giuseppe morabito ndrangheta

NOI SIAMO LA MAFIA ORIGINALE, NON LA SCADENTE! ALTRO CHE ‘CORLEONESI’, CHE SONO INFAMI CHE HANNO TRATTATO CON LO STATO! IO QUANDO TRATTO, MI IMPICCO NELLA CELLA!” - SONO LE PAROLE DEL 38ENNE GIUSEPPE MORABITO, BOSS 'NDRANGHESTA DI AFRICO IN PROVINCIA DI REGGIO CALABRIA - LO STATO HA PROVATO A REAGIRE: 116 FERMI TRA ASPROMONTE E MAR JONIO

1 - ISTITUZIONI E TRIBUNALE INTERNO COSÌ GOVERNA LA 'NDRANGHETA

Gaetano Mazzuca per “la Stampa”

 

RINGO MORABITORINGO MORABITO

Colpo al cuore della 'ndrangheta. È qui, in quel fazzoletto di terra che va dall' Aspromonte fino al Mar Jonio, la testa pensante, l' organo direttivo della più potente organizzazione criminale del mondo. Ieri oltre mille carabinieri hanno eseguito i 116 fermi (due persone sono ancora latitanti) disposti dalla Dda di Reggio Calabria. Dalle prime luci dell' alba hanno stretto d' assedio i 21 Paesi del Mandamento jonico. Un territorio saldamente in mano alle cosche.

 

GIUSEPPE MORABITO DETTO TIRADRITTUGIUSEPPE MORABITO DETTO TIRADRITTU

Appalti, fondi per l' agricoltura, elezioni, addirittura anche l' assegnazione delle case popolari, tutto passava per le mani dei capibastoni. Un continuo braccio di ferro tra Stato e antistato. Così le ditte riconducibili agli uomini dei clan erano riusciti a infiltrarsi nei lavori per la realizzazione del nuovo Tribunale di Locri. Ancora peggio, le cosche riuscivano a guadagnare anche sui beni che gli venivano confiscati.

 

È il caso dei lavori di ristrutturazione della villa sequestrata ai Cataldo di Locri e trasformata in un ostello della Gioventù. «I fratelli Cataldo - è scritto nel fermo - avevano ricevuto dall' impresa aggiudicatrice dei lavori per la realizzazione dell' Ostello della Gioventù una somma tra gli ottanta e i centomila euro come "pizzo" dovuto ai referenti mafiosi della zona».

 

Non c' era appalto o bando pubblico in cui le cosche non siano riuscite a metterci le mani.

La nuova ferrovia ionica, le fogne, le strade, il centro di solidarietà Santa Marta della Diocesi Vescovile, anche il liceo artistico sequestrato alcuni mesi perché a rischio crollo, ovunque la 'ndrangheta si è intascata i soldi pubblici.

 

NDRANGHETA IN PROVINCIA DI REGGIO CALABRIANDRANGHETA IN PROVINCIA DI REGGIO CALABRIA

E quando non riusciva direttamente a entrare nell' affare, toccava agli imprenditori sfamare gli appetiti degli affiliati. Il boss Giuseppe Pelle, intercettato, spiega come funzionava il sistema: «Tu sai, no, ma lui già lo sa compà. Che lui se non ci lascia il lavoro a noi, lui il lavoro non lo fa ». E ancora: «Vai, prendi il cemento dove ti diciamo noi, fai quello che devi fare dove ti diciamo noi. Altrimenti ce lo lasci e ce lo gestiamo noi».

 

E per chi osava ribellarsi il prezzo da pagare era altissimo: «Lo leghiamo là, - uno va a prendere i soldi e lo aspettiamo là. Pagano la trascuratezza ventimila euro ciascuno quaranta! Se passa aprile lo acchiappiamo nel capannone, uno lo teniamo là e all' altro gli diciamo: "Vai a prendere i soldi e paga"».

GIRO D'AFFARI DELLA NDRANGHETAGIRO D'AFFARI DELLA NDRANGHETA

 

L' indagine ha svelato poi come la 'ndrangheta della Locride avesse mantenuto il controllo anche delle campagne. In particolare, è emerso il coinvolgimento di esponenti delle famiglie mafiose di Platì nell' indebita percezione di contributi comunitari all' agricoltura, relativi al periodo 2009-2013.

