POTREBBE FAR SALTARE IL PIANO INTESA DI CARLO MESSINA E COMPAGNI È UNICREDIT, CHE HA CONVOCATO PER OGGI UN CDA STRAORDINARIO – PARE CHE IL BERSAGLIO DI ANDREA ORCEL SIA LA CONQUISTA DI BANCA GENERALI, DI CUI IL LEONE HA IN TASCA IL 51% - NESSUNO ESCLUDE CHE DOMANI ORCEL POSSA SPEGNERE I SOGNI DI GLORIA DI MESSINA, PORTANDO LA PARTECIPAZIONE DI UNICREDIT NEL LEONE, DAL 9 AL 29,9%, MAGARI RILEVANDO LA QUOTA DEL 10,15% DETENUTA DAL GRUPPO DEL VECCHIO/DELFIN IN GENERALI - NON È NEMMENO DA GETTARE NEL CESTINO L’OPZIONE DI UNA FUSIONE UNICREDIT-GENERALI PER DARE VITA A UNA BANCA-ASSICURAZIONE - NON È FINITA. SI ACCAVALLANO LE VOCI DI INTERLOCUZIONI A IOSA TRA UNICREDIT E CRÉDIT AGRICOLE…

meloni schlein calenda richetti bonetti rosato conte

“IL CAMPO LARGO È UN GRAVE PERICOLO PER L’ITALIA” – CARLO CALENDA RIBADISCE IL SUO NO ASSOLUTO ALL’ALLEANZA CON IL CENTROSINISTRA: “NON SIAMO MAI STATI NÉ SAREMO MAI NEL CAMPO LARGO”. VA BENE CARLETTO, MA CHE FAMO? “AZIONE” FARÀ LA TERZA GAMBA PER GIORGIA MELONI? O CORRERÀ DA SOLA CON IL RISCHIO DI ESSERE ININFLUENTE? - DAGOREPORT: NEL PARTITO DEL “CHURCHILL DEI PARIOLI”, RICHETTI A PARTE, SAREBBERO GIÀ PRONTI A LANCIARSI TRA LE BRACCIA DELLA MELONI. BONETTI, ROSATO E COMPAGNIA SPERANO CHE IL CENTRODESTRA RESTI SOTTO AL 42% PER OFFRIRSI COME STAMPELLINA. MA GLI ELETTORI “AZIONISTI” SOFFRIREBBERO UN PASSAGGIO A DESTRA: SI FIDANO PIÙ DI RENZI CHE DI MELONI, SCHLEIN E CONTE...

malara corsini monteleone

DAGOREPORT - ANTONINO, CHE TIPINO! - IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI PAOLO CORSINI S'E' STUFATO DI MONTELEONE, IL CUI PROGRAMMA "FILOROSSO" INANELLA UN FLOP DIETRO L'ALTRO - NEL TENTATIVO DI ALZARE GLI ASCOLTI, CORSINI HA CONSIGLIATO ALL'EX "IENA" DI CAMBIARE ROTTA: PIÙ SERVIZI, PIÙ INCHIESTE "ON THE ROAD" E MENO CHIACCHIERE INUTILI IN STUDIO. PECCATO CHE IL CONDUTTORE, IN VERSIONE TORTELLONE RIPIENO DI SÉ, ANZICHÉ DARE ASCOLTO AI CONSIGLI, VADA DRITTO PER LA SUA STRADA - SE GLI ASCOLTI NON MIGLIORERANNO, LA RAI CHIUDERA' "FILOROSSO" A FINE ANNO E POTREBBE SILURARE IL CONDUTTORE, PAGANDO UNA PICCOLA PENALE - LO SCAZZO TELEFONICO IN DIALETTO CALABRESE TRA MALARA E MONTELEONE E LA LUNGA LISTA DI FLOP BY ANTONINO...

