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IL “PLANALTO” COME CAPITOL HILL: I SOSTENITORI DI BOLSONARO ASSALTANO I PALAZZI DEL POTERE A BRASILIA COME DUE ANNI FA QUELLI DI TRUMP. 400 PERSONE SONO STATE ARRESTATE E LE FORZE FEDERALI SONO RIUSCITE A RIPRENDERE IL CONTROLLO DELLA SITUAZIONE – GLI ASSALITORI, QUASI TUTTI CON LA MAGLIA VERDE ORO DELLA NAZIONALE (ORMAI UN SIMBOLO NAZIONALISTA) SOSTENGONO CHE L’ELEZIONE DI LULA SIA UNA FRODE, INSUFFLATI DAL LORO LEADER, L’EX PRESIDENTE “BOLSO-NERO”, CHE NEL FRATTEMPO È VOLATO IN FLORIDA DALL’AMICO TRUMP. MA ALMENO HA PRESO POSIZIONE: SACCHEGGI ILLEGALI, IO HO SEMPRE RISPETTATO LA COSTITUZIONE” - VIDEO

 

 

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1. BRASILE: MINISTRO GIUSTIZIA, È STATO UN ATTO DI GOLPISMO

(ANSA) - Il ministro della Giustizia brasiliano, Flavio Dino, ha affermato che l'assedio dei bolzonartisi a Brasilia è stato un atto di "terrorismo" e di "golpismo", e ha criticato le modifiche ai piani di sicurezza nella piazza dei Tre poteri del governatore del Distretto federale, Ibaneis Rocha. Dino ha inoltre chiesto che vi siano "verifiche su omissioni" nella condotta di tutti i responsabili

 

2. BRASILE: GOVERNATORE BRASILIA, OLTRE 400 PERSONE ARRESTATE

(ANSA) - "Sono oltre 400 le persone che sono già state arrestate e che pagheranno per i crimini commessi". Lo afferma su Twitter il governatore di Brasilia, Ibaneis Rocha, dopo l'attacco ai palazzi del potere nella capitale brasiliana. "Continuiamo a lavorare per identificare quanti hanno partecipato a questi atti terroristici e per restaurare l'ordine", afferma ancora Rocha.

 

3. BRASILE: BOLSONARO CONDANNA ATTACCHI A PALAZZI POTERE

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(ANSA) - "Le manifestazioni pacifiche, secondo la legge, fanno parte della democrazia. I saccheggi e le invasioni di edifici pubblici come quelli di oggi, così come quelli praticati dalla sinistra nel 2013 e nel 2017, sono illegali". Lo afferma su Twitter l'ex presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, in riferimento all'attacco ai palazzi del potere a Brasilia.

 

4. BOLSONARO,'SEMPRE RISPETTATO COSTITUZIONE,LULA NON ACCUSI'

(ANSA) - "Respingo le accuse, senza prove, attribuitemi dall'attuale capo dell'esecutivo del Brasile". Lo afferma su Twitter l'ex presidente brasiliano Jair Bolsonaro, in riferimento ai commenti di Luiz Inacio Lula da Silva per l'attacco ai palazzi del potere a Brasilia. "Durante tutto il mio mandato sono sempre stato nel perimetro della Costituzione, rispettando e difendendo le leggi, la democrazia, la trasparenza e la nostra sacra libertà", aggiunge Bolsonaro.

 

 

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5. BRASILIA COME CAPITOL HILL, L'ASSALTO DEI SOSTENITORI DI BOLSONARO

Da www.ansa.it

 

"Le manifestazioni pacifiche, secondo la legge, fanno parte della democrazia.

 

I saccheggi e le invasioni di edifici pubblici come quelli di oggi, così come quelli praticati dalla sinistra nel 2013 e nel 2017, sono illegali".

 

Lo afferma su Twitter l'ex presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, in riferimento all'attacco ai palazzi del potere a Brasilia. "Respingo le accuse, senza prove, attribuitemi dall'attuale capo dell'esecutivo del Brasile", sottolinea poi Bolsonaro in riferimento ai commenti di Luiz Inacio Lula da Silva. "Durante tutto il mio mandato sono sempre stato nel perimetro della Costituzione, rispettando e difendendo le leggi, la democrazia, la trasparenza e la nostra sacra libertà", aggiunge l'ex presidente brasiliano. 

 

Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva è intento tornato a Brasilia, dove è andato a constatare il saccheggio del Palazzo presidenziale e della Corte suprema da parte dei sostenitori di Jair Bolsonaro. Il capo di Stato, in carica solo da una settimana, aveva detto in precedenza in un discorso dallo stato di San Paolo che il suo predecessore di estrema destra aveva "incoraggiato" i "vandali fascisti" a invadere i luoghi del potere nella capitale.

