andrea bonadonna

“LA MARTELLATA AL POLIZIOTTO? NON DOVEVA SUCCEDERE” – PARLA ANDREA BONADONNA, UNO DEI LEADER DI ASKATASUNA: “LA DIGOS SOSTIENE AIZZIAMO I CONFLITTI? IL GOVERNO HA BISOGNO DI REPRIMERE UNA RABBIA SOCIALE CHE C'È, È FORTE. SU QUESTO DOVREBBERO INTERROGARSI: SUL PERCHÉ SCENDONO IN PIAZZA MIGLIAIA DI CITTADINI. QUELLI STESSI CHE, QUANDO LI CHIAMA A RACCOLTA LA COSIDDETTA SINISTRA, NON VANNO - IL MINISTRO PIANTEDOSI HA USATO ASKATASUNA COME SCALPO DA PORTARE AL SUO ELETTORATO: NESSUNO POTEVA ASPETTARSI UNA PASSEGGIATA - PERCHÉ I COLLETTIVI STUDENTESCHI HANNO ATTACCATO ‘LA STAMPA’? È STATO IL TENTATIVO DI RIPRENDERSI LA VOCE – IL RITORNO DEGLI ANNI DI PIOMBO? QUESTO PERICOLO ALEGGIA SOLO NELLA TESTA DI CHI VUOLE FARNE UN USO STRUMENTALE”

Estratto dell’articolo di Niccolò Zancan per “la Stampa”

 

ANDREA BONADONNA

Quando ha messo piede, per la prima volta, dentro al centro sociale Askatasuna?

«Io l'ho occupato. Era il 16 novembre 1996. Dopo un corteo sulla legalizzazione delle droghe leggere, una parte di noi si è diretta verso quello spazio abbandonato. Eravamo in quattrocento. Siamo entrati».

 

Che vita aveva alle spalle in quel momento?

«Mia madre contadina del Monferrato, mio padre figlio di operai di Torino con una storia partigiana. Io studiavo all'Università e lavoravo già nella ristorazione. Come precario».

 

Andrea Bonadonna, 50 anni, è uno dei fondatori del più discusso centro sociale d'Italia. Sgomberato il 18 dicembre 2025 per ordine del governo Meloni, da trent'anni è al centro di tutte le proteste: con i No Tav, con gli sfrattati, per la pace a Gaza, contro il G7, contro Ursula von der Leyen, contro questo giornale.

un manifestante pacifico al corteo di askatasuna a torino lancia un estintore contro la polizia

 

Bonadonna ha mancato solo quelle manifestazioni a cui non ha potuto partecipare perché per tre anni un giudice gli ha vietato di mettere piede a Torino. Arrestato per violenza a pubblico ufficiale nel 2017 e poi assolto, condannato a nove mesi per le proteste in Val di Susa nel 2025. Secondo la procura faceva parte di un'associazione per delinquere. Ma, secondo il giudice del processo di primo grado, quel reato non stava in piedi.

 

Era al corteo del 31 gennaio, il giorno degli scontri con la polizia. Una settimana dopo lo troviamo a Bussoleno, in Val di Susa, dove gestisce un'osteria popolare. Al piano di sopra sconta gli arresti domiciliari Giorgio Rossetto, un altro dei leader storici di Askatasuna.

 

scontri al corteo di askatasuna a torino

I maligni dicono: ci sono solo due parti felici dopo gli scontri. Il governo Meloni che ha inasprito le pene e voi. Cosa risponde?

«[…] È stata la giornata che ha sancito la storia d'amore fra Aska, Torino e questo Paese. Una bellissima storia d'amore».

 

Amore? Sono state botte, bombe carta e martelli...

«Io ho visto una città viva, che partecipava determinata e festosa. Ho visto più di 50 mila persone che hanno scelto da che parte stare, hanno fatto una scelta partigiana in senso gramsciano. […]».

 

Ma i martelli?

ANDREA BONADONNA

«È un episodio che non doveva succedere. Così come ce ne sono stati anche in senso opposto. C'era quel poliziotto, ma c'era anche un manifestante preso a manganellate con la faccia insanguinata: vorrei vederli vicini. Sono fatti gravi, ripeto: gravi. Ma Torino non è mai stata avulsa dai conflitti sociali. E voi guardate il dito e non la luna».

 

Secondo la Digos, il vostro mestiere è aizzare i conflitti. Sbaglia?

