robledo davigo

“NASCONDERE LE PROVE È DI INAUDITA GRAVITÀ” - ALFREDO ROBLEDO, STORICA TOGA MENEGHINA, IMBRACCIA IL BAKOOZA CONTRO LA PROCURA DI MILANO: “È EVIDENTE CHE FRANCESCO GRECO SAPEVA BENISSIMO COSA STAVA SUCCEDENDO” – “DAVIGO NON DICE LA VERITÀ. HA CITATO A GIUSTIFICAZIONE DUE CIRCOLARI, MA NESSUNA C'ENTRA CON IL FATTO DI AVER RICEVUTO I VERBALI DA STORARI. NON FINIRÀ A TARALLUCCI E VINO…”

Alessandro Da Rold per “La Verità”

 

alfredo robledo 1

Alfredo Robledo, storico procuratore di Milano, ha espresso alcune critiche in queste settimane nei confronti l'ex consigliere del Csm Piercamillo Davigo (lo ha chiamato «Pieranguillo») come nei confronti dell'ex leader dell'Anm Luca Palamara («Il "palamaravirus" è stata un'infezione della magistratura»). Celebre per le sue indagini e la battaglia contro l'ex capo della Procura milanese Edmondo Bruti Liberati, oggi Robledo si ritrova a commentare con La Verità il secondo tempo delle inchieste che gravitano intorno a Piero Amara, l'avvocato siciliano che aveva parlato della loggia Ungheria e che ora si ritrova invischiato nel processo su giacimento nigeriano Opl 245, dove Eni e Shell sono state assolte dal reato di corruzione internazionale «perché il fatto non sussiste».

 

ALFREDO ROBLEDO E PIERCAMILLO DAVIGO

Prima si parlava dei verbali che Paolo Storari aveva consegnato a Davigo, ora l'asticella si è alzata. Si parla di un processo dove l'accusa avrebbe nascosto delle prove agli imputati.

«Era chiaro che il problema vero era il processo all'Eni. Perché se avessero esibito gli atti che riportavano le dichiarazioni di Amara nel processo sarebbero stati apportati atti alla difesa. Hanno commesso una scorrettezza enorme».

 

Non si ricordano casi simili.

FRANCESCO GRECO

«Non li ricordo neanche io. Anche perché devo ricordare che noi, come pubblici ministeri (ride, ndr) siamo un organo di giustizia e quindi abbiamo l'obbligo di cercare le prove anche favore degli imputati. Se ciò è accaduto come si evince dalla stampa questo è un fatto di inaudita gravità».

 

Ma possibile che i vertici della Procura di Milano non se ne siano resi conto?

«È evidente che Francesco Greco sapeva benissimo cosa stava succedendo, è pacifico che lo sapesse. Più che altro mi domando se il giovane Spadaro l'abbia ben compreso. Non mi sarei mai aspettato un fatto del genere».

 

Quanto è grave?

«Oltre ad essere una violazione dell'etica professionale può altresì configurare un'ipotesi di reato. E poiché la magistratura deve tutelare e garantire i diritti se non la fa viene meno al suo ruolo istituzionale. Se non la magistratura chi garantisce i diritti?»

LUCA PALAMARA E ALFREDO ROBLEDO

 

Sono già pronte le cause di risarcimento.

«Il comportamento dell'Eni appare conseguente. E secondo me non è per ottenere un risarcimento Ma in realtà costituisce una sorta di assicurazione. Chi vuoi che nei prossimi anni, con questi presupposti, si mette a fare un processo contro l'Eni?»

 

 Davigo sulla Stampa di ieri sostiene che lei avrebbe parlato a vanvera chiamandolo «Pieranguillo».

«Il punto è che secondo me Davigo non dice la verità. Ha citato a giustificazione del suo comportamento due circolari, nessuna delle quali c'entra con il fatto di aver ricevuto i verbali da Storari».

 

Sostiene anche che nel Csm i segreti durano lo spazio di un mattino

BRUTI ROBLEDO

«Ma il punto è un altro. Davigo non facendo nulla di quello che la legge dice di fare ha consentito che questa vicenda andasse avanti ancora per mesi».

 

Ma come finirà? A tarallucci e vino come spesso accade nella magistratura?

«È troppo grave perché finisca a tarallucci e vino. Questa triste vicenda della Procura di Milano non è altro che il naturale epilogo di una Procura i cui vertici erano stati scelti dalle correnti mediante il solito accordo con Palamara».

 

Sin dai tempi di Bruti Liberati quindi.

«È la conclusione naturale, con Bruti c'è stato il mio episodio».

 

Lo ha ricordato Riccardo Iacona nel suo libro. «Ormai c'è una giustizia prima e dopo Robledo».

a sinistra il procuratore aggiunto di milano alfredo robledo, a destra il procuratore capo edmondo bruti liberati

«A me è sembrato sempre un passo esagerato. Ma alla fine credo sia proprio così. Dopo l'arrivo di Greco a Milano la Procura ha continuato la sua discesa».

 

A novembre Greco andrà in pensione. Chi potrebbe prendere il suo posto?

«Non mi appassionano queste considerazioni. Il problema è che nessuno che venga a fare il capo della Procura di Milano potrà risolvere in breve la situazione. Dal momento che anche molti aggiunti, come si apprende dalla stampa, sono stati nominati con le medesime logiche, con l'eccezione di Tiziano Siciliano».

 

Serviva lo scandalo Amara per portare avanti una riforma della giustizia?

«Come dice il Vangelo "occorre che gli scandali avvengano"».

Le manca la giustizia?

«Non mi manca questa magistratura. Mi manca la mia magistratura, ma come cittadino».

piercamillo davigo al tg2 1

 

È in atto la nascita di un'associazione alternativa all'Anm. Le hanno chiesto di entrare?

«Vedo con favore la nascita di un organismo alternativo, ma non ho la sindrome di Davigo che continua a voler far parte delle associazioni di magistrati».

ALFREDO ROBLEDO jpegfrancesco grecoLA NOTA DI FRANCESCO GRECO SUL VIDEO DI AMARA E ARMANNAalfredo robledopiercamillo davigo al tg2piercamillo davigo al tg2 2

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