LA MISSION IMPOSSIBLE DI GIORGIA – AL G7 CHE SI APRE A EVIAN L’OBIETTIVO DELLA MELONI È RICUCIRE CON TRUMP, CHE L’HA MALAMENTE SCARICATA PER IL MANCATO SOSTEGNO NELLA GUERRA DEL GOLFO – MA NEL GOVERNO RESTA LA SPACCATURA SULLE SPESE PER IL RIARMO (PUNTO CRUCIALE AGLI OCCHI DEL TYCOON): GIORGETTI E LA DUCETTA HANNO DECISO DI NON CHIEDERE I 5 MILIARDI DI EURO DI PRESTITI DEL FONDO UE “SAFE” PER LA DIFESA, MA CROSETTO NON MOLLA: “DARÒ BATTAGLIA FINO ALL'ULTIMO PER LE COSE CHE CREDO GIUSTE”
Estratto dell’articolo di Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”
Arriverà stasera a Evian-les-Bains, il borgo con vista sul lago di Ginevra scelto per ospitare il G7. Tutti, dunque anche Giorgia Meloni, attendono di pesare le mosse di Donald Trump. Per la premier, un leader da riavvicinare.
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Sullo sfondo, ma neanche troppo, le spese militari che Roma dovrebbe garantire agli alleati. Nodo complesso, come si è visto nelle ultime settimane. E allora, partiamo proprio dal riarmo.
guido crosetto giorgia meloni alla parata del 2 giugno 2026 foto lapresse
C'è una ragione politica e un'altra tecnica, dietro alla delusione di Guido Crosetto. Due motivazioni che spiegano le delicate riunioni della scorsa settimana, le tensioni e infine la scelta del ministro di restare al suo posto - dopo aver ipotizzato un clamoroso passo indietro - soltanto a patto di ottenere nella prossima manovra lo 0,35% di risorse in più nel per la difesa.
La ragione tecnica si può riassumere così: l'Italia rischia di non accedere al fondo Ue Safe. Di non chiedere neanche il prestito da 5 miliardi, sui 14,9 opzionati. E questo perché è ormai scaduta, lo scorso 30 maggio, la possibilità di utilizzare queste risorse per acquisti a titolo nazionale.
DONALD TRUMP SCARICA GIORGIA MELONI - MEME
D'ora in poi, Roma potrà richiedere parte o tutti i 14,9 miliardi opzionati, ma solo per investimenti congiunti (dunque con almeno un altro Paese Ue o con l'Ucraina). In ogni caso, si apprende da fonti di governo, Palazzo Chigi non ha autorizzato ad oggi neanche un euro nell'ambito di questo progetto.
Crosetto ha ascoltato la Lega frenare. E non può ancora escludere un altro scenario, comunque sfavorevole: l'esecutivo che reclama 5 miliardi di Safe (sono prestiti di lunga durata e bassissimi interessi), ma poi taglia una cifra analoga dal budget della Difesa.
Un artificio contabile inaccettabile, talmente intollerabile da aver spinto Crosetto a chiedere a Giorgetti un impegno ad aumentare già in finanziaria i fondi dello 0,35%, dall'attuale 1,61%.
giorgia meloni giancarlo giorgetti guido crosetto
[…] la partita è soprattutto politica. Meloni continua a frenare sul riarmo, mossa da un'angoscia contingente: evitare di fornire slogan e consenso agli avversari. Incombe l'ascesa di Roberto Vannacci, continua a premere Giuseppe Conte, ostile a destinare risorse alle armi. Ecco perché la premier intende gestire il dossier con cura.
L'ultima volta che si è esposta, soltanto pochi giorni fa in Parlamento, ha spiegato che si presenterà al vertice Nato di Ankara potendo vantare il 2,8% di investimenti militari. Sulla carta un incremento notevole, in linea con la parabola che dovrebbe portare l'Italia al 5% entro il 2035.
Ma siccome l'argomento è scivoloso, la premier si è affrettata a bilanciare questa promessa spiegando che lo 0,71% di questo 2,8% è destinato alla sicurezza interna. Un modo per sedare le proteste, a destra come a sinistra. E per accontentare Salvini, terrorizzato dall'ascesa dell'ex generale.
È una questione che investe, come detto, i rapporti tra Crosetto, Palazzo Chigi e il Tesoro. Da dove fanno sapere che ogni decisione, compresa quella su Safe, è collegiale e coordinata. Decide Meloni, insomma.
GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL VERTICE DI SHARM EL-SHEIKH
[…] il titolare della Difesa ha consegnato a X una riflessione, dopo la notizia pubblicata da Repubblica sulle sue minacciate dimissioni e la scelta di restare dopo alcuni impegni di Giorgetti.
Confermando il disagio, ribadendo la scelta di restare per "testare" se le promesse saranno davvero esaudite: «Due giorni fa ho scritto un tweet commentando le dimissioni del mio collega inglese», è stata la premessa.
Crosetto definisce il proprio intervento «sincero, crudo, ma molto chiaro perché dico di condividere totalmente le preoccupazioni e le riflessioni di Healey. Ciò detto – aggiunge - chiunque mi conosca sa perfettamente che non minaccerei mai dimissioni.
guido crosetto e giorgia meloni alla camera foto lapresse
Se ne rilevassi la necessità le darei e basta. Ma dopo aver provato fino all'ultimo a dare battaglia per le cose che credo giuste». […]