 

L' ultima parte della maxi inchiesta è dedicata all' apparato giurisdizionale della 'ndrangheta diviso in tre livelli: il Consiglio Locale, un Consiglio direttivo generale (costituito da almeno 5 locali) e la Provincia. Un vero e proprio tribunale delle cosche dove vengono giudicati gli affiliati che si sono macchiati di «colpe», «trascuranze» o «sbagli». E alla fine del «processo» arriva la sentenza non appellabile e che prevede anche la pena di morte.

NDRANGHETA IN PROVINCIA DI CATANZARONDRANGHETA IN PROVINCIA DI CATANZARO

 

Amaro il commento del procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho: «Nel 2017 assistiamo a forme di schiavizzazione e di controllo del territorio tali che diventa persino difficile credere che possano essere attuati». Per il comandante del Ros, il generale Giuseppe Governale, «la 'ndrangheta ha finora goduto di lunghi periodi di tranquillità, ma il fatto che abbiamo fermato il 98% dei destinatari del provvedimento di fermo, vuol dire che lo Stato ha cominciato a macinare importanti risultati».

condannne Ndrangheta in Lombardia condannne Ndrangheta in Lombardia

 

2 - L'ASCESA DEL FIGLIO DEL CAPO "QUI LO STATO SONO IO"

G. Maz. per “la Stampa”

 

«Ava cchiu sordi do Stato», così i compaesani di Africo dicevano di Giuseppe Morabito, U Tiradrittu, ufficialmente operaio forestale ma potente e indiscusso capobastone fin dagli Anni 80. A distanza di anni suo nipote, anche lui di nome Giuseppe, 38 anni, può vantarsi: «Lo Stato sono io qua "Pè"! Controlla!».

 

L' INCHIESTA

«Mandamento jonico» restituisce l' immagine di una appartenenza alla 'ndrangheta che passa di padre in figlio, da generazione a generazione. Cambiano i volti, Giuseppe si fa chiamare Ringo e non porta più l'inseparabile coppola del «Tiradritto» ma si sente il discendente di un' aristocrazia criminale: «La mafia originale, non la scadente!».

NDRANGHETA IN PROVINCIA DI VIBO VALENTIANDRANGHETA IN PROVINCIA DI VIBO VALENTIA

 

Fiero della famiglia di appartenenza senza pentiti: « Altro che "corleonesi", che sono infami che hanno trattato con lo Stato! Ancora noi non abbiamo trattato! E quando tratto, mi impicco nella cella!». Fedele alla linea: «I tiradritto muoiono in cella».

 

Ora è lui, assieme al padre e agli altri figli e nipoti del boss, a tenere le redini della cosca. E lo fa con pugno di ferro, a un imprenditore dice senza mezzi termini: «Io fra due giorni non rispondo più delle mie azioni! Io voglio cinquemila euro ora fra! Quarant' otto ore che poi entro qua dentro e non so più che faccio ma non a chiacchiere Che fra due giorni vi ricordate il mio nome! ». È lui a far rispettare la «legge» nel suo impero «dall' Australia fino a "fuori" Africo!».

POLIZIA ANTI NDRANGHETAPOLIZIA ANTI NDRANGHETA

 

È in questo ambiente che i giovanissimi della Locride sognano di diventare non più calciatori ma i futuri boss per ottenere rispetto e potere. È il caso di un quindicenne di Locri, la stessa città dove il 22 marzo scorso gli studenti assieme ai ragazzi giunti da tutta Italia hanno sfilato per dire no alla violenza mafiosa, che ha preso carta e penna per scrivere al boss detenuto Antonio Cataldo: «Vorrei mettermi a disposizione per voi e la vostra famiglia».

 

Una missiva che il giovanissimo ha consegnato alla figlia di Cataldo sua compagna di scuola. È proprio la ragazzina a leggere la missiva con la richiesta di affiliazione al clan mentre si trova in auto con la madre. Un' attestazione diretta e genuina da cui evincere l' ammirazione di cui godeva il capo cosca a Locri, come se il suo trascorso criminale fosse un esempio da emulare.

