IL PESCE FRESCO IN UN MARE DI...GNOCCA! SI INFIAMMA IL CASO DELL’AZIENDA ITTICA DI SANTARCANGELO DI ROMAGNA ESPULSA IN SPAGNA DALLA FIERA DI VIGO PER AVER UTILIZZATO DONNE SENZA VELI NELLA CAMPAGNA PUBBLICITARIA - LA REGIONE EMILIA ROMAGNA SCARICA L'AZIENDA (SELEZIONATA ATTRAVERSO UN AVVISO PUBBLICO REGIONALE): "CONTENUTI INACCETTABILI, NON ERAVAMO A CONOSCENZA DEI DEPLIANT SESSISTI E DEGRADANTI" – LA COLATA DI GHISA DELLA CONSIGLIERA REGIONALE DEM ALICE PARMA: "LA LIBERTÀ NON È ASSENZA DI RESPONSABILITÀ" (E VIA CON LA LAGNA SUL “CORPO FEMMINILE RIDOTTO A OGGETTO”) – SUI SOCIAL C’E’ CHI IRONIZZA: “BELLA FIGURACCIA INTERNAZIONALE, DATEVI AI CANNOLICCHI”. E L’AZIENDA REPLICA CON UNA BUONA DOSE DI AUTOIRONIA: “CI PENSEREMO...”
La Regione Emilia-Romagna prende nettamente le distanze dalla campagna pubblicitaria con immagini di donne nude utilizzata dall'azienda ittica La Selvaggia di Santarcangelo di Romagna alla fiera internazionale Conxemar di Vigo, in Spagna.
Dopo l'espulsione della società dal Padiglione Italia, decisa dagli organizzatori della manifestazione, arriva la posizione ufficiale dell'amministrazione regionale, che esprime pieno sostegno al provvedimento e chiarisce le modalità con cui l'impresa era stata ammessa alla collettiva italiana. Sulla vicenda interviene anche la consigliera regionale del Pd Alice Parma, che richiama le responsabilità delle aziende nella comunicazione commerciale e le politiche contro gli stereotipi di genere.
L'azienda romagnola era stata selezionata attraverso un avviso pubblico regionale, nell'ambito di un bando del dipartimento Pesca del ministero dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste. La Regione precisa che la procedura aveva seguito criteri consolidati, (...)
L'amministrazione chiarisce quindi di non essere stata informata preventivamente dei dépliant utilizzati dall'impresa, nei quali comparivano immagini di donne nude accompagnate da slogan per promuovere molluschi e prodotti ittici.
Secondo la Regione, i materiali veicolano una rappresentazione sessista e degradante della figura femminile, utilizzata come richiamo commerciale. Si tratta di “Contenuti inaccettabili, in aperto contrasto con i principi e le politiche regionali di promozione della parità di genere, del rispetto e valorizzazione della dignità della persona”.
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La Regione ricostruisce anche i propri interventi durante la manifestazione. Il 7 ottobre, una volta accertato quanto stava accadendo nel padiglione fieristico, il funzionario regionale presente a Vigo ha contestato immediatamente la condotta all'impresa. Poco dopo la mezzanotte è stata inoltre trasmessa una nota formale di richiamo e diffida urgente, condivisa con il Ministero. L'amministrazione si dice ora disponibile a rafforzare, insieme al dicastero, le procedure di selezione per prevenire il ripetersi di episodi analoghi.
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A intervenire è anche Alice Parma, consigliera regionale e vice capogruppo del Pd, che invita a non trasformare la vicenda in una semplice polemica contro l'azienda, ma a interrogarsi sull'utilizzo del corpo femminile nella pubblicità. “Non mi interessa criminalizzare un’impresa, né negare il valore della libertà imprenditoriale. Mi interessa, però, ricordare che la libertà non è assenza di responsabilità e che la comunicazione commerciale non è mai completamente neutra”.
Per Parma il problema va oltre il singolo episodio. “Quando il corpo femminile viene utilizzato come uno strumento per attirare l’attenzione, scollegandolo dal prodotto e riducendolo a oggetto, si contribuisce a riprodurre un immaginario nel quale le donne sono prima di tutto qualcosa da guardare, anziché persone, competenze e professionalità da riconoscere”.
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