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Migliaia di ultra dell'ex presidente del Brasile Bolsonaro hanno dato l'assalto ai palazzi delle massime istituzioni dello stato a Brasilia in un'irruzione che ricorda quella di due anni fa al Capitol Hill di Washington da parte dei fan di Trump. Un attacco "vandalo e fascista" contro le istituzioni democratiche, ha detto il presidente del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva, visibilmente alterato, assicurando che i "terroristi" saranno "puniti in modo esemplare" .

 

Un attacco durato ore e che si è concluso con l'intervento delle forze federali, dopo una riunione d'emergenza di Lula con il governo e dopo aver ordinato la chiusura del centro della capitale. Dopo aver valutato la possibilità di schierare "l'esercito per far sgomberare l'assedio", la polizia, sparando persino proiettili di gomma dagli elicotteri, dopo il controllo della Corte suprema, è riuscita a fatica a riguadagnare anche il terreno del Planalto, sede della presidenza, fino anche a quello del Congresso.

 

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Il primo bilancio è di 150 arresti, e anche per l'ex segretario alla sicurezza di Brasilia Anderson Torres, esonerato dal suo incarico nel pomeriggio, dopo l'esplosione del caos, è stato chiesto l'arresto immediato. Ma la tensione in Brasile, dove i sostenitori dell'ex presidente Jair Bolsonaro, che non accettano la vittoria del neo presidente Inacio Lula da Silva resta alle stelle.

 

Secondo le prime stime sono stati almeno 15mila i supporter che ammantati dalla bandiera verde-oro, hanno partecipato alla Capitol Hill in salsa carioca, facendo rimbalzare immagini da girone dantesco sulle tv mondiali, mentre dall'Ue all'Italia si è levato unanime un coro di solidarietà a Lula.

 

La violenza dei sostenitori dell'ex presidente brasiliano Jair Bolsonaro è "terribile", ha detto il presidente americano Joe Biden ai giornalisti al seguito a El Pas, in Texas.

 

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In giornata la polizia ha usato i gas lacrimogeni per cercare di respingere migliaia di persone che sono tuttavia riuscite a sfondare i cordoni di sicurezza attorno al parlamento di Brasilia al termine di una manifestazione a sostegno dell'ex presidente. In molti si sono arrampicati sull'edificio per occuparne il tetto e da lì si sono introdotti all'interno. Il presidente in carica, Luiz Inacio Lula da Silva, non si trovava in questo momento a Brasilia ma dallo stato di San Paolo dove era in visita ad alcune aree alluvionate è rientrato nella capitale in serata. I manifestanti, vestiti di giallo e verde, si sono dati ad atti di di vandalismo. I video rilasciati da persone all'interno del Tribunale, mostrano persone che rompono i seggi della plenaria.

 

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A Palazzo Planalto, nel piazzale dove si trovano la sede della residenza presidenziale, il Parlamento brasiliano e della Corte suprema, sono "stati rotti vetri delle finestre". Le forze di polizia, in assetto antisommossa, pronte a fare irruzione dentro il Parlamento occupato si sono mosse solo dopo che il neo presidente ha firmato il decreto mentre i funzionari del governo sono stati evacuati con mezzi aerei.

 

A due anni esatti dall'assalto a Capitol Hill si replica, con modalità e schieramenti praticamente identici: i militanti della destra di Bolsonaro come i filo trumpiani hanno deciso di non rispettare il responso delle urne che ha dato la vittoria alla 'sinistra' e sono passati all'assalto armato in una fase in cui Bolsonaro rischia l'arresto per la gestione dell'emergenza Covid.

 

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Contro l'ex presidente, oggetto a suo tempo di una Commissione parlamentare d'inchiesta (Cpi) sulla pandemia, i senatori prima all'opposizione e ora al governo intendono ripresentare le denunce: il leader della destra infatti non ha più il foro privilegiato, il diritto delle alte cariche dello Stato di non essere giudicate penalmente dai tribunali comuni. Ma Bolsonaro, che non ha mai fatto le congratulazioni a Lula per la sua elezione, ha lasciato il Brasile il 30 dicembre, due giorni prima della fine del suo mandato, e a bordo dell'aereo presidenziale dell'Aviazione militare è andato in Florida, negli Stati Uniti.

 

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"Questo assurdo tentativo di imporre la volontà con la forza non prevarrà. Il governo del distretto federale afferma che ci saranno rinforzi. E le forze a nostra disposizione sono al lavoro. Io sono nella sede del ministero della Giustizia', ha scritto su Twitter il ministro della giustizia brasiliana Flavio Dino intervenuto poco dopo l'assalto alle sedi istituzionali.