NDRANGHETA IN PROVINCIA DI COSENZANDRANGHETA IN PROVINCIA DI COSENZA

 

Per i magistrati della Dda di Reggio Calabria che hanno firmato il provvedimento di fermo, Antonio De Barnardo, Francesco Tedesco e Simona Ferraiuolo, «la vicenda è talmente paradossale che permette di comprendere ancor meglio la portata del fenomeno mafioso a Locri. Di norma infatti, i ragazzi di quell' età si rispecchiano in tutt' altra tipologia di personaggi, invece nella Locride è il boss a costituire il modello di riferimento».

 

A rendere l' episodio ancor più inquietante il fatto che tutto si è consumato tra i banchi di un istituto scolastico, in quello che dovrebbe rappresentare un presidio dello Stato, un argine allo strapotere dello Stato. «È evidente - sottolineano i magistrati - che la cultura mafiosa è talmente radicata in quel tessuto sociale che coinvolge finanche l' istituzione scolastica che, in quanto tale, dovrebbe essere avulsa da tali contaminazioni. Ed invece, nel caso di specie, è stata proprio la scuola il vettore attraverso cui la richiesta di "affiliazione" all' organizzazione mafiosa da parte di un quindicenne è stata veicolata al capo della cosca».

ndrangheta a Torinondrangheta a Torino

 

3 - UN’ORGANIZZAZIONE UNICA AL MONDO PER GESTIRE L' IMPERO GLOBALE»

G.Maz. per “la Stampa”

 

«L' inchiesta della Dda di Reggio Calabria dimostra ancora una volta come la 'ndrangheta sia un' organizzazione criminale unica al mondo». È questo il primo commento dello scrittore Enzo Ciconte, fra i massimi esperti delle associazioni mafiose che ha appena pubblicato il suo ultimo volume «Mafie del mio Stivale, Storia delle organizzazioni criminali italiane e straniere nel nostro Paese» edito da Manni.

 

MATRIMONI DELLA NDRANGHETA MATRIMONI DELLA NDRANGHETA

Clan, Locali, Corone, perché la 'ndrangheta calabrese ha una struttura così complessa?

«Camorra e mafia anche nel loro momento di massima espansione hanno esteso il loro dominio al massimo sulla loro regione, magari con qualche sporadica presenza in altre parti d' Italia. La 'ndrangheta invece si è riprodotta in mezzo mondo, radicata in Calabria è presente a Roma, nel Nord Italia, in Europa e perfino in Australia e Canada. Per governare questo impero c' è bisogno per forza di una struttura di comando. Non una "cupola" alla siciliana, ma una camera di compensazione che entra in funzione solo quando c' è da dirimere qualche controversia».

MATRIMONI DELLA NDRANGHETA MATRIMONI DELLA NDRANGHETA

 

Un antistato con la sua legge

«Una giustizia che funziona benissimo, con un solo grado di giudizio e sentenze immediatamente esecutive. È un meccanismo perfetto, da una parte la 'ndrangheta ti premia, se ti comporti bene ti fa salire le gerarchie del clan, ti assegna le "doti", dall' altra se sgarri ti punisce».

 

Eppure tutti questi riti danno l' immagine di una organizzazione arcaica.

«Il richiamo continuo alla storia dell' associazione è un punto fondamentale, crea legame all' interno della cosca ed è attrattivo per i nuovi affiliati. Con quei riti gli 'ndranghetisti dicono "siamo "fratelli", siamo un' organizzazione forte, con le radici ben piantate nel nostro territorio"».

MATRIMONI DELLA NDRANGHETA MATRIMONI DELLA NDRANGHETA

 

E le nuove leve sembrano sensibili al richiamo

«L' appartenenza alla cosca passa di generazione in generazione. Solo che adesso i rampolli delle famiglie non portano più la coppola ma indossano giacca e cravatta. Loro hanno il compito di gestire l' ingresso nel mondo dell' economia legale, dovranno garantire che, prima o poi, la cosca possa riemergere reinvestendo alla luce del sole i profitti finora accumulati illecitamente».

DROGA NDRANGHETADROGA NDRANGHETA

 

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