L’ASPIRAPOLVERE DEL TERRORE – NEGLI ARCHIVI CIA ANCHE IL NUOVO ELETTRODOMESTICO PROGETTATO DALLA MENTE DELL’11 SETTEMBRE

Vittorio Zucconi per "la Repubblica"

Nel buio della cella rumena, stretto fra le torture fisiche e il ricordo delle vittime che aveva fatto uccidere, Khalid sognava di volare via a cavallo di un aspirapolvere. Non di evadere materialmente, pensiero impossibile in quella segreta dove la Cia americana aveva affidato Khalid Sheikh Mohammed, l'architetto del terrorismo jihadista, alle tenere cure della polizia rumena, ma di sfuggire all'incubo quotidiano progettando per passatempo un nuovo tipo di aspirapolvere e battitappeto. Forse un riscatto o un sogno di tranquilla domesticità per l'uomo che aveva aspirato migliaia di vite umane con i suoi attentati.

Lo straordinario caso del "Terrorista e dell'Aspirapolvere" è uscito dai misteri ingloriosi di Guantanamo, delle Extraordinary Rendition, gli appalti delle torture all'estero e della Guerra al Terrore sulle agenzie americane come la Associated Press che l'hanno ricostruito vincendo la propria incredulità. Khalid non è un bombarolo qualsiasi, un fanatico pronto a immolarsi per il Paradiso immaginario degli assassini, un pedone nel gioco sanguinario della violenza pseudoreligiosa.

E' la mastermind, il cervello primo dell'attacco alle Torri Gemelle e al Pentagono, l'ingegnere, con laurea conseguita nell'Università americana North Carolina A&T, che ha confessato dozzine di altri progetti mostruosi, come l'esplosione in volo di dieci jumbo jet sugli oceani, il "Piano Bojinka".

Ma nelle celle di Bucarest, dopo essersi sciroppato tutti i libri di Harry Potter che poi gli agenti della Cia dovevano spulciare pagina per pagine per scoprire i messaggi segreti che lui inviava agi altri detenuti lettori («Non parlate mai del corriere di Osama », scrisse), l'ingegner Khalid si stancò di fantasie infantili e sentì il richiamo della propria vocazione. Chiese il permesso di avere carta e matita per progettare un'aspirapolvere multiuso, e dopo mesi di discussioni fra Bucarest e Langley, il quartier generale della Cia, gli fu concesso.

Con la condizione che i suoi disegni venissero, ogni giorno, esaminati da esperti per assicurarsi che non si trattasse di qualche ordigno diabolico. Fra lo stupore dei tecnici, risultò essere proprio quello, soltanto un aspirapolvere, come quelli che il protagonista del
Il nostro agente all'Avana vendeva, facendo credere ai servizi di intelligence inglesi che fossero arnesi micidiali.

Khalid ora è tornato nelle stie di Guantanamo, insieme con i 166 prigionieri fra i quali 70 sono stati giudicati innocenti e destinati alla scarcerazione e che sono ancora detenuti. Il progetto per il suo nuovo elettrodomestico è rimasto negli archivi della Cia e non sarà mai prodotto, perché nessuna aziende si sognerebbe mai di proporre un aspirapolvere
made in al Qaeda.

E se per lui i giorni dei 183 waterboarding, dei finti annegamenti, e delle 180 ore senza poter dormire inflitti a Bucarest nel programma "Britelite", luce abbagliante, sono lontani, anche la evasione mentale verso il suo passato di ingegnere meccanico non è tornata.
Si è spalancata invece la fossa senza fondo della "detenzione illimitata" e senza processo, come per gli altri, dentro la quale gli fanno compagnia i fantasmi della propria esistenza e del proprio presente.

L'aspirapolvere era stata una forma di igiene mentale, di auto terapia, per un uomo che - dice il suo avvocato civile - se avesse continuato a studiare ed evitato la Guerra Santa con Osama, «avrebbe sicuramente preso un dottorato in ingegneria e brevettato invenzioni».

Lo attende lo scivolo dei disturbi psichiatrici che fa ruzzolare sempre più detenuti verso il suicidio, come lo yemenita Abdul Latif che si è tolto la vita ingerendo un flacone intero di paliperidone, proprio il farmaco antidepressivo che gli era stato prescritto. O come gli almeno 50 che sono nutriti a forza, per impedire loro di lasciarsi morire di fame.
Nella paranoia dei servizi di intelligence, anche i disegni per "L'Aspirapolvere del Terrore" sono stati classified, secretati, e non possono essere visti, anche se l'innocuità del progetto è certificata.

La tengono come documentazione e materiale per studiare e comprendere la mente di un super-terrorista, per ricostruire il percorso di uomini non poveri, non ignoranti, ma al contrario preparati e spesso educati in Occidente - come Khalid, come Mohammed Atta, ingegnere anche lui laureato in Germania, come lo stesso Osama bin Laden, altro ingegnere edile - arrivati a distruggere le loro vite e quelle di migliaia di altri nel nome di una purificazione mistica. Ingegneri brillanti e creativi, come Khalid Sheikh Mohammed, che forse ora sogna di costruire un'aspirapolvere per risucchiare il passato.

 

sheik MOHAMMED E L ASPIRAPOLVERE SHEIK MOHAMMED ASPIRAPOLVERE LIBRO IL NOSTRO AGENTE ALLAVANA Khalid Sheikh Mohammed E L ASPIRAPOLVERE jpeg

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