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L’OTTIMO LAVORO DEI GIUDICI - NEL 2017 SONO AUMENTATI I CASI DI “INGIUSTA DETENZIONE” E LA SOMMA COMPLESSIVA DEGLI INDENNIZZI HA SUPERATO, IN DODICI MESI, I 34 MILIONI DI EURO - È A CATANZARO CHE SI REGISTRANO GLI ABBAGLI PIÙ CLAMOROSI: IN UN SOLO ANNO NELLA CITTADINA CALABRESE NE SONO AVVENUTI 158...

Claudia Osmetti per “Libero Quotidiano”

 

BERLUSCONI MANETTE

Toghe che sbagliano. Nel 2017 sono aumentati i casi di «ingiusta detenzione», cioè quelli che hanno mandato dietro le sbarre cittadini e indagati che alla fine, guarda un po', sono usciti dal tribunale con la fedina penale più pulita di prima. Della serie, anche i giudici prendono delle cantonate. E pure belle grosse. Basti pensare che, da Palermo a Torino, la somma complessiva degli indennizzi in questione ha superato, in dodici mesi appena, i 34 milioni di euro (34.319.865,10 euro, per essere precisi al centesimo).

 

I procedimenti che gli «ex galeotti» dello Stivale hanno intentato nei confronti dello Stato, e quindi della sua magistratura, sono stati la bellezza di 1013: oltre venti in più rispetto a quelli registrati l' anno prima (quando toccavano quota 989). E niente. Già la giustizia ha i tempi da bradipo che siamo abituati a conoscere, già il calvario di passare per avvocati, scartoffie e udienze infinite rischia di impantanare chi ci si trova di mezzo a ragion veduta, ma se tra il verdetto finale e le pieghe dell' iter forense ci si mettono persino gli equivoci la frittata è bella che servita.

 

FABRIZIO CORONA CON LE MANETTE

GUIDA IL SUD

A stillare la classifica delle manette un po' troppo facili è il sito Errorigiudiziari, un database sterminato di processi e incartamenti giuridici da far impallidire il portale del ministro Orlando. È a Catanzaro che si registrano gli abbagli bollati più clamorosi: in un solo anno nella cittadina calabrese ne sono avvenuti 158, cinque volte tanti rispetto a quelli ammessi a Lecce e quattro in confronto a quelli elencati dalle corti messinesi. Tra l' altro Catanzaro tiene la testa di questo (impietoso) elenco dal 2012, seguita a ruota da Roma (134 errori accertati al dicembre passato) e da Napoli (113).

 

Sarà forse un caso di «recidiva», per usare un termine tanto caro agli azzeccagarbugli di casa nostra, ma (al di là dell' ovvia distinzione tra sbaglio e reato che non va messa in discussione) la situazione non sembra proprio delle più floride. Anzi. I primi dieci tribunali d' Italia che incappano sempre più spesso in errori e in sviste «alla sbarra» sono quasi tutti del Sud: con le uniche eccezioni della Capitale e del foro di Milano, infatti, la geografia dei verdetti ribaltati tocca luoghi come Bari, Catania, Salerno e Lecce.

 

Enzo Tortora-in-manette

«Vuole farsi una vacanza a Poggioreale?», pare abbia detto recentemente il pm Woodcock per incalzare un testimone chiave nel procedimento Consip. Ecco, di vacanza nel carcere partenopeo di Poggioreale non c' è proprio nulla. I COSTI In compenso c' è un sovraffollamento preoccupante, ci sono celle minuscole dove i detenuti vengono stipati e c' è pure il rischio (concreto) di finirci per qualche inghippo.

 

Intendiamoci, di granchi nella vita ne prendiamo tutti. Ma quelli che incidono sulle libertà altrui dovrebbero pesare un po' di più. Anche a livello economico perché questo resta il Paese in cui per non mettere mano alle riforme (come quella sulla responsabilità diretta dei magistrati o quella sulle condizioni penitenziarie) le mettiamo al portafoglio. Pagando noi prima e poi rivalendoci su chi ha firmato il certificato sbagliato.

 

Solo nell' ultimo anno a Catanzaro sono stati staccati quasi 9 milioni di euro a titolo di risarcimento, a Roma poco meno di 4, a Bari tre e mezzo. Negli ultimi 25 anni, specificano gli analisti di Errorigiudiziari, al gabbio, e senza motivo, sono state portate 26.412 persone che una volta uscite all' aria fresca hanno deciso di fare causa. E senza contare quelle condannate e scagionate da un processo di revisione, magari dopo decenni. Per risarcire questo esercito di disgraziati abbiamo speso 656 milioni di euro. Fosse solo una questione di soldi, però.

 

Manette

riproduzione riservata «Aveva perso otto chili ed è ricorso ai tranquillanti per superare il trauma della prigione». L' avvocato Maurizio Mascia parla di Omar Milanetto, l' ex calciatore e dirigente del Genoa finito, suo malgrado, nell' inchiesta sul calcio-scommesse che ha scosso il mondo del pallone tricolore. Va detto che a processo il centrocampista rossoblù non c' è manco arrivato, il suo caso è stato archiviato dalla stessa Procura di Cesena che lo aveva messo dentro, nel 2012, tra carcere e arresti domiciliari, per diciotto lunghissimi giorni. In cella aveva fatto una settimana, dimagrendo a vista d' occhio e rischiando persino la depressione.

 

magistrati

Mercoledì la corte d' appello di Brescia ha deciso che per lui l' indennizzo da ingiusta detenzione ammonterà a 30mila euro. Un piccolo sollievo comparato all' incubo che ha vissuto, si tratta dell' ultimo «risarcimento» decretato da un tribunale italiano di fronte a un errore della sua magistratura.

 

Sette giorni dietro le sbarre sono costati a Milanetto un «calo ponderale» nella massa corporea e «il polso tendenzialmente tachicardico», come si legge nelle dieci paginette di ordinanza rese pubbliche in queste ore. «Il tono dell' umore era depresso, con frequenti crisi di pianto associato a crisi d' ansia», prosegue il documento, inutile aggiungere che la conseguenza è stata una serie di riflessi «sul sonno e sull' alimentazione».

 

Quando il calciatore ha potuto mettere piede fuori dalla casa circondariale in cui era stato sbattuto si è trovato a fare i conti con un «eloquio monotono e una forte angoscia nella rievocazione della vicenda legata al carcere». Insomma, l' esperienza è stata tutt' altro che positiva. Come è facile immaginarsi.

 

magistrati

«Hanno disposto un provvedimento di custodia cautelare relativo al reato di associazione a delinquere», spiega Mascia, «ma si è rivelato solo un espediente strumentale».

«Lo hanno trascinato in carcere nonostante fosse a tutti gli effetti incensurato, probabilmente con l' intendo di farlo crollare e ottenere una qualche confessione, che però non è mai arrivata perché lui con tutta questa faccenda non c' entrava assolutamente nulla».

 

Sul tavolo degli inquirenti c' era una partita tra Lazio e Genoa del 2011 e il giro più ampio delle scommesse taroccate. «Non siamo nemmeno arrivati all' udienza preliminare, la nostra posizione si è arenata già nella fase delle indagini. Quando è stato chiaro che Milanetto era totalmente estraneo ai fatti la Procura si è arresa, dimostrando che l' accusa che gli aveva mosso era un'"accusa civetta"». Tutto bene quel che finisce bene, ecco, anche se nel mezzo restano nottate intere a fissare il soffitto nel buio di una cella e l' angoscia di dover provare la propria innocenza. Almeno per l' ex campione alla fine è arrivato l' indennizzo.

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