giorgia meloni cateno de luca

FLASH! MELONI S-CATENATA: ACCORDO FATTO CON "SUD CHIAMA NORD", IL MOVIMENTO DI CATENO DE LUCA. A LEGGE ELETTORALE APPROVATA, GIORGIA PUNTA ANCHE SU CATENO, QUOTATO ALL’1,5%, PER RAGGIUNGERE QUOTA 42 SENZA VANNACCI - IL SINDACO DI TAORMINA, ALLE REGIONALI SICILIANE DEL 2022, HA PRESO (DA SOLO) PIU’ DI MEZZO MILIONE DI VOTI - LA PROSSIMA SETTIMANA SI FORMERA’ LA COMPONENTE ALLA CAMERA: A FRANCESCO GALLO SI UNIRANNO UN ALTRO PAIO DI DEPUTATI, TRA I QUALI MANLIO MESSINA, CHE RIENTRA IN “AREA MELONI” DOPO AVER LASCIATO IL GRUPPO DI FDI NEL 2025…

urne voto schede elezioni giorgia meloni antonio tajani matteo salvini elly schlein donald trump benjamin netanyahu pedro sanchez

DAGOREPORT – LA CONFUSIONE POLITICA ITALIANA HA RAGGIUNTO LA QUINTA DIMENSIONE, OLTRE LO SPAZIO-TEMPO: QUANDO SI VOTA? - MOLTI SONO CONVINTI CHE LA DATA DA CERCHIARE SIA GIUGNO 2027 (SALVINI E TAJANI PERMETTENDO) - MA CI SONO TROPPE VARIABILI, IN ITALIA E ALL’ESTERO, CHE POSSONO INFLUENZARE IL CALENDARIO ELETTORALE – LE TRE DATE CHIAVE PER IL FUTURO DELL'UNDERDOG DI COLLE OPPIO SONO: LE ELEZIONI IN ISRAELE DEL 27 OTTOBRE, QUELLE DI MEDIO MANDATO NEGLI STATI UNITI DEL 3 NOVEMBRE E LE POLITICHE IN SPAGNA DEL 29 NOVEMBRE - I DESTINI DI NETANYAHU, TRUMP E SANCHEZ SONO IN QUALCHE MODO LEGATI A QUELLO DELLL'ARMATA BRANCA-MELONI. I PRIMI DUE PERCHÉ GRANDI ALLEATI, AL NETTO DI QUALCHE “VAFFA”, IL TERZO PERCHÉ GRANDE NEMICO E PRINCIPALE RAPPRESENTANTE DEL PARTITO SOCIALISTA EUROPEO IN UE - NEL CASO DI UNA SCONFITTA DI TRUMP, SIA ALLA CAMERA SIA AL SENATO, BISOGNA CAPIRE CHE POTRA' SUCCEDERE: IL RISCHIO CHE GLI PARTA L'EMBOLO È ALTISSIMO...

giuseppe conte elly schlein franceschini bonaccini nardella

DAGOREPORT - PERCHÉ ELLY NON HA INFORMATO NESSUNO DEL PD DELLA PROPOSTA DI CONTE DI DARE AL CENTROSINISTRA UN "PAPA STRANIERO"? - PERCHÉ LASCIARE CHE L'AZZECCAGARBUGLI A 5 STELLE DIVULGASSE L’IPOTESI DEL “TERZO UOMO”, METTENDOGLIELO IN QUEL POSTO? - DIVORATA DA UN'AMBIZIONE AI CONFINI DELLA REALTÀ - POGGIARE IL SEDERINO SULLA PRIMA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI - OGGI, LA DUCETTA DEL NAZARENO VEDE I GAZEBO COME UNA CAMERA A GAS, CONSAPEVOLE CHE LE VARIE ANIME DEL CORPACCIONE DEM, FINITO NELL'ULTIMO SONDAGGIO IPSOS DI PAGNONCELLI SOTTO IL 20%, NON ASPETTANO ALTRO DI ENTRARE NEI GAZEBO PER UCCELLARLA E RIMANDARLA A FARE L'ASSESSORE IN EMILIA ROMAGNA - PER EVITARE DI FINIRE SOTTO LA MANNAIA DELLE PRIMARIE, ELLY HA PENSATO BENE DI ATTACCARSI ALL'ULTIMO SALVAGENTE: LA CORTE COSTITUZIONALE - SE ENTRO FEBBRAIO 2027, LA CONSULTA BOCCERÀ, TRA L'ALTRO, L’OBBLIGO DI INDICARE NEL PROGRAMMA IL CANDIDATO PREMIER DELLA COALIZIONE, A QUEL PUNTO VERREBBE MENO L’ESIGENZA DELLE PRIMARIE. E SCHLEIN POTREBBE COSÌ ANDARE AL VOTO INVOCANDO PALAZZO CHIGI PER IL PARTITO CHE PRENDE PIÙ VOTI, CIOÈ IL SUO… - VIDEO