I DATI, LA MERCE PIÙ PREZIOSA E PIÙ PERICOLOSA – PERCHÉ IL COMMERCIALISTA GIAN GAETANO BELLAVIA, CONSULENTE DI DIVERSI PM E DELLA TRASMISSIONE “REPORT”, È STATO INDAGATO PER VIOLAZIONE DELLA PRIVACY? PER LA PROCURA DI MILANO, NEL SUO ARCHIVIO CI SONO MATERIALI GIUDIZIARI DI CONSULENZE TECNICHE, AFFIDATEGLI DA MAGISTRATI, CHE BELLAVIA NON AVREBBE PIÙ DOVUTO CONSERVARE UNA VOLTA ESAURITI I MANDATI – LA DIFESA DEL COMMERCIALISTA: “CHIARIRÀ LA CORRETTEZZA DEL PROPRIO OPERATO” – SIGFRIDO RANUCCI: “NESSUNA ACCUSA DI DOSSIERAGGIO O CENTRALE DI SPIONAGGIO” – C’È POI IL GIALLO DEL “PAPELLO”, SENZA FIRMA NÉ TIMBRO, ALLEGATO AGLI ATTI DELL’INCHIESTA CHE HA PORTATO AL RINVIO A GIUDIZIO PER LA STORICA COLLABORATRICE DI BELLAVIA, ACCUSATA DI AVER RUBATO OLTRE UN MILIONE DI FILE...
Estratto dell’articolo di Luigi Ferrarella per il “Corriere della Sera”
Il commercialista e consulente di pm Gian Gaetano Bellavia aveva denunciato nel marzo 2025 alla Procura di Milano la sua ex collaboratrice storica (da 17 anni) Valentina Varisco, accusandola di aver duplicato 1 milione di file dell’archivio dello studio, e ottenendone due mesi fa il rinvio a giudizio per accesso abusivo a sistema informatico
ma ora, dentro quella massa di dati che in partenza stava dunque per definizione nello studio di Bellavia, la Procura ritiene di aver trovato materiali giudiziari di consulenze tecniche, affidategli in passato da magistrati, che Bellavia non avrebbe più dovuto conservare una volta esauriti i mandati.
È per questa ipotesi di violazione della legge sulla privacy che il consulente di molte Procure, ed esperto consultato da redazioni tra le quali Report , è indagato dai pm Paola Biondolillo ed Eugenio Fusco.
[...] nel fascicolo su Varisco era spuntato, ancora non si sa come, un appunto di 36 pagine senza firma, senza data, senza timbro di formale deposito in Procura, apparentemente scritto in prima persona da Bellavia per spiegare al suo legale di allora che i file «rubati», 1.323.953 pari a 910 giga, fossero «ad altissima sensibilità» in relazione a 104 nomi di personalità e 19 magistrati.
Dopo averne inizialmente disconosciuto la paternità («Non ne so nulla: se esiste, quel documento non proviene da me»), in gennaio Bellavia, pur continuando a negare di essere stato lui a introdurle nel fascicolo, nelle 36 pagine aveva riconosciuto «alcune comunicazioni riservate» con il suo legale di allora Gianluigi Tizzoni per «rappresentare alcune ipotesi legate al movente» di Varisco, ed «elencare i nomi di personaggi noti della politica e dell’economia risultanti dai file copiati e di possibile interesse di agenzie investigative con le quali la ex collaboratrice aveva cominciato a collaborare».
Bellavia aveva aggiunto di poter dimostrare di aver sempre restituito ai magistrati i materiali ricevuti per le varie consulenze. Ma la sua messa ora sotto indagine fa supporre che per i pm, in violazione delle linee guida per i consulenti tecnici che trattano dati personali per ragioni di giustizia, Bellavia abbia trattenuto copia di qualcuna dei materiali man mano affidatigli dai magistrati per gli incarichi.
«Violazione della privacy? Detta così è molto vaga. Trattamento illecito dei dati? Non è tecnicamente possibile», afferma Bellavia, il cui difensore Luca Ricci aggiunge: «Non abbiamo ricevuto alcun atto dalla Procura, ma Bellavia auspicava da tempo di poter fornire la propria completa versione e chiarire la correttezza del proprio operato». L’essere indagato — prospetta Ricci — «può voler dire solo che i pm intendono sentirlo con le garanzie di legge».
Anche Sigfrido Ranucci esterna una sua interpretazione: «Nessuna accusa di dossieraggio o centrale di spionaggio, ma di violazione della privacy per la norma sulla conservazione dei dati. Vicenda che — a suo avviso — potrebbe riguardare tutti gli archivi di professionisti».
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