PARIOLI, ITALIA - L’INCHIESTA SULLE BABYESCORT SI ALLARGA A TUTTO IL NORD

Rinaldo Frignani per "Il Corriere della Sera"

Non solo Roma. Non solo le due teenager dei Parioli. In attesa dell'udienza al Tribunale del Riesame di martedì prossimo sui cinque arresti dell'operazione Ninfa, l'inchiesta sul giro di baby squillo nella Capitale si allarga ad altre città: Milano, Bologna, Firenze. I clienti delle prostitute contattate dagli arrestati e poi entrate in affari con loro risiederebbero anche in quei luoghi che compaiono nelle intercettazioni. Un'altra svolta nelle indagini mentre non si esclude il coinvolgimento nella vicenda anche di altre ragazzine romane. L'inchiesta, insomma, potrebbe estendersi ben oltre il Raccordo anulare.

Nel giro non ci sarebbero soltanto baby squillo ma anche prostitute professioniste - qualche escort - più grandi di loro, accomunate alle minorenni dai rapporti con gli stessi personaggi. Fin qui solo con gli arrestati, conosciuti sul sito bakecaincontri.com prima come clienti ma poi «promossi» a manager e sfruttatori.

Persone in grado, come dimostrano gli accertamenti investigativi, di far fare il salto di qualità alle teenager che, come hanno loro stesse raccontato negli interrogatori, da sole riuscivano ad avere pochi incontri a settimana mentre con la «supervisione» degli adulti arrivavano a guadagnare cifre considerevoli con due rapporti al giorno.

Il sospetto sul quale si sta lavorando è che lo stesso sistema sia stato attuato a Milano - dove una delle squillo maggiorenni che frequentavano l'appartamento ai Parioli (ma non si escludono altre abitazioni usate come alcove) aveva trovato un cliente al quale chiedere mille euro -, a Bologna - dove ce ne sarebbe stato un altro - e a Firenze. Quest'ultima città luogo d'incontro fra uno degli arrestati e la escort per discutere della loro «collaborazione». Con queste donne, secondo il gip Maddalena Cipriani, il soldato Nunzio Pizzacalla (in carcere a L'Aquila) «utilizzava talvolta toni da padrone».

Ma così come è accaduto nella Capitale, non si esclude che minorenni già sulla Rete con i loro profili sexy siano state contattate in quelle città con i medesimi risultati. Ipotesi, fino a questo punto, che rendono ancor più inquietante un quadro sul quale, a livello di fenomeno e non di indagine, sono da tempo in corso accertamenti anche da parte degli investigatori della polizia postale, che più volte in passato hanno scoperto profili di ragazzine che postano filmati a luci rosse o prendono contatti per rapporti sessuali con coetanei. Con l'operazione Ninfa, però, i carabinieri del Nucleo investigativo si sono spinti oltre, alzando il velo su un giro di prostituzione che, partendo dal web, ha trovato conferme nella realtà.

Da qui la possibilità che non ci siano solo le due ragazzine fra le «collaboratrici» degli sfruttatori che le hanno conosciute su internet convincendole a incrementare e dividere i loro guadagni. Le due romane si trovano ora in strutture protette fuori dalla provincia, affidate ai servizi sociali e agli psicologi.

«Voglio cambiare vita, ho sbagliato, ne sono consapevole. All'inizio era solo un gioco, poi si è trasformato in qualcosa di più serio», aveva ammesso una delle ragazzine proprio dopo lo scoppio dello scandalo. Le giovani - una delle quali ha la madre tuttora in carcere a Rebibbia accusata di averla indotta alla prostituzione e di aver incassato i soldi delle prestazioni sessuali - vengono tenute sotto stretto controllo: hanno personalità a questo punto molto fragili e si preferisce non lasciare sole. Intanto però dall'indagine per prostituzione potrebbe nascere un nuovo filone: quello della cessione e dello spaccio di sostanze stupefacenti.

Anche dai clienti. Cocaina e hashish che, fino a oggi, hanno portato la ragazza più grande - oggi sedicenne - a essere iscritta sul registro degli indagati per aver dato droga all'amica. La giovane potrebbe finire sotto inchiesta anche per induzione alla prostituzione: è stata lei a coinvolgere la più giovane in un giro che adesso sembra senza fine.

 

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