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SUONA IL GONG PER LE ONG - LA PROCURA DI RAGUSA INDAGA L'EX DISOBBEDIENTE LUCA CASARINI, L'EX ASSESSORE DI VENEZIA BEPPE CACCIA E ALTRE DUE PERSONE PER FAVOREGGIAMENTO DELL'IMMIGRAZIONE CLANDESTINA: AVREBBERO PRESO SOLDI PER SALVARE, CON IL RIMORCHIATORE "NAVE JONIO", 27 NAUFRAGHI DA UN MERCANTILE DANESE - I PM SOSTENGONO DI AVERE INTERCETTAZIONI E RISCONTRI DOCUMENTALI MA CASARINI SI DIFENDE: " NON HANNO NIENTE NELLE MANI, È SOLO UN MODO PER INFANGARMI"

1 - L'AFFARE (SOSPETTO) DELLA ONG «SOLDI PER SALVARE I MIGRANTI»

Val. Err. per "il Messaggero"

 

L' accusa è gravissima e a supportarla, secondo la procura di Ragusa, ci sarebbero intercettazioni e verifiche finanziarie: soldi per prendere a bordo migranti. La vicenda riguarda i 27 naufraghi soccorsi in mare lo scorso agosto dal cargo danese Maersk Etienne. Dopo 37 giorni, l' armatore avrebbe pagato «un'ingente somma» per cedere il carico e riprendere l' attività commerciale.

luca casarini

 

Dall' altra parte a incassare ci sarebbero stati quelli della Nave Jonio, il rimorchiatore che operava soccorsi in mare per conto della Mediterranea saving humans. È l'accusa mossa dalla Procura di Ragusa che vede indagati, per favoreggiamento dell' immigrazione clandestina e violazione del codice della navigazione l'ex disobbediente Luca Casarini, capo missione durante il salvataggio, l'ex assessore comunale di Venezia Beppe Caccia, il regista Alessandro Metz e il comandante Pietro Marrone, al timone durante l' episodio contestato. Sono coinvolti per il loro ruolo con la Mare Jonio, gestita dalla compagnia armatoriale Idra social shipping. La Ong, che è estranea all' indagine, si difende e parla di un teorema giudiziario, ma intanto il procuratore Fabio D' Anna ha disposto le perquisizioni.

 

Beppe Caccia

LA VICENDA

All' inchiesta lavora un gruppo interforze, composto da personale della guardia di finanza, della squadra mobile e della capitaneria di porto, che ieri mattina ha eseguito perquisizioni e sequestri nei confronti della società armatrice del rimorchiatore e nei confronti dei quattro indagati, a Trieste, Venezia, Palermo, Mazara del Vallo, nel Trapanese, Augusta, nel Siracusano, Bologna, Lapedona e Montedinove, nelle Marche. Obiettivo, «ricercare ed acquisire ogni elemento» che sia «utile a comprovare i rapporti tra gli indagati e la Maersk Etienne, e con eventuali altre società armatoriali».

luca casarini

 

Al centro dell' inchiesta lo sbarco, nel porto di Pozzallo di 27 migranti, avvenuto il 12 settembre del 2020. I profughi arrivati a bordo della Mare Jonio erano stati trasbordati sul rimorchiatore il giorno prima dalla Maersk Etienne, dove si trovavano da 37 giorni, in attesa di assegnazione di un porto sicuro dopo un evento Sar disposto da Malta. La nave aveva atteso a lungo indicazioni senza riceverne e invece, in 24 ore, la Mare Jonio aveva ottenuto il Pos.

 

Durante i controlli di routine, dopo lo sbarco a Pozzallo, la polizia si era insospettita per i contatti avvenuti nei giorni precedenti tra le due navi. Così sono partite le indagini.

 

Beppe Caccia

LE ACCUSE

Per la Procura di Ragusa, che sottolinea di avere in mano «intercettazioni telefoniche, indagini finanziarie e riscontri documentali», è «emerso che il trasbordo dei migranti» è avvenuto «senza nessun raccordo con le autorità» maltesi e italiane e «apparentemente giustificato da una situazione emergenziale di natura sanitaria, documentata da un report medico stilato dal team di soccorritori imbarcatosi illegittimamente sul rimorchiatore». Non solo: l' accusa più grave mossa dalla Procura, è che il trasbordo sia stato «effettuato solo dopo la conclusione di un accordo di natura commerciale tra le società armatrici delle due navi», con «la Mare Jonio che ha percepito un' ingente somma quale corrispettivo per il servizio reso».

