assedio di sarajevo

"MI SENTO TRANQUILLO. NELLA VITA NE HO PASSATE TANTE" - PARLA GIUSEPPE VEGNADUZZO L'AUTOTRASPORTATORE IN PENSIONE ACCUSATO DI AVER PARTECIPATO AI "SAFARI DI UOMINI" A SARAJEVO, DOVE CHI PAGAVA POTEVA APPOSTARSI SULLE COLLINE VICINE ALLA CAPITALE DELLA BOSNIA-ERZEGOVINA E SPARARE AI CIVILI - VEGNADUZZO, 80ENNE DELLA PROVINCIA DI PORDENONE, AMMETTE DI ESSERE ANDATO IN BOSNIA DURANTE LA GUERRA "MA SOLO PER LAVORO. NON PER CACCIA" - L'ANZIANO È INDAGATO DALLA PROCURA DI MILANO E DOMANI VERRÀ INTERROGATO DAI PM - LA TESTIMONIANZA DEL 73ENNE ROBERTO RUZZIER: "CI PROPOSERO DI SPARARE AI BIMBI, MA DENUNCIAMMO" (E CHE FINE FECE LA DENUNCIA?)

Francesco De Filippo per l'ANSA

 

ASSEDIO DI SARAJEVO

"Mi sento tranquillo. Nella vita ne ho passate tante". Sembra sereno Giuseppe Vegnaduzzo, l'anziano di 80 anni di San Vito al Tagliamento (Pordenone) indagato per omicidio volontario continuato e aggravato da motivi abietti dalla Procura di Milano nell'inchiesta nata da un esposto secondo il quale, durante l'assedio di Sarajevo, c'erano dei 'turisti cecchini' che raggiungevano la capitale bosniaca per sparare, a pagamento, sugli abitanti.

 

Eppure, l'anziano domani sarà a Milano proprio per essere interrogato nell'ambito di quella inchiesta per la quale indaga il Ros dei carabinieri, coordinata dal procuratore Marcello Viola e dal pm Alessandro Gobbis. Fermo nelle sue abitudini, con il caffè di buonora nello stesso bar, Vegnaduzzo ribadisce "non ho paura":

assedio di SARAJEVO

 

"Mi sento tranquillo, non sono preoccupato, questa è solo una delle tante vicende, grandi o piccole, che mi son capitate nella vita". L'anziano rende noto di essersi affidato a due avvocati di Pordenone: "Non perché io abbia paura, ma perché parlano con il giusto linguaggio".

 

"Adesso la gente chiacchiera perché la cosa è grossa e tutti evitano di parlarmi direttamente - aggiunge - ma vedrai che tra qualche tempo si sgonfia tutto". Ma in Bosnia, durante la guerra, c'è andato o no? "Per lavoro, non per caccia", risponde l'ottantenne, "anche perché la strada era lunga" e dunque le battute di caccia si svolgevano in altri Paesi dell'Est. Per lui parte delle ricostruzioni nascono da esagerate interpretazioni dei suoi racconti al bar.

 

assedio di sarajevo 3

A Trieste, intanto, si apprendono altre informazioni che arricchiscono le tessere del complesso mosaico. Roberto Ruzzier, all'epoca quarantenne, oggi 73 anni, era entrato in contatto con persone che organizzavano viaggi sulle alture di Sarajevo. "Ci proposero di sparare ai bimbi, ma denunciammo" racconta, spiegando che esisteva una "tariffa ogni tre pallottole".

 

Ruzzier era in un gruppo softair: simulazioni di guerra in mimetica con armi finte a pallini. Uno dei compagni, esperto di informatica, era incappato in questo giro. "Decidemmo di fare subito un esposto per denunciare quanto avevamo saputo". Ma la segnalazione non ebbe seguito.

 

assedio di sarajevo 1

"C'era la possibilità di andare a Sarajevo pagando una certa quota", ripete "un paio di milioni di lire", "ti avrebbero consegnato un fucile di precisione e tre proiettili. Con quella roba si poteva fare quello che si voleva... impossibile, comunque, che nel nostro giro qualcuno di noi avesse i soldi per pagare.

 

Eravamo operai, padri di famiglia, due carabinieri e un paio di militari. Gente responsabile. Come associazione facemmo denuncia e finì lì. Il nostro dovere lo facemmo. Ora a distanza di 30 anni...". Più di una persona sostiene che della vicenda fosse giunta eco ai servizi italiani, tanto che i viaggi da Trieste poi si interruppero. Al momento nell'inchiesta è entrato solo l'ottantenne e non sono stati inviati altri avvisi di garanzia, ma gli investigatori e gli inquirenti avrebbero già individuato diverse persone e su queste si stanno concentrando gli accertamenti. Dunque non è escluso che nei prossimi giorni la lista degli indagati posso allungarsi.

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