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PRIMA TI IBERNO POI TI OPERO – INTERVENTO RIUSCITO A RAVENNA: AD UN UOMO DI 37 ANNI, GRAVEMENTE FERITO IN UN INCIDENTE STRADALE, E’ STATA ABBASSATA LA TEMPERATURA CORPOREA DI 10 GRADI E POI OPERATO - IL PAZIENTE STA BENE

 

Claudia Osmetti per “Libero quotidiano”

 

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Gli hanno abbassato la temperatura corporea di dieci gradi e gli hanno salvato la vita. Non è fantascienza e men che meno è fanta-medicina: nossignori. È successo per davvero: in un ospedale di Ravenna, nei giorni scorsi, a un ragazzo di 37 anni che era finito in gravi condizioni dopo un brutto incidente stradale. È stato ibernato, sì avete letto bene. Tecnicamente portato in ipotermia sotto lo sguardo attento di medici e dottori: ma il concetto non cambia.

 

I suoi muscoli, le sue vene e tutto il resto sono stati raffreddati, portati da 36 a 26 gradi, per consentire ai camici bianchi di operare. Ed è stato un successo. «Aveva numerose e gravissime fratture ossee», spiega il professor Mauro Del Giglio, il primario dell’Unità operativa di Chirurgia cardio-toraci-vascolare del Maria Cecilia Hospital di Cotignola, l’ospedale dell’Emilia Romagna nel quale è avvenuto il “freddo miracolo”: una delle cinque strutture cardiochirurgiche più importanti dello Stivale, per dire.

 

Mauro Del GiglioMauro Del Giglio

«La cassa toracica era schiacciata e abbiamo registrato anche una rottura dell’arco aortico, nel secondo tratto». Tradotto, semmai ce ne fosse bisogno: quando è arrivato al pronto soccorso, il quadro clinico di questo 37enne non era certo dei migliori. Anzi. «Viste le criticità», continua il medico, «abbiamo optato per una procedura di riparazione vascolare con arresto di circolo e ipotermia controllata senza tuttavia dover ricorrere all’aiuto di protesi tubolari artificiali come avviene nel trattamento degli aneurismi».

 

Lo racconta con calma, Del Giglio, un camice giallo e il tono tranquillo: quasi che fosse una cosa normale, una bazzecola che si vede ogni giorno in quelle corsie a due passi da Ravenna. Passare dal “congelatore” prima di finire in sala operatoria. «Dopo aver staccato l’arco aortico dal resto dell’arteria principale, abbiamo utilizzato il tessuto del paziente per ricucire e ricostruire la porzione di vaso danneggiata, ricollegandola all’intero sistema circolatorio».

 

sala operatoria ibernazione2sala operatoria ibernazione2

Solo che l’hanno fatto ibernando il ragazzo e «attraverso un meccanismo di raffreddamento che consente di portare tutto il corpo umano alla temperatura di 26 gradi». Voilà, la spiegazione tecnica sembra un tantino complicata per noi che non abbiamo una laurea in Medicina nel cassetto, ma c’è da credergli sulla parola.

 

Anche perché, alla fine, è il risultato che conta: e cioè un’operazione perfettamente riuscita. «In simili circostanze il pericolo di deficit neurologici irreversibili o danni permanenti è molto elevato», ammettono gli artefici di questa impresa, «la difficoltà consisteva nel ridare piena integrità anatomica al vaso, riattivare il normale flusso sanguigno ed evitare rischiose ripercussioni encefaliche».

 

Della serie: non è stata una passeggiata, sono stati impiegati «specifici sistemi protettivi a livello celebrarle e degli alti organi interni»,ma tutto è filato liscio. Il paziente, tra l’altro, ha già lasciato il nosocomio di Cotignola per essere trasferito al reparto di rianimazione di un altro ospedale del Centro Italia, il Bufalini di Cesena. Non è ancora del tutto consapevole, ma il morale (specie quello dell’equipe sanitaria) è alle stelle.

 

sala operatoria ibernazionesala operatoria ibernazione

Il diretto interessato al momento è sedato, tuttavia i medici lo hanno risvegliato per qualche breve periodo con l’intenzione di testare le sue capacità neurologiche. Pare che sia tutto a posto. Nessuna complicanza. In compenso c’è una grande soddisfazione. E può far sorridere il caso di quest’uomo “congelato” sotto i ferri.

 

Può portare alla mente qualche libro di Isaac Asimov o quel divertente film di Woody Allen, Il dormiglione, dove il protagonista veniva risvegliato a distanza di anni e si trovava in mezzo a una serie di situazioni strampalate. Ma in tutta questa storia c’è qualcosa di più: c’è un intervento ospedaliero perfettamente riuscito, una vita salvata, una rivoluzione da bisturi destinata a fare scuola. È la chirurgia del futuro, bellezza. 

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