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MASSIMO GAUDIO – IL RETTORE DELLA SAPIENZA SOTTO ACCUSA PER LA PARTECIPAZIONE A MISS UNIVERSITÀ RILANCIA: “IN AMERICA MANIFESTAZIONI DI QUESTO GENERE SONO ALL’ORDINE DEL GIORNO” – “HO POSTO DOMANDE DI CULTURA ALLE RAGAZZE”

Viola Giannoli per “la Repubblica

 

«Non devo chiedere scusa di nulla». È secca la replica del rettore della Sapienza Eugenio Gaudio alla richiesta di docenti e ricercatrici di tutta Europa che hanno lanciato una petizione contro la sua partecipazione, da presidente di giuria, al concorso di Miss Università, accusandolo di aver «sminuito il ruolo della cultura accademica e delle donne».

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«Francamente — dice — Inviterei queste signore prima ad informarsi sui fatti e poi ad esprimere giudizi».

 

Partiamo dai fatti allora. Perché ha deciso di partecipare?

«A chiedermelo sono stati gli studenti e le studentesse e dopo tante insistenze ho ceduto. Questo concorso esiste da oltre vent’anni e non solo a Roma. In America manifestazioni di questo genere sono all’ordine del giorno. E poi io avevo avuto le mie garanzie».

 

Quali?

«Ho chiesto al mio ufficio di verificare quale fosse la prassi e quali gli ospiti previsti. Ho scoperto così che i miei predecessori, da D’Ascenzo a Frati, vi avevano tutti preso parte e che con me si sarebbero seduti in giuria un giudice della Corte d’Assise, un professore della Cattolica, giornalisti e numerose donne».

 

Qual è stato il suo ruolo?

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«Ho posto solamente domande di carattere culturale alle ragazze: “Perché ti sei iscritta all’università? Cosa vuoi fare da grande? Cosa pensi della cultura nel nostro Paese?”. Ad ogni risposta ho dato un voto e alla fine mi hanno chiamato a premiare la vincitrice. Non è accaduto null’altro».

 

Migliaia di docenti e studentesse si sono sentite offese e parlano di evento sessista.

«La serata non è stata affatto volgare e gli ospiti erano di assoluto prestigio. Vorrei anche puntualizzare che le ragazze non indossavano costumi da bagno ma un abito da sera, per quanto corto, come lo portano oggi. Temo che parte della polemica sia strumentale, mai in passato si era alzato questo polverone. Anche se si fosse trattato di “Mister Università” io avrei partecipato».

 

Dunque non si pente di nulla?

«La mia coscienza è a posto perché conosco il clima nel quale si è svolta la serata e l’unico spirito con cui sono andato è stato quello di vicinanza dell’università ai suoi studenti. Certo, se avessi saputo che la mia partecipazione avrebbe potuto dare vita a qualcosa anche solo di potenzialmente nocivo per la Sapienza avrei rinunciato».

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Lo sponsor dell’evento però era un centro romano di chirurgia estetica e le ragazze hanno vinto dei coupon.

«Non lo sapevo. L’invito non mi è arrivato dall’organizzazione, ripeto, ma dai ragazzi».

 

Non sapeva nemmeno che la location fosse una sala giochi?

«No, lo apprendo solo ora, sono locali che non conosco e non frequento. La sera di solito leggo un libro e suono il pianoforte. Pensi che sono considerato un secchione e un bacchettone».

 

Non ha temuto che ai ragazzi potesse arrivare un cattivo messaggio?

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«Non l’ho mai pensato. Sinceramente non credevo nemmeno che l’iniziativa meritasse una tale attenzione rispetto ai 700 eventi che facciamo ogni anno. Si è trattato solo di un’attività parastudentesca e non istituzionale. Se mi chiedessero un’Aula dell’università per la sfilata, non la concederei».

 

Davanti alla Cappella universitaria si è però tenuta da poco una fiera di opportunità di lavoro dietro lo slogan “Nessuno ve la dà?”. Non lo ha trovato di cattivo gusto?

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«Anche in quel caso l’iniziativa non è stata organizzata dall’università. Noi diamo solo l’autorizzazione per gli spazi ma non entriamo nel merito dei contenuti: sarebbe una censura preventiva. Se poi vuole il mio giudizio, trovo pessimo quello slogan perché dà luogo a volgari interpretazioni».

 

Dopo il polverone sollevato, lei o altri rappresentanti della Sapienza parteciperete ancora ad eventi simili?

«Le mie colleghe possono stare tranquille: a noi interessano i dibattiti culturali, la ricerca scientifica, la crescita degli studenti, l’orchestra, il teatro, i cenacoli letterari di cui mi occupo tutto il giorno e sappiamo distinguere tra eventi goliardici e iniziative inammissibili. E poi la parità di genere la pratichiamo quotidianamente ».

 

Che vuol dire, rettore?

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«Nella mia squadra di governo ho messo più donne e giovani di tutti i tempi della Sapienza. Ho scelto quattro prorettori donne nei ruoli cruciali: didattica e qualità degli studi, eccellenza scientifica e infrastrutture tecnologiche, pari opportunità e bilancio. Il mio staff personale è composto all’80 per cento da donne. A Medicina, la facoltà da cui provengo, il 70 per cento».

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