 

6. MIGLIAIA DI SEGUACI DI BOLSONARO INVADONO I PALAZZI DEL POTERE

Sara Gandolfi per il “Corriere della Sera”

 

Lo avevano preannunciato e alla fine lo hanno fatto, seguendo le orme delle «truppe trumpiane». I seguaci di Jair Bolsonaro, l'ex presidente di estrema destra brasiliano sconfitto da Inácio Lula da Silva alle elezioni dello scorso ottobre, dopo giorni di assedio ai palazzi del potere a Brasilia ieri pomeriggio hanno sfondato i blocchi delle forze di sicurezza, che inizialmente non avrebbero reagito per fermarli, e hanno «invaso» il Palazzo presidenziale di Planalto, il Congresso e la sede del Tribunale supremo, postando video sui social e compiendo diversi atti vandalici.

presidente lula in diretta durante l'assalto al congresso

 

Un'occupazione in piena regola delle tre principali sedi istituzionali del Paese, chiaramente ispirata dall'assalto al Campidoglio statunitense ad opera degli estremisti pro-Trump, nel gennaio 2021. All'interno del Planalto, capolavoro modernista dell'architetto Oscar Niemeyer, i dimostranti hanno distrutto tavoli e sedie, facendo irruzione anche nell'ufficio del presidente Lula che ieri si trovava nello Stato di San Paolo, dove ha organizzato una riunione d'emergenza con i ministri prima di rientrare nella capitale.

 

Altrettanto ingenti i danni nell'edificio che ospita deputati e senatori, ieri non riuniti. I «terroristi», come li definisce la stampa brasiliana, hanno rotto tutti i vetri del primo piano e si sono asserragliati nel secondo.

 

La polizia militare alla fine ha sparato proiettili di gomma e bombe stordenti dagli elicotteri per disperdere chi ancora cercava di entrare negli edifici.

 

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Soltanto dopo alcune ore, le forze di sicurezza sono riuscite a riprendere il controllo dei tre palazzi, utilizzando i gas lacrimogeni e procedendo a oltre 400 arresti. Durissimo il primo commento di Lula che in un intervento tv alla nazione ha denunciato i «fanatici fascisti», affermando che «tutti i responsabili di atti terroristici saranno identificati e puniti». Il presidente ha accusato la polizia militare di «incompetenza o malafede». Poi, su twitter, ha scritto che i vandali erano stati «incoraggiati dai discorsi» di Bolsonaro.

 

I presunti brogli

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 Vestite con la maglia verdeoro della squadra di calcio brasiliana, diventata un simbolo della destra nazionalista, da giorni centinaia di persone manifestavano davanti al quartier generale dell'esercito a Brasilia, denunciando presunti brogli elettorali - mai dimostrati - al ballottaggio presidenziale del 30 ottobre, in cui Lula ha sconfitto per meno di due milioni di voti Bolsonaro. Nel primo pomeriggio di ieri, i «bolsonaristi», che il quotidiano O Globo non esita a definire «golpisti», si sono radunati sulla Praça dos Três Poderes, la piazza dei tre poteri, cuore della capitale. Un gruppo è riuscito a superare lo sbarramento di sicurezza, salire la grande scalinata del Congresso, occupare le balconate e infine entrare nell'edificio. Altre decine di persone hanno assaltato il Planalto e la sede del Tribunale Supremo.

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Con un decreto d'urgenza Lula ha di fatto esonerato il governatore del Distretto federale della capitale, Ibaneis Rocha, che molti accusano di essere vicino a Bolsonaro e che in seguito si è scusato pubblicamente, e ha dato pieni poteri d'intervento alle forze federali. Oltre 2.500 militari ieri sera erano pronti a intervenire, ma il governo era restio a mobilitare le forze armate per ristabilire l'ordine nella città mentre anche a San Paolo si segnalavano manifestazioni dell'opposizione.

 

Bolsonaro, che ha lasciato il Brasile 48 ore prima dell'insediamento di Lula, avvenuto il 1° gennaio, per volare ad Orlando, in Florida, ha twittato: «Le manifestazioni pacifiche fanno parte della democrazia.

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I saccheggi e le invasioni di edifici pubblici come quelli di oggi, così come quelli praticati dalla sinistra nel 2013 e nel 2017, sono illegali».

 

I bolsonaristi dunque non si arrendono. Dopo i blocchi stradali, con camion e trattori, che avevano paralizzato l'intero Brasile all'indomani del voto, risolti soltanto dopo che Bolsonaro aveva invitato, senza troppa convinzione, i suoi sostenitori a sgomberare le principali arterie del Paese, le manifestazioni sono continuate nella capitale e in molte altre grandi città del Brasile.

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La condanna degli Usa Il ministro della Giustizia, Flavio Dino, ha convinto tutti i governatori a firmare una condanna unanime degli assalti. «È stato un atto di golpismo. La presa di potere di cui parlano i dimostranti può avvenire solo nel 2026, con una nuova elezione», ha detto. Anche la comunità internazionale, da Washington a Bruxelles, ha subito espresso solidarietà a Lula. E nella notte la premier italiana Giorgia Meloni ha twittato: «Le immagini dell'irruzione nelle sedi istituzionali sono inaccettabili e incompatibili con qualsiasi forma di dissenso democratico».

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ASSALTO A UN CAMION PORTAVALORI IN BRASILE

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