«Da parte nostra sarebbe arroganza anche solo pensarlo. Quella piazza non è un gregge in cerca di pastore. Il governo ha bisogno di reprimere una rabbia sociale che c'è, è forte. Su questo dovrebbero interrogarsi: sul perché scendono in piazza migliaia di cittadini. Quelli stessi che, quando li chiama a raccolta la cosiddetta sinistra, non vanno. La manifestazione del 31 gennaio aveva un progetto politico chiaro».

 

Quale?

«Opporsi al governo Meloni. Difendere gli spazi sociali. Soprattutto: non accettare il vittimismo e il senso di sconfitta tipico di chi piange sul latte versato».

 

scontri al corteo di askatasuna a torino

È stato un sabato a orologeria. Siete stati voi a organizzare la battaglia?

«Le persone che erano in piazza erano ben consapevoli di cosa significava quella giornata. Il centro sociale più combattivo d'Italia era stato sgombrato. Il ministro Piantedosi ha usato Askatasuna come scalpo da portare al suo elettorato. Nessuno poteva aspettarsi una passeggiata».

 

Non crede che una manifestazione pacifica avrebbe ottenuto più risultati?

«Senza un presidio militarizzato a difesa di uno spazio vuoto non sarebbe successo niente. Tutto il quartiere si è schierato con noi. Eravamo lì contro lo sgombero. Giungere a destinazione non poteva che essere il nostro obiettivo».

 

alessandro calista aggredito durante il corteo per askatasuna a torino 4

È vostra la regìa?

«Ci sopravvalutate. Ognuno, a suo modo, in quella giornata si è autodeterminato. Adesso credo che il governo ci penserà tre volte prima di sgombrare un altro centro sociale».

 

Secondo la procuratrice generale Musti c'è una zona grigia al vostro fianco. Borghesi che non prendono le distanze dalle violenze. È vero?

«È un'affermazione miope, di chi per ruolo istituzionale deve cercare di ridurre la complessità di analisi e piegarla alla bisogna di un potere che si sente giustamente sotto attacco. Parlo di questo governo. È innegabile che ci sia una parte di Torino e del nostro Paese, una parte trasversale, che si ribella alle ingiustizie. C'è chi lo fa scrivendo un commento sul giornale, chi partecipando ai cortei».

 

ANDREA BONADONNA

Perché i collettivi studenteschi hanno attaccato anche La Stampa?

«Martin Luther King dice che una sommossa è il linguaggio di chi non viene ascoltato. Facendo le debite proporzioni e considerando contesti differenti, l'irruzione a La Stampa, in gran parte pacifica, è stata il tentativo di riprendersi la voce».

 

La Stampa è un giornale aperto a qualsiasi voce espressa con modi civili. Potevate bussare. Non era meglio?

«Fossi stato lì io, mi sarei fermato e avrei cercato un contraddittorio con il caporedattore. Ma pensate a tutte le volte che le nostre parole sono state messe all'ultimo posto, mentre quelle di chi si nega al confronto - come la premier Meloni - stanno sempre in cima al rullo».

 

alessandro calista aggredito durante il corteo per askatasuna a torino 3

Stanno tornando gli Anni di Piombo?

«Questo pericolo aleggia solo nella testa di chi vuole farne un uso strumentale […]».

 

Come si definisce politicamente?

«Un autonomo della sinistra extraparlamentare. Ma sono parole anacronistiche. Oggi la situazione è più complessa».

 

Un cattivo maestro?

«Di sicuro non mi considero un maestro. Ma se il potere mi considera cattivo, allora significa che forse ho preso la strada giusta. Mi considero pacifico. Ma […]: non scappo di fronte all'uso della forza. Sono un resistente». […]

alessandro calista aggredito durante il corteo per askatasuna a torino 1torino, scontri alla manifestazione per askatasuna foto lapresse 23torino, scontri alla manifestazione per askatasunaaggressione alla polizia a torino 3torino, scontri alla manifestazione per askatasuna foto lapresse 20torino, scontri alla manifestazione per askatasuna foto lapresse 24torino, scontri alla manifestazione per askatasuna foto lapresse 22torino, scontri alla manifestazione per askatasuna foto lapresse 12torino, scontri alla manifestazione per askatasuna foto lapresse 16torino, scontri alla manifestazione per askatasuna foto lapresse 17aggressione alla polizia a torino 2alessandro calista aggredito durante il corteo per askatasuna a torino 2torino, scontri alla manifestazione per askatasuna foto lapresse 18torino, scontri alla manifestazione per askatasuna foto lapresse 21

 

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