 

Alessandro Metz

Un' inchiesta avviata dopo lo sbarco e che, spiega il procuratore D'Anna, non riguarda la gestione delle Ong nei soccorsi in mare, ma «soltanto un episodio in cui sono coinvolte due società commerciali». Sulla vicenda è intervenuto il leader della Lega, Matteo Salvini, annunciando che chiederà «un incontro urgente al Presidente del Consiglio e al ministro dell' Interno». Sulla stessa linea Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d' Italia.

 

2 - LUCA CASARINI: «SOLTANTO PAROLE NON HANNO TROVATO SOLDI». IL NO GLOBAL: IO COME MIMMO LUCANO

Felice Cavallaro per il "Corriere della Sera"

 

luca casarini

«Ho dovuto procurarmi un nuovo telefono, ma non posso chiamare nessuno perché mi hanno sequestrato pure i computer. Hanno rivoltato casa...». Luca Casarini, 53 anni, lo stesso ciuffo dei suoi vent'anni, radici a Mestre, diplomato a Padova, antagonista svezzato a Porto Marghera, da sempre leader dei disobbedienti e cittadino del mondo, parla dal suo ultimo domicilio, Palermo, dove ha messo radici da tempo. A due passi dalla Cala, il porto vecchio. Di fronte alla Guardia costiera che indaga, come Digos e Finanza, su ordine della Procura di Ragusa.

 

Hanno attraversato la strada?

Luca Casarini e Pietro Marrone

«Un blitz interforze», racconta ironico. «Tutti a cercare le prove di una macchinazione, di un teorema applicato al soccorso in mare».

 

Un teorema? Guardi che l'accusa e di avere intascato quattrini.

«Se avessero trovato i quattrini ci avrebbero arrestati tutti. Non c'è niente. Non hanno niente nelle mani e rivoltano tutto per cercare una cosa che non esiste».

 

Hanno le intercettazioni.

«Parole. Niente fatti. Arrivano a dire che la compagnia armatoriale è una associazione criminale dedita all'attività per lucro e che per fare questo si è inventata la nostra associazione, la "Mediterranea". È solo un modo per cercare di infangarmi. È un'operazione tipo Mimmo Lucano».

 

luca casarini 3

A parte l' ingiusto arresto del sindaco di Riace, qualche dubbio sulla gestione delle Ong nel Mediterraneo è condiviso da altre Procure.

«Ci sono Procure coraggiose come Agrigento e Roma. E ci sono piccoli procuratori come succede a Ragusa. Ma vi rendete conto che presentano quel trasbordo di settembre come una operazione oscura, mentre si fece tutto alla luce del sole dopo la vergogna dei 38 giorni fatti passare ai migranti su una portacontainer perché nessuno li voleva?».

 

mimmo lucano

Non li voleva Malta.

«Sì, spettava a Malta accoglierli. Una vergogna. Ma quando è finalmente intervenuta la Mare Jonio è stato il governo italiano a dirci di approdare a Pozzallo».

 

Lei è certo che non ci sia stata una dazione di denaro e una richiesta da parte della «Idra social shipping», l' armatore della vostra nave?

«È una macchina del fango vista tante volte. La società non ha mai fatto nulla di illegale».

 

Quale sarebbe l' obiettivo della presunta «macchinazione»?

«La Mare Jonio è a Venezia, in cantiere. Si sa che stiamo preparando un' altra nave. E non dico dove altrimenti la sequestrano. Sanno che stiamo per uscire in mare e vogliono bloccarci».

 

Salvini ha chiesto a Draghi e Lamorgese un incontro urgente...

luca casarini 2

«Per difenderci, immagino. A noi interessano i governi. A settembre parlammo di gigantesca violazione delle convenzioni internazionali e non ci curavamo di capire se era Conte uno o Conte due. Per noi non esistono governi amici. Un po' tutti considerano dei pacchi gli esseri umani. I governi mutano, noi facciamo la stessa cosa con tutti».

 

Cosa risponde a chi sospetta comunque un business?

«Non è la prima insinuazione. Ogni tanto per essere sicuro che non abbiano ragione guardo il mio conto in banca e mi accorgo di essere povero come prima. Se controllassero sarebbe più difficile infangare. Il vero business sta da un' altra parte».

 

Dove sta?

«Nei 767 milioni elargiti all' autorità libica. Non li usano per salvare i migranti. Potrebbero farlo regolarmente. Attivando canali legali. Ecco, il business è di chi costringe i migranti a imbarcarsi su carrette e gommoni. Con fiumi di denaro che finiscono alle piccole milizie o foraggiano trattative fra Stati per bloccare i migranti nei